Vince sempre lui. Vince solo lui. E solo l’idea che potrebbe lasciare qualche briciola a qualcuno gli da fastidio. Nicolò Bulega, nella sala stampa di Misano e dopo la vittoria di Gara1, ha tenuto una lezione. Cioè, in verità è stato un semplicissimo media scrum, ma a pensarci bene – e a freddo – è stato pure un breve monologo sull’anima cannibale dei piloti. O, meglio, di quei piloti che hanno saputo essere anche campioni. L’italiano del Team Aruba Ducati è alla ventiduesima vittoria di fila (e potrebbe arrivare a 27 nel pomeriggio per come si sono messe le cose), eppure solo l’idea che prima o poi qualcuno potrebbe dargli una paga – fosse pure per mera fortuna o mero caso – non gli garba affatto. Si capisce dallo sguardo che fa più che da ciò che dice.
“E’ vero – spiega – che il record di vittorie consecutive è già fatto. Però, alla fine, se ne aggiungi sempre oltre è bello. Sono consapevole che prima o poi arriverà il momento in cui non sarò io a vincere, quindi non è una cosa così drammatica. Ecco, fare secondo non sarebbe un problemone così grande. È chiaro che voglio vincere, se riesco le voglio vincere tutte. Prima o poi ci sarà qualcuno che mi batterà”. Ci sarà, ma farà di tutto perché possa accadere il più tardi possibile, con Bulega che lo ammette senza troppi patemi, spiegando con assoluta sincerità che nessun pilota andrà mai in pista con l’idea di accontentarsi. Anche se a volte si dovrebbe. Anche se a volte bisognerebbe fare due conti.
“Sì – continua – si può ragionare in ottica campionato, ma ad esempio ci tenevo molto a vincere oggi qua a Misano perché avevo vinto soltanto una gara in Supersport nel 2023 e non ci sono mai riuscito negli ultimi anni in Superbike. Invece in altre piste sì, però mi mancava un po' vincere qua al Misano World Circuit davanti a tutti i miei tifosi. Sono venuti tutti i miei amici e abbiamo fatto la scenetta che avete visto. È stato bello, dai. Di solito non mi piace fare queste scenette, però noi non le abbiamo mai fatte, non le facciamo mai. Misano era un'occasione secondo me speciale per farlo, perché comunque, come ho detto, non avevo mai vinto, sono tutti i miei amici, quindi abbiamo voluto festeggiare un po' di più. Sono contento, secondo me ho fatto anche un bel casco, quasi quasi lo tengo fino alla fine dell'anno”.
Un anno che – fatti i doverosi scongiuri – sembra destinato a rivelarsi perfetto per un ragazzo oggi uomo che ha attraversato l’inferno di chi scopre che una passione enorme può diventare anche un incubo che non finisce mai. “Non maturiamo tutti negli stessi tempi – ha spiegato - C'è chi matura prima e chi un po' dopo, soprattutto a livello sportivo. Probabilmente io, quando sono arrivato, ad avere tutta quell’attenzione intorno, forse ancora non ero pronto: ero ancora un po' non maturo. Invece adesso mi sento bene, mi sento che quello che mi interessa è soltanto vincere, cercare di far bene e rendere felice la mia squadra con i risultati. Il resto ho capito che conta poco o niente. Il futuro? Di sicuro quando lo definisci sei più tranquillo. Ma io sono tranquillo in ogni caso perché, come ho detto, un pilota ha pressione quando non raggiunge i risultati, quando fa fatica, quando è in dubbio per l'anno dopo. Per me, invece, questo momento è solo bello, perché addirittura si sta parlando di MotoGP: sono nella situazione opposta di un pilota che deve sentire pressione o ansia per il prossimo anno”.
Paradossalmente, anche se tutto è già ampiamente messo in conto sul piano razionale, a “preoccupare” un minimo è il presente. Nel senso che comunque c’è la consapevolezza che non si può vincere sempre. Tanto che quando chiedono a Nicolò da chi, eventualmente, accetterebbe di essere battuto, la risposta del pilota della Superbike è secca: “Tra tutti preferirei….nessuno! Chiunque sarà mi starà sulle palle quando succederà”.