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Ok, ma perché Marc Marquez è caduto ad Austin mentre era in testa? Lui lo spiega, ma il punto è un altro [VIDEO]

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

15 aprile 2024

Ok, ma perché Marc Marquez è caduto ad Austin mentre era in testa? Lui lo spiega, ma il punto è un altro [VIDEO]
Il punto prima del GP delle Americhe era uno solo: Marc Marquez avrebbe soddisfatto le aspettative, altrui ma soprattutto proprie? La risposta è sì, perché la voglia di vincere e la capacità di farlo ci sono ancora. Così come c’è ancora, nonostante tutto, quell’incoscienza con cui ha governato gran parte della sua carriera. Solo che il confine tra l'impresa e il disastro è sempre troppo sottile

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

È il 2019, GP delle Americhe. Marc Marquez viene da sei vittorie consecutive sul tracciato statunitense. È casa sua. Le prove libere sono una formalità, la qualifica lo stesso e la gara anche. Anzi, quasi. Marc cade, scivolando da solo, mentre era in fuga, a 12 giri dalla fine. Quella fu l’ultima grossa possibilità di Valentino Rossi di vincere un Gran Premio, che invece conquistò Alex Rins con la Suzuki producendosi in un sorpasso all’ultimo giro. Proprio Valentino, quel giorno, disse una cosa che da lì è rimasta in pianta stabile nel vocabolario ragionato di chi guarda le gare: “In quei casi ci metti poco a passarre da eroe a coglione”. Frase interiorizzata dalla collettività del motorsport per essere riporoposta da chiunque e - pensa l'ironia - perfetta per Austin 2024.

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Marc Marquez, cinque anni più tardi, torna al COTA più o meno con le stesse intenzioni che aveva nel 2019, anche se la convinzione è diversa: “Bisogna prima salire sul podio”, dice. “Firmerei per un terzo posto”. Il podio gli capita nella sprint e, anche se non è felicissimo di come funziona la moto, si mette comunque a ballare dopo la premiazione del sabato, segno che l'umore non è niente male. E così la  grande domanda del weekend sembra avere una risposta: sì, Marc Marquez con la Ducati può vincere ad Austin. E sì, può anche giocarsi il mondiale con questa moto. Poi però succede l’immaginabile in gara: sorpassi, scaglie d’aerodinamica che volano via come detriti aerospaziali, carenate, sportellate, ginocchiate. La moto di Marc è quella che si muove di più: in staccata, in percorrenza, in uscita. Si sta giocando tutto con gli altri (Acosta, Bastianini, Martín, Bagnaia) mentre Vinales è ancora lontano. Riesce, con un capolavoro di tecnica feroce, a mettersi davanti a tutti a metà gara con un sorpasso su Pedro Acosta, sono 10 i giri percorsi e 10 quelli alla fine. Un attimo dopo cade clamorosamente da solo, a moto pressoché dritta, come se fosse stato sull’acqua con le gomme d’asciutto.
 

Lui racconta bene la caduta nell’intervista al backdrop per Sky, spiegando a Guido Meda che c’è stato un problema tecnico: “Alla fine quando un pilota cade l’errore finale è del pilota, anche se c’è un perché: per tutta la gara ho fatto tanta, tanta fatica con il freno davanti. La leva mi veniva a toccare il dito e non potevo staccare bene, per questo volevo mettermi primo: ho pensato che il cambio di temperatura mi avrebbe potuto aiutare un po’. Quando sono arrivato in quella staccata la prima volta che ho preso il freno in mano il freno non ha fatto niente, ho dovuto farlo in due volte e la velocità era troppo alta anche se poi ha frenato. Se guardi la caduta è successa molto presto, perché non pensavo che la pressione sulla leva sarebbe andata così forte sulla pinza”.

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Il punto, oltre alla paura di ritrovarsi senza freni in staccata, è che Marc questa gara l’ha corsa come il bastardo che è sempre stato: all-in, sempre all’attacco, spregiudicato. L’ultima volta che si era visto così era stato lo scorso anno al Sachsenring, anche se in quel caso l’investimento fisico e mentale aveva superato di gran lunga la resa. In Texas abbiamo rivisto il Marc Marquez che vuole prendersi la vittoria con la violenza, mandando in paranoia gli altri piloti e giocandosi tutte le carte a disposizione. E quindi sì, signori della corte, Marc Marquez queste cose le fa ancora. Anche se non gli riescono più come un tempo. Cinque anni fa quando giocava sul limite, sul confine tra eroe e cogli*ne, gli capitava quasi sempre di uscirne da eroe, adesso le percentuali sono un po' cambiate e ci dovremo fare l'abitudine. Poi certo, c'è una componente più oggettiva che è dovuta a questo cambi di squadra dopo 11 anni. A sentire le parole che ha rivolto a Livio Suppo, ospite nello studio di Sky, il lavoro con la Gresini Racing - a partire dall'intesa col capotecnico - è a buon punto, tuttavia manca qualcosa: “Ci stiamo conoscendo, ogni pilota ha il suo punto forte e il suo punto debole e con i tecnici è lo stesso. Ci stiamo conoscendo e logicamente lui deve capire quello che mi manca, hanno i dati ma la parola del pilota è la cosa più importante. Stiamo lavorando ancora, qui abbiamo fatto un passo in avanti e adesso dobbiamo vedere se questa soluzione funziona anche a Jerez”.

Tra due settimane, in Spagna, Marc avrà un’altra possibilità importante. E i test del lunedì per trovare quello che ancora gli manca.

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