Fin qui, in questo 2026 di F1, Lewis Hamilton e Charles Leclerc se le sono date senza farsi sconti. Il tutto un po’ a sorpresa, dopo un primo anno insieme nel box della Ferrari in cui ad avere la meglio, senza mezzi termini, era stato il monegasco, nettamente più veloce in qualifica e in gara: 19-5 al sabato, 20-4 la domenica, per una stagione che sembrava aver inchiodato il 7 volte campione del mondo. Quest’anno, però, complice il rimescolarsi dei valori dovuto al pesante cambiamento regolamentare, tutto è cambiato: Sir Lewis è tornato in gran forma, mentre Charles ha pagato più di qualche difficoltà.
Eppure, le statistiche raccontano di una competizione equilibratissima: 7-4 in qualifica per Leclerc, 6-5 in gara per Hamilton. A dividerli in classifica ci sono 31 punti, in parte dovuti al periodo da dimenticare vissuto da Charles tra Canada, Monaco e Barcellona. In pratica, due piloti allo stesso livello che, molto spesso quest’anno, si sono trovati a battagliare tra di loro senza farsi sconti, ma sempre col massimo rispetto per la Ferrari.
Un genere di confronto che a Maranello non si vedeva da tempo - perlomeno così duraturo - e spesso temuto per i postumi dell’era Schumacher, quella della prima e seconda guida. All’epoca era impensabile avere due piloti dello stesso livello a battagliare col rischio di sfilarsi punti a vicenda, facendo il male della squadra, motivo per cui nell’immaginario collettivo - soprattutto italiano - quella condizione è rimasta ben impressa.
Oggi, però, la visione è cambiata e a raccontare il perché è stato il team principal Frederic Vasseur, da sempre punto di riferimento per i due piloti che, negli anni, nonostante ruoli differenti ha visto affermarsi fino alla F1: “Una parte della performance viene sempre dal confronto loro”, ha spiegato il francese nel corso di una lunga intervista concessa a AutoHebdo.
“Accade così da noi, ma come in McLaren e in Mercedes, un po’ meno in Red Bull per altre ragioni. Ma Mercedes e McLaren sono nella stessa nostra situazione: una settimana uno precede l’altro e poi accade l’opposto. Fa parte della performance”, ha poi aggiunto.
C’è una sola condizione imposta dalla Ferrari, sacra: la squadra viene prima di tutto, nonostante la possibilità e la necessità di una lotta serrata e continua. “Devono rispettare il team, come noi rispettiamo loro. Devono comportarsi correttamente”.
Un qualcosa che, per Vasseur, fin qui non è mai venuto a mancare, con la Scuderia a beneficiarne: “Vedo che collaborano e si spingono a vicenda verso la performance. Si progredisce anche perché loro sono al 110% in ogni giro. Anche nelle prove libere, la cosa per loro più importante è essere davanti al compagno di squadra”.
Una concezione lontanissima dal passato, rimarcata più volte nel corso degli ultimi anni complice una F1 diventata sempre più tirata in termini di competitività. Il 2026 ne è la fotografia perfetta, iniziato con la paura di un dominio e continuato con battaglie sempre più ravvicinate che, seppur vedano una Mercedes favorita, rendono i valori in campo molto meno scontati di quel che si poteva immaginare alla vigilia dell’Australia. Nella lotta c’è anche la Ferrari e parte del merito è anche di una filosofia mai stata così chiara.