Suzuka non mente mai. È uno di quei circuiti in cui la macchina si rivela per quello che è davvero, evidenziando anche il minimo problema. La Ferrari lo sa e Hamilton lo ha detto senza filtri dopo l’ultimo GP: “Oggi ci mancava davvero tanta potenza”. Tre parole, ma dal peso specifico altissimo. Tre gare, tre podi. Sulla carta un inizio incoraggiante, ma i risultati raccontano una storia parziale. La pista, invece, no: rispetto alla Mercedes non manca solo la potenza, ma anche la capacità di gestire l’energia elettrica nel momento in cui serve davvero, quando il rettilineo è lungo e il ruolo giocato dalla barriera diventa cruciale, mai come quest’anno.
Il conto si è pagato in qualifica, ma anche in gara. Serve trovare una soluzione, sfruttando le tre settimane di stop a causa dello scoppio del conflitto in Medio Oriente, con la conseguente cancellazione dei GP di Arabia Saudita e Bahrain. In tal senso, la risposta potrebbe chiamarsi Aduo, dall’inglese Additional Development and Upgrade Opportunities. Non un componente da sviluppare sulla SF-26, ma un meccanismo regolamentare previsto dalla FIA e inserito nel nuovo regolamento tecnico per evitare che i motoristi in ritardo restino tali fino al termine di questo ciclo tecnico.
Ogni sei Gran Premi le power unit vengono misurate e confrontate e, qualora il deficit della Ferrari rispetto alla Mercedes dovesse attestarsi tra il due e il quattro per cento, scatterebbe il diritto a un upgrade aggiuntivo, un jolly tecnico che in condizioni normali non sarebbe concesso.
Ecco perché, a Suzuka, Hamilton aveva parlato di un motore nuovo. Sarebbe una svolta e Sir Lewis, velatamente, lo ha ripetuto più volte da inizio stagione, sempre in risposta allo strapotere Mercedes. A cambiare sono stati soltanto i toni, dalla delusione verso la Fia in Cina guardando alle prestazioni delle W17 fino alla speranza del Giappone, che in realtà pareva un vero e proprio messaggio politico diretto alla Federazione.
Per accertare se Ferrari rientra o meno in quel range che oscilla tra il due e il quattro percento, però servirà un altro po’ di tempo. Il riscontro ufficiale si avrà a giugno, tra Monaco e Barcellona. E allora viene spontaneo chiedersi: perché l’inglese parlava di Miami, che precede entrambe le tappe europee? Semplice: Ferrari, ma non solo, sta pressando la Fia per velocizzare il processo così da iniziare a lavorare.
Ferrari, serve rincorrere Mercedes (ma non solo)
A Maranello sanno che l’Aduo, al momento, è l’unica possibilità per recuperare il gap tra le due power unit: e serve farlo in fretta perché, proprio nei prossimi GP, potrebbe non esserci solo Mercedes in lotta per la vittoria. Suzuka, infatti, ha certificato anche il ritorno di McLaren a giocarsela, seppur la MCL40 paghi ancora un gap dalle Frecce d’Argento. Preoccupa, e non poco: i tecnici capitanati da Andrea Stella hanno cominciato a capire davvero il motore che Mercedes, e non a caso si è rivisto Piastri in lotta per la vittoria, almeno fino all’entrata della Safaty Car che ha mescolato le carte, svantaggiando i papaya.
Per la Scuderia, quindi, l’attenzione è posta non su un fronte, ma su due: da una parte serve recuperare sulla Mercedes, difficile ma non impossibile considerato che la SF-26 è comunque nata bene, dall’altra lasciarsi alle spalle i papaya, che diventeranno sempre più una minaccia (e qui ce l’ha confermato anche Davide Valsecchi)
C’è un mese per lavorare, poi arriveranno Miami, Barcellona e Monaco. La stagione è lunga e le necessità della Rossa, al momento, sono chiarissime. E infatti il pressing continua, anche fuori dalle stanze della Federazione.