“Batterò le mani e finirà il dolore”. Roberto Vecchioni l’ha scritto per una delle sue canzoni, “il mago della pioggia”.Marc Marquez, invece, l’ha letteralmente fatto a Jerez, in un sabato mattina in cui l’Angel Nieto Circuit s’è presentato bagnato di quell’acqua lì che non giustifica le gomme da pioggia, ma non ammette nemmeno setting da asciutto. Quelle situazioni in cui, insomma, serve il manico e pure un bel po’ di pelo. A mettercelo sono stati i due della vecchia generazione: Marc Marquez, che ha conquistato la pole, e Johann Zarco, secondo dopo essere passato dalla Q1 e con il rammarico di un jolly dovuto giocare all’ultima curva dell’ultimo attacco al tempo. Tutti gli altri? A oltre un secondo, distantissimi dal fenomeno della Ducati e dal francese della Honda.
Se Zarco, però, è considerato da sempre uno specialista della pioggia, il mezzo miracolo umano di Marc Marquez ha un valore ancora più grosso. Perché non sta bene. Perché la moto non è perfetta come la vorrebbe. Perché sta girando tutto un po’ al contrario. Perché ha mille pensieri. E perché lui stesso, ieri, aveva detto: “ho la forza per sopravvivere, non per vincere”. Solo che nelle corse, come nelle canzoni che sono più poesie che canzoni, e come nella vita, esistono le variabili. E sono ciò che fa la differenza. “Mi basta solo un gesto, sai? Non credi? Guarda e lo vedrai. Io so cambiare la realtà” – scrive ancora Vecchioni in quella canzone. E cambiare la realtà è esattamente ciò che Marc Marquez è riuscito a fare in questa strana mattinata di Jerez. A prescindere, poi, da come potranno andare davvero la Sprint e la gara lunga.
“Cosa è cambiato? Sono cambiate le condizioni della pista – ha scherzato, ma pure candidamente ammesso, il 93 - Abbiamo fatto tutto bene dall’inizio, ma per un momento ho pensato che perdessi la pole all’ultimo. Ma Zarco ha sbagliato l’ultima curva e sono contento così perchè la pole è sempre importante. La finta ai box con Diggia? Non so come l’ho fatta, andavo ai box con un giro di ritardo e sapevo di poterlo fare meglio. Quando ero li ho visto al dashboard quanto mancava e allora volevo due giri”.
Lui, Marc Marquez, ce l’ha fatta nonostante tutto. Tutti gli altri, Zarco escluso, devono invece osservare da lontano. Compreso quel Fabio Di Giannantonio che è lì, che ha le carte per fare bene, ma che questa mattina s’è trovato a capire ancora una volta cosa significa giocare anche solo a poker con Marc Marquez. Voleva marcarlo da vicino. Ma non ci è riuscito. Non gli è stato permesso. Grazie a un ingresso anticipato in pista che Marquez ha poi, da solito stratega e provocatore, ha liquidato con un “volevo solo evitare di perdere tempo e stare in pista il più possibile”. E’ un modo per dire a tutti che pure un re col sorriso è pronto a difendere coi denti il suo trono. Approfittando di ogni singola variabile. Cosa che, ad esempio, non è riuscita a Pecco Bagnaia. E anche qui torna in mente il testo di quella canzone: “Dove tu piangevi inventerò un amore”.
Dove, insomma, Pecco Bagnaia s’è trovato spiazzato – su quell’asfalto bagnato ma non abbastanza – Marc Marquez ha inventato la magia. Il resto? E’ solo la mera cronaca di una mattinata di qualifiche. Dove, per carità, non sono mancati gli spunti potenti. A cominciare dallo stesso Fabio Di Giannantonio, terzo in griglia ma con un passo che lo vede favorito su tutti, e passando per Marco Bezzecchi, quinto davanti a Alex Marquez e a un Pedro Acosta capace di piazzarsi lassù dopo essere dovuto passare dalla Q1. Bene anche Jorge Martìn, settimo ma con una penalità sul groppone che condizionerà il fine settimana, e Enea Bastianini, ottavo con la KTM davanti a Raul Fernandez e a un Pecco Bagnaia sempre più triste in viso a quasi tre secondi (2,940) dal compagno di squadra, ora anche “mago della pioggia”, Marc Marquez.