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18 maggio 2026

Per Fabio Di Giannantonio è paura e delirio a Barcellona: “Dopo l’incidente ho cercato di fare click con la testa. Vincere è bello, tutto il resto un po’ meno”

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

18 maggio 2026

Fabio Di Giannantonio lascia Barcellona con la vittoria, l’ambizione di lottare per il titolo mondiale ma anche con il disperato bisogno di staccare dopo una domenica folle, in cui prima di vincere ha rischiato la vita dopo l’incidente di Alex Marquez. Una manciata di ore dalle emozioni fortissime, mai così intense nella sua carriera. Per fortuna è andata bene e, dopo un reset - tanto che ha saltato i test per recuperare dall’infortunio alla mano rimediato in gara - l’attenzione passerà tutta al Mugello
Per Fabio Di Giannantonio è paura e delirio a Barcellona: “Dopo l’incidente ho cercato di fare click con la testa. Vincere è bello, tutto il resto un po’ meno”

Difficilmente Fabio Di Giannantonio dimenticherà quanto successo al Montmelò. È il dodicesimo giro del GP di Catalogna, Diggia è in quinta posizione. Davanti a sé, tutto d’un tratto, la KTM di Pedro