La verità è che, in questo 2026 di F1, non sono stati solo Kimi Antonelli e Lewis Hamilton a prendersi la scena. L’italiano e il sette volte campione del mondo l’hanno fatto davanti, uno lasciando tutti senza parole e l’altro tornando a vincere e a correre veloce, ma poco più indietro c’era un altro pilota che, in questa prima parte di stagione, ha dimostrato perché è diventato campione del Mondo.
Si parla di Lando Norris che, oltretutto, ha chiuso la prima metà di Mondiale sul gradino più alto del podio, a Budapest, con un weekend capolavoro. Pole position al sabato, gara dominata la domenica, prima vittoria della stagione per lui e per la McLaren. Il modo migliore per ricordare a tutti che il numero #1 sul musetto non è lì per caso.
Perché Lando ha vinto il Mondiale 2025, ma non ha chiuso la scorsa stagione lasciando l’impressione di aver fatto il cosiddetto “click”. La velocità c’era, così come il talento, ma in alcuni momenti mancavano continuità e sicurezza. Gli errori arrivavano nei weekend in cui la pressione aumentava, soprattutto mentre Max Verstappen minacciava il titolo McLaren con una rimonta furiosa, arrivato a due punti dall’impresa nonostante i cento e più di distacco dopo la pausa estiva.
Dodici mesi fa, proprio in Ungheria, l’inglese aveva vinto una gara diversa. Era partito male, era finito nel traffico e con la McLaren aveva dovuto cambiare completamente approccio, puntando su una sola sosta e sulla gestione delle gomme per vincere, ai danni del compagno, non senza polemiche. Stavolta, invece, il successo è arrivato dopo una prima metà di stagione in cui è sì rimasto spesso lontano dai riflettori, ma ha continuato a lavorare senza smettere di crederci.
“Ho la sensazione di aver guidato meglio in questa metà di stagione rispetto a quanto avevo fatto, più o meno, fino a questo punto l'anno scorso”, aveva detto prima del Gran Premio. Non era una frase buttata lì e, in effetti, il fine settimana di Budapest l’ha confermata.
La differenza rispetto al 2025 non sta soltanto nei risultati, perché quelli sono stati spesso peggiori di quanto avrebbe meritato. Anche il confronto con Piastri racconta una storia precisa. L’australiano ha avuto momenti in cui sembrava poter ribaltare le gerarchie, ma nella prima metà del 2026 Norris è stato quasi sempre il riferimento della squadra: più veloce in qualifica, più costante in gara, davanti al compagno in classifica con 128 punti contro 92 dopo undici Gran Premi. L’unica eccezione significativa è arrivata a Suzuka, dove Oscar è riuscito a fare leggermente meglio. Per il resto, il confronto interno è stato molto più netto di quanto si potesse immaginare alla vigilia.
La McLaren, però, non è più quella del 2025. Fin qui non è stata capace di confermarsi dominatrice, trovandosi alle spalle di Mercedes e Ferrari nel Mondiale Costruttori. Proprio per questo, Norris ha dovuto fare risultato anche quando la vettura non era la migliore, aspettando che arrivasse la giornata giusta. A Budapest è arrivata e lui non l’ha sprecata.
“Sono molto, molto soddisfatto del lavoro che sto facendo”, ha commentato lui dopo la vittoria. “Certo, vorrei ottenere più ricompense. Ma credo che possiamo ottenere risultati migliori in questa stagione. Dobbiamo essere pazienti, cosa che in F1 non è mai semplice. Ma continuo a credere che possiamo fare buone gare, e non vedo l'ora di viverle e di sentire l'entusiasmo per il resto della stagione”.
La pazienza, appunto. È probabilmente questa la parola che descrive meglio il Lando del 2026. Un anno fa, in alcune situazioni, sembrava che ogni errore dovesse essere recuperato subito. Quest’anno, invece, ha dimostrato di restare dentro la gara anche quando la sua MCL40 fatica, limando le imperfezioni e gestendo meglio la pressione. Un cambiamento osservato da vicino da Andrea Stella, il team principal dei papaya, che l’ha spiegato così: “Quello che vediamo ora è semplicemente la continuazione di una traiettoria iniziata in precedenza. Lando è molto più sicuro, credo sia molto più consapevole degli strumenti che ha nella sua guida e di come usarli nel modo giusto”.
Non serve solo vincere, quindi, per dimostrare di essere cresciuti. La stagione del campione del mondo in carica, fin qui, l’ha dimostrato senza mezzi termini. E adesso, i dubbi e le incertezze iniziano a trovare risposte molto concrete.