Bottino pieno a Misano e venticinque vittorie di fila. Su Nicolò Bulega, dopo il fine settimana da tritatutto del round italiano della Superbike, c’è veramente null’altro da dire. S’è detto tutto e, francamente, ogni parola rischia di essere ripetitiva. Così come ogni cronaca rischia di diventare la fotocopia di quella precedente. Ecco perché anche in sala stampa si è finiti per parlare d’altro nel solito media scrum dopo Gara2 e dopo la festa sul podio condiviso con Iker Lecuona e Yari Montella. Quale è stato l’argomento? In verità non è stato uno solo, ma è persino di Marc Marquez che s’è parlato. Perché a Misano, Ducati ha presentato il World Ducati Week del centenario, annunciando che ci sarà anche l’immancabile Race of Champion. E per Bulega sarà l’occasione di una rivincita, dopo che due anni fa finì a terra, steso malamente da Marc Marquez quando mancava solo una curva al terzo posto. “Quest’anno – scherza - gliela chiudo un po’ di più! Già dalla curva precedente inizierò a stare un po’ più a sinistra. Al massimo mi passerà all’esterno questa volta”.
E’ chiaro che è una battuta, ma è chiaro pure – soprattutto dopo che Pecco Bagnaia ha detto che sarà proprio Bulega l’uomo da battere alla Race of Champion – che c’è un po’ di quel sano “te la restituisco” tipico dei piloti. Il tema dei tei, però, è il futuro. Nicolò non si sbilancia più di tanto, ma le voci che girano parlano di un incontro fissato per martedì in cui Ducati e Team Pertamina Enduro VR46 gli sottoporranno una prima bozza del contratto per il 2027. Potrebbe esserci subito la firma, ma potrebbe anche esserci bisogno di più tempo e di trovare un incontro rispetto a offerta e richiesta. Non solo in termini meramente economici, ma soprattutto per le garanzie tecniche, visto che Bulega non ha mai nascosto che il suo sogno è sì la MotoGP, ma non certo per fare presenza, trovandosi già più che bene in Superbike con Aruba.
“Se tre anni fa qualcuno mi avesse detto che dopo due anni e mezzo mi sarei ritrovato accanto a nomi di questo livello, non ci avrei mai creduto – racconta ancora - Da quando sono arrivato in Superbike è andato tutto sempre benissimo. Ho trovato una squadra fantastica, una moto eccellente e sono cresciuto e maturato come pilota. Vedere il mio nome accanto a quello di grandi campioni è una soddisfazione enorme, soprattutto considerando che corro in Superbike soltanto da due anni e mezzo”.
L’impressione, però, è che non andrà oltre i tre anni, perché la MotoGP – al di là dell’incontro di martedì – è data ormai quasi per certa. “Sto facendo tutto quello che posso per provare a fare questo salto – aggiunge - Per il momento sono contento delle mie prestazioni e di quello che sto dimostrando. I tifosi? Qui sono fantastici, ma so benissimo che se dovessi andare in MotoGP ce ne sarebbero di meno per me. Ci sono dei campionissimi e è giusto che abbiano tantissimi tifosi. Qui in Superbike, anno dopo anno, ho visto crescere il numero delle mie magliette e delle mie bandiere: quest’anno ce n’erano veramente tante. Se dovessi fare il salto, ci vorrà un po’ di tempo anche lì e serviranno i risultati, perché senza risultati è difficile costruirsi un seguito. Però penso che tutti quelli che sono arrivati in MotoGP dalla Moto2 abbiano avuto bisogno di tempo prima di vedere tanti tifosi con i loro colori. Lo stesso Pecco, Quartararo e tutti quelli che oggi sono campioni affermati ci sono passati. Non credo che al primo anno avessero già il seguito che hanno oggi dopo tante stagioni. Come tutte le cose, ci vuole tempo”.