Dopo soltanto tre gare dall’inizio della stagione, la vita di Kimi Antonelli è destinata a cambiare profondamente. In pista sono arrivate due vittorie di fila e la leadership del mondiale di F1, ad appena 19 anni, fuori la luce dei riflettori costantemente puntata su di sé e che, da qui in poi, non potrà che aumentare. Ha stupito tutti quanti, Mercedes compresa, con Toto Wolff che adesso si gode la sua ennesima scommessa vinta. A confermarcelo, dopo Suzuka, è il giornalista che meglio di chiunque altro conosce Kimi, Roberto Chinchero, che in gran segreto nel 2024 ne ha seguito da vicino anche i primi giri su una F1.
Negli anni, Roberto di piloti ne ha conosciuti tanti e, quando gli chiediamo se Antonelli possa sognare il titolo, lui ci spiazza: “Il favorito resta Russell, ma Kimi può sognare a occhi aperti. La sua crescita fa paura”. E poi, parlando della vita sportiva e non, aggiunge un paragone forte, oltre che un consiglio: “Mi ricorda la stagione 2007 di Hamilton, dovrà proteggersi”.
Roberto, tu conosci Kimi Antonelli meglio di chiunque altro nel paddock. Che magia ha fatto in Giappone e in questo inizio di mondiale?
“Sta facendo vedere chi è davvero. Credo che, purtroppo, viviamo in un periodo in cui non viene concesso tempo a nessuno, per cui lo scorso anno nonostante fosse all’esordio, nonostante avesse solo 18 anni, nonostante fosse in un top team con tutti i vantaggi del caso, ma anche con la controindicazione di avere dei riflettori potenti puntati addosso, si pretendeva subito di vedere una cosa impossibile, cioè un ragazzo di 18 anni subito in grado di essere lì davanti insieme al suo compagno di squadra. C’è bisogno di fare un po’ di pratica, di familiarizzare, di assorbire un po’ tutte quelle che sono le problematiche e la vita che fai da pilota di F1, soprattutto in un’era in cui non ci sono test. Ha completato una parte della crescita perché, attenzione, Kimi crescerà ancora tanto, è veramente all’inizio del suo cammino. È arrivato molto più sereno al via del 2026, ma soprattutto ho visto già un cambiamento importante tra Shanghai e Suzuka. Ha vinto la sua prima gara e ora si comincia a vedere chi è veramente Antonelli.
Fermo restando che il grande favorito per il mondiale resta George Russell, io credo che quello che stiamo vedendo è un ragazzo di 19 anni che ha un grandissimo talento sul quale Mercedes ha scommesso tanti anni fa. Una scommessa importante, costosa, e ora stiamo vedendo chi è. Ha un talento sicuramente da piani altissimi e a questo talento sta aggiungendo un percorso di crescita buono, importante da professionista, nonostante l’età molto giovane”.
Cosa significano quei 25 giri fatti tutti sotto l’1:33, o comunque nel decimo?
“Valgono in prospettiva. Valgono più quei giri che i punti in classifica per la vittoria, perché vuol dire che sei arrivato a un livello di maturità e di feeling con la macchina che ti consente di poter guidare in maniera automatica, non devi forzare. Un pilota non riesce a sforzarsi nel fare tutti i giri uguali: quelli ti devono venire, alla fine è il risultato di un lavoro. Queste sequenze le abbiamo esaltate tanto quando le ha fatte Verstappen, quando le ha fatte Hamilton nel periodo d’oro e sono un termometro importante: tu sei un tutt’uno con la macchina che stai guidando. Di solito vedi questo in piloti più esperti. Kimi ci sta arrivando dopo un anno di esperienza, è un gran bel risultato. E qui non conta il fatto che stia guidando la macchina migliore: quello che vedi è un rapporto tra il pilota e la sua macchina. Ovviamente, in questo caso parliamo di una macchina che ti può consentire di vincere, ma è qualcosa che va al di là del potenziale della monoposto, è qualcosa che tutti gli ingegneri sognano di vedere prima o poi col loro pilota”.
Pur ragionando gara per gara, questo Kimi può sognare?
“Sì, può sognare ad occhi aperti. Ha una macchina molto buona, ha fatto vedere di avere un grande potenziale, per cui assolutamente: lui può sognarlo e a occhi aperti. Russell resta il favorito, ha avuto degli imprevisti negli ultimi due weekend, ma in prospettiva di Kimi ci fa sognare la sua crescita. Cioè, noi stiamo vedendo un pilota che, per esempio, a Suzuka ha vinto perché sicuramente una mano l’ha avuta dalla Safety Car, ma abbiamo visto anche il ritmo che aveva. In prospettiva, è quello che vale di più e che ti può far sperare in qualcosa in più. Chiariamo, dovesse Antonelli battere Russell sarebbe eclatante. Credo che, al momento, nel pacchetto completo del pilota George abbia ancora qualcosa in più, però Kimi sta erodendo quel gap velocemente, molto velocemente. E questo, paradossalmente, sposta la pressione molto più dalla parte del box di Russell: lui è chiamato a vincere, era il favorito alla vigilia, deve vincere. Per Antonelli tutto quello che arriva va bene. Credo che probabilmente l’obiettivo stagionale l’abbia già raggiunto in gara tre, no? Però vedremo, sarà una bella cavalcata”.
