Può piacere o non piacere, ma questa F1 sta spaccando. A testimoniarlo sono i numeri, con un seguito che non smette di crescere, tanto in pista quanto a casa. Ogni weekend c’è un nuovo record e parte del successo lo si deve anche ai nuovi regolamenti che, nonostante il generale scetticismo iniziale, hanno ravvivato le gare. Per i puristi a volte troppo, ma non bisogna dimenticare che oggi la F1 non è più soltanto uno sport, ma un prodotto commerciale a tutti gli effetti. Basta vedere la mole di loghi in giro per il paddock o lungo i circuiti, sui podi e in generale negli spazi in cui l’azione del Circus si sviluppa. È una F1 influente a livello mondiale come forse non lo è mai stata, nonostante un inizio di stagione che sembrava poter compromettere tutto quanto.
La situazione però si è stabilizzata e, come sempre accade, si è iniziato a guardare anche agli aspetti positivi. Lo sa bene il presidente Stefano Domenicali che, nel venerdì di Spa, lo ha raccontato a Sky Sport F1 senza giri di parole: “Coi numeri che abbiamo, è stato un inizio di stagione straordinario. Quando siamo partiti, per tutti era un campionato dove c’erano dei problemi tecnici, dove le cose non si capivano; dove tutti dicevano che c’era una squadra che aveva già vinto il mondiale, un pilota, anzi, che aveva vinto il mondiale in Australia. E quindi essere qui con un altro tutto esaurito…”, esclama con un gran sorriso.
Poi aggiunge: “Tutte le gare fino ad oggi sono state così e lo saranno fino a settembre come minimo. Le audience sono cresciute oltre al 30% come media in giro per il mondo, con una diversificazione di chi ci segue a livello di età e a livello di seguito che è davvero straordinaria. Beh, per non essere ottimisti bisogna essere…Non posso dirlo qui in TV”.
Quando parla di un Mondiale a senso unico, il riferimento è a George Russell e alla Mercedes. Doveva essere il binomio da battere dopo la vittoria schiacciante a Melbourne, rispettando ogni pronostico, ma così non è stato. A batterlo è stato Kimi Antonelli, un fattore per tutta la F1 come raccontato dal presidente: “È un boost nel sistema non solo all’interno del nostro paese, ma anche all’esterno. L’effetto di Kimi sul pubblico giovanile, grazie a questa sua freschezza, a questo nuovo modo di vivere questi successi - perché vincere così tante gare ed essere davanti al mondiale non è una cosa di tutti i giorni -, con questo spirito ancora molto scanzonato, ancora molto pulito, ci ha portato tantissimi nuovi tifosi che lo seguono, lo apprezzano e vivono lo sport in maniera diversa”.
Poi c’è la Ferrari, l’unica in grado di battere la Mercedes fin qui: “È tornata protagonista e ovviamente ha un effetto non solo in Italia, ma in giro per il mondo. L’Italia è protagonista nel mondo della F1, lo è sempre stata e non dobbiamo dimenticarcelo. La F1 senza l’Italia non è protagonista, basta vedere l’effetto del tricolore in tutti i paesi in cui andiamo. È una cosa che ci deve rendere tutti quanti molto felici. Il fatto che Kimi e la Ferrari siano protagonisti renderà Monza un evento spettacolare, straordinario. Sono convinto che faremo un altro record”.
Per il nostro paese è un momento d’oro, nel Motorsport ma non solo. Domenicali è il primo a sottolinearlo e, approfittando del legame che c’è con Jannik Sinner, un “amico della F1”, non si è sottratto dal tracciare un parallelo con la situazione Antonelli: “Kimi e Jannik sono, in maniera totalmente diversa, due protagonisti che hanno portato un approccio comportamentale nel mondo di riferimento di cui protagonisti. Sono diversi, ma anche molto simili per come sono concentrati su ciò che amano. Sono complementari e per il nostro movimento a livello sportivo è sicuramente un gran bene. Hanno un effetto che va oltre la F1 e il tennis, è una dimensione più grande”.
Tornato poi a parlare di F1, l’attenzione è passata al futuro. Ci sarà una nuova rivoluzione e l’italiano lo conferma, togliendosi però anche qualche altro sassolino dalla scarpa: “Assolutamente sì, ci sarà una semplificazione. Non dimentichiamo però mai le ragioni per cui sono stati fatti determinati cambiamenti, cioè quelli legati a questa power unit che sta dando un grandissimo spettacolo in pista. Quando bisognava prendere una decisione, tutti i grandi costruttori volevano questa direzione, altrimenti non avrebbero visto sostenibili gli investimenti in F1. Sono arrivati altri costruttori per quello”.
Uno scenario, quindi, abbastanza forzato: “Non c’erano altre soluzioni. Se in quella fase avessimo perso dei costruttori, non avremmo avuto motori per delle squadre che invece sono protagoniste del campionato. Oggi si sta andando in una direzione diversa perché l’evoluzione del motorsport rispetto alla mobilità sta andando in una direzione non dico diametralmente opposta, ma sicuramente non parallela”. Parole pesanti, rispedendo le critiche infondate al mittente.