Tutti a Misano erano certi che per la pole sarebbe stato obbligatorio scendere abbondantemente sotto il muro dell’uno e trenta (abbassando quindi il record del 2024 di Pecco Bagnaia, 1’30”031), invece qualche dubbio è sorto questo sabato mattina, con l’asfalto del Santa Monica lavato da un acquazzone scrosciato all’alba e asciugatosi integralmente solo allo start delle qualifiche. Poco grip, aria fresca, diverse scivolate nella mezz’ora di libere che ha inaugurato la giornata, ma nessun problema per Marco Bezzecchi nel momento caldo: con il casco speciale “Non mollo l’osso” (slogan di questo periodo in cui, acciaccato, si aggrappa con i denti al treno Mondiale), gli è bastato il primo tentativo per registrare il nuovo record della pista, 1’29”982, che si è tramutato ufficialmente in pole position dieci minuti più tardi. Per cogliere l’entità della prestazione di Marco, è sufficiente pensare che prima di montare la seconda gomma tutti gli altri undici piloti del Q2 mantenevano una distanza di sicurezza di mezzo secondo. E poi? E poi alla bandiera a scacchi è rimasto comunque il più veloce nei primi tre settori della pista, una buona fetta di dominio.
Marc Marquez resta il migliore nel T4, gode della Misano Uno e della Misano Due a sinistra, ma ha sudato per agguantare la seconda casella della griglia di partenza, ottenuta solamente all’ultima chance dopo un paio di sbavature al Tramonto che l’avevano costretto ad abortire. Marc, fermatosi a due decimi scarsi dal record di Bez, si accuccia adesso nella posizione tanto cara dell’agguato e anche lui trasmette la sensazione di non voler mollare l’osso al rivale nella sua pista di casa. Fin qui il weekend romagnolo è stato un ping-pong tra i due. Tira aria di un duello ravvicinato che, a prescindere da come andrà a finire, potrebbe avere ripercussioni psicologiche sul prosieguo del Mondiale.
La prima fila è serrata da un Fermín Aldeguer passato attraverso la Q1 e autore di una strategia vincente nel Q2, in cui si è tenuto due treni di gomme soft per centrare un risultato in grado di fargli guadagnare una fiducia che in questa stagione falcidiata da sfortune e infortuni si è inevitabilmente sfilacciata. In seconda fila Di Giannantonio, quarto e protagonista di una scivolata al Carro nell’ultimo tentativo, affiancato da Jorge Martín, che continua a limitare alla grande i danni di una velocità pura che da qualche gara gli manca. Uno degli uomini della mattinata è sicuramente Luca Marini, sesto a sei decimi dalla pole con la Honda, che ieri non pensava di poter ambire a qualcosa di meglio della decima posizione. In terza fila Pedro Acosta, settimo, inficiato nell’ultimo attacco al tempo dalle bandiere gialle provocate dalla caduta di Alex Marquez (deludente in nona casella e scivolato anche nel primo tentativo). Tra di loro si piazza un buon Franco Morbidelli – che sconterà il long lap penalty, per aver rallentato Enea Bastianini, domani nella gara lunga. La terza Aprilia, quella di Raul Fernandez, apre la quarta fila, seguita da Johann Zarco e da Pol Espargarò, che si era preso i titoli di ieri e l’affetto delle sue bambine ai box per l’accesso diretto al Q2.
Fabio Quartararo ha calato il suo talento sull’asfalto ma non è bastato, perché per un decimo e mezzo è rimasto escluso dal Q2 a scatterà dalla tredicesima piazza. Accanto a lui un Pecco Bagnaia che nelle libere del mattino aveva dimostrato dei miglioramenti evidenti, smentiti da una qualifica in cui non è riuscito ad andare oltre la quattordicesima casella, firmatario di un 1’30”916. Non c’è stato giro in cui l’avantreno della Desmosedici l’abbia convinto, all’ultimo tentativo una chiusura di sterzo nel cambio di direzione del Rio ha fatto sì che si sbracciasse e tornasse ai box lamentandosi di un problema di feeling ormai cronico. Alle spalle del tre volte campione del mondo, Moreira, Bastianini, Mir, Miller, Binder, Rins e Razgatlioglu.