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20 luglio 2021

Oggi sono 13 anni da Laguna Seca 2008: se Valentino Rossi sapesse quando ritirarsi quella gara non esisterebbe

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

20 luglio 2021

Contro un Casey Stoner imbattibile, su di una pista fuori dal calendario per questioni di sicurezza, Valentino Rossi ha disputato una delle sue gare più belle. Vincendo di cuore, perché le corse sono anche questo. Ma se vinci come non ha mai vinto nessuno, prima o poi dovrai pagare
Oggi sono 13 anni da Laguna Seca 2008: se Valentino Rossi sapesse quando ritirarsi quella gara non esisterebbe

Domenica 20 luglio 2008 si correva a Laguna Seca, alle 21 italiane. Stoner in pole, Rossi secondo. Poi Hayden e Lorenzo, quest’ultimo fuori per un violento highside dopo pochi giri. La storia la conosciamo tutti: Casey ne ha di più, in qualifica non ce n’è per nessuno, si prospetta una vittoria per distacco. A Valentino consigliano di stargli davanti perché è l’unica cosa che l’australiano non si aspetta, sarà l’unica manovra di Rossi per tutta la gara. Sorpassare sempre, sorpassare ovunque, anche fuori pista. Un’immagine rimasta celebre che oggi ritroviamo dappertutto: nelle officine, stampata sui tir in coda sulla A4, nei circuiti, nel bar in cima al passo, sui polpacci dei tifosi. È come un’icona sacra, perché ti basta la foto per capire la storia che si porta dietro e in cosa crede chi ce l’ha messa. Assieme a Barcellona 2009 e a Welkomm 2004 rappresenta la trinità del 9 volte campione del mondo.

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Oggi sono passati 13 anni esatti da Laguna Seca e neanche i Ducatisti sono più arrabbiati per quel sorpasso. Perché Valentino ha pagato per tutto e sta ancora pagando. Primo degli esattori Marc Marquez, che ha replicato quel sorpasso - senza però sorprendere - cinque anni più tardi. Rossi finisce per sdrammatizzare, strangolandolo nel parco chiuso come avrebbe fatto Homer Simpson col figlio. Poi il 2015, il decimo che non arriva, gli anni in cui l’italiano più veloce era Dovizioso e il tracollo in Petronas che, a ben vedere, è cominciato con l’incidente in Austria del 2020 seguito dal covid, i problemi alla moto e l’addio al team ufficiale.

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Sempre dare e prendere, vincere e perdere. Per un geniale passaggio in Yamaha nel 2004 ce n’è uno disastroso in Ducati nel 2011. Per due mondiali vinti sul filo del rasoio, nel 2008 e 2009, ce ne sono altrettanti persi malamente nel 2006 e nel 2015. Per un Morbidelli che arriva c’è un Simoncelli che se ne va. E Valentino lì a correre, a ricordarci che chi vince tutto deve prepararsi a perdere più degli altri. Come la boxe: se hai intenzione di passare la tua vita a dare cazzotti, sai che ci sono buone probabilità di riceverne indietro un numero spropositato.

Intanto il tempo passa, di gran lunga più spietato del peggiore degli avversari, dividendo la gente in due schieramenti: c’è chi 'deve smettere’ e chi ‘continua se gli piace’. Nessuno, ormai, si chiede se sarà in grado di finire sul podio alla prossima gara. Ma davvero da Valentino Rossi, che è riuscito a vincere contro tutti i pronostici, ci si aspetta che sappia quando mollare? Se avesse lasciato al momento giusto quella gara non l’avrebbe mai vinta, ultimi mondiali inclusi. Ora paga per aver avuto quel coraggio, ma il prezzo è più che adeguato. Se proprio dobbiamo pagare, meglio farlo per il coraggio che per la paura.

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