Russell ci arriva male a questa pausa pre Miami?
“Io credo che lui sia temprato per questo. È all’ottavo anno di F1, ha vissuto grandi delusioni quando era Williams, e anche in Mercedes, da questo punto di vista è stato compagno di Lewis Hamilton per tanti anni. Diciamo, non è una situazione inedita. Un po’ lo è forse il suo ruolo. Però, io penso che dentro di sé giustificherà tutto questo come due weekend sfortunati, in cui ci sono stati dei fattori esterni che hanno contribuito o hanno avuto un impatto su quello che è stato il risultato finale. Non penso che psicologicamente accuserà il colpo, però senti la pressione, sai che devi battere il tuo compagno di squadra a parità di macchina, cominci probabilmente a fare un po’ di mind games. Non è un compagno comodo come poteva essere il Kimi del 2025. Questo qui è più scomodo e devi sicuramente dedicarci del tempo”.
Secondo te lui è rimasto sorpreso dall’exploit di Antonelli?
“Solitamente, i primi ad accorgersi che hai uno veloce nel box sono i compagni di squadra. Per me, se c’è un aspetto che ha sorpreso Russell è la tenuta mentale di Kimi; ha dimostrato di poter gestire tranquillamente un weekend da leader, la pressione. Dopo la gara è rimasto composto, ha archiviato la gioia della prima vittoria velocemente e quello che è successo già in Cina. In Giappone era già più a suo agio, lo vedevi: ho vinto, sì, però mi sembrava molto tranquillo, molto rilassato. È questo ciò che fa più paura, se vedi un avversario emotivamente solido ti si riducono molto i punti in cui puoi fare un po’ di mind games con lui. Ti toglie qualche possibilità. Però attenzione, io resto dell’idea che come sempre in F1 basta una gara o due per ribaltare tutto e ripeto, per me il favorito è ancora George Russell. Ma stiamo vedendo un grandissimo Kimi che, forse, si sta esprimendo su livelli che nessuno di noi si aspettava”.
Questa qui è la vittoria anche di Toto Wolff?
“Assolutamente, ma vale per entrambi. Sono due prodotti del vivaio Mercedes. Cosa cambia? Che con Kimi ha fatto una scommessa molto grossa. Nel momento in cui ricevi la notizia che Hamilton se ne andrà, quando Antonelli aveva appena vinto la Formula Regional e doveva ancora debuttare in F2, tu ci scommetti. Se ti esponi così tanto, decidendo addirittura di non fargli fare un anno in Williams, ma portandolo in squadra, è chiaro che hai una fiducia enorme nelle sue capacità. Allo stesso tempo, però, ti esponi anche a potenziali critiche che lo scorso anno a un certo punto della stagione sono arrivate, probabilmente anche dall’interno del gruppo Mercedes. Non è un caso che, non appena Kimi ha tagliato il traguardo di Shanghai, Toto Wolff gli abbia fatto un team radio molto particolare dicendo: ‘Ma come? Non era troppo giovane per la F1? Non doveva farsi un anno in Williams? Non era troppo giovane per la Mercedes?’. Questa è la risposta, cioè ce l’aveva dentro questa cosa e voleva tirarla fuori. È una sua rivincita, un suo grande successo”.
Da qui al finale di stagione, qual è l’ostacolo più grosso che Kimi dovrà affrontare? L’anno scorso c’è stata una flessione in Europa, una cosa del genere potrebbe ricapitare?
“Da quello che noto, non vedo questa difficoltà. Intorno a Kimi cambierà la vita, quella di tutti i giorni, aumenterà la pressione. Questa è la nuova sfida che dovrà affrontare. In F1, quando parti per vincere fai uno sport diverso rispetto a chi parte per andare in zona punti. È questo l’aspetto nuovo per lui. Per il resto, se riuscirà a gestire bene questo tipo di passaggio, non vedo criticità, sarà una sfida sportiva con Russell dagli esiti imprevedibili. Spero che non accusi il colpo, è un passaggio in cui tanti piloti hanno faticato un po’, specie quando poi cominci veramente a essere H24 sotto i riflettori. Adesso è importante che si protegga un po’ dalla grande esposizione che ha raggiunto nell’arco di due settimane, mi ricorda molto la stagione 2007 di Lewis Hamilton: si ritrovò da esordiente e compagno di Fernando Alonso a leader del mondiale nell’arco di poche settimane, aveva la gente sotto casa. Da lì, anche Lewis decise di tirare molto il freno, di isolarsi un po’. In qualche modo devi proteggerti”.