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11 dicembre 2020

Paolo Rossi, il figlio Alessandro
e l’ultima promessa prima dell’addio

  • di Marco Ciotola Marco Ciotola

11 dicembre 2020

Dalle più alte cariche dello Stato allo storico undici dell’82: si susseguono i messaggi d’addio a Paolo Rossi dopo la sua prematura scomparsa. Il più bello e commuovente quello del Trap: “Ciao Paolo... i giocatori non dovrebbero andarsene prima degli allenatori” e infine quella promessa del figlio Alessandro
Paolo Rossi, il figlio Alessandro e l’ultima promessa prima dell’addio

È un susseguirsi di ricordi e saluti commossi quello che rimbalza nelle ultime ore tra social media e non solo, a poco più di 24 ore dalla prematura scomparsa di Paolo Rossi.

A esordire nell’addio proprio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tramite una nota ufficiale in cui si dice “dolorosamente colpito dalla prematura scomparsa di Paolo Rossi, indimenticabile protagonista dell'Italia campione del mondo di calcio nel 1982 e sempre seguito con affetto da tutti coloro che amano lo sport”.

E proprio quella nazionale italiana che ha rappresentato il picco della carriera di Rossi non può che mostrarsi immediata nel ricordo, semplice ma d’impatto, con una foto trionfale di quel 1982 postata su Twitter, accompagnata da un “Ciao Pablito, eroe azzurro”.

Gli azzurri sono i più ricercati ma al contempo i più sconvolti dalla notizia, visto il legame che tuttora li univa a Rossi. In primis Antonio Cabrini e Dino Zoff, raggiunti telefonicamente dall’ANSA e in grado appena di sussurrare poche parole di dolore puro, parlando di “perdita di un fratello” per Cabrini e di “fulmine a ciel sereno” per Dino Zoff.

Così come Fulvio Collovati, che evidenzia un aspetto incrollabile di quel mondiale dell’82 sopravvissuto nella chat WhatsApp tra i campioni: “Mi continuano a scrivere nella chat i miei compagni del 1982. Se ne è andata una parte di noi. Se ne va una parte della mia vita. Sei mesi fa ho perso un fratello, oggi ne piango un altro”.

Belle anche le parole che gli dedica il presidente della Fifa, Gianni Infantino, che sui social definisce Paolo Rossi “simbolo di gioia, generosità, successo e orgoglio di tutti noi italiani all’estero. Eroe. Leggenda. Grazie per le lacrime di gioia che ci hai regalato e che oggi si trasformano in lacrime di immensa tristezza”.

E mentre il premier Giuseppe Conte evidenzia la granitica memoria collettiva che Rossi ha contribuito a costruire, parlando di “simbolo di una Nazionale e di un'Italia unita e tenace, capace di battere avversari di enorme caratura”, i ricordi più belli – in grado di far sorridere e al contempo di commuovere – sono quelli firmati da Giovanni Trapattoni e Valentino Rossi.

Il Trap, che Rossi lo ha allenato alla Juventus, scrive che “i giocatori non dovrebbero andarsene prima degli allenatori”, mentre Valentino gioca intelligentemente sull’omonimia strappando un sorriso in mezzo alle lacrime, dicendosi su Instagram “Orgoglioso di essere il secondo Rossi”.

Non poteva poi mancare il figlio Alessandro, 38 anni, nato dal matrimonio con la ex moglie, Simonetta Rizzato. Fa il geometra e ha lavorato nella società immobiliare che ‘Pablito’ aveva allestito a Vicenza. Addolorato, ha rivelato la promessa fatta al papà prima della morte: “Ci sarò sempre io per le mie sorelline e per la nostra famiglia. Papà è sempre stata una persona umile, generosa, sempre presente. Fantastico anche nella vita privata. Non ha mai detto di no a nessuno, sempre disponibile ad aiutare gli altri. La sua dote più grande era l’altruismo".

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Alessandro Rossi

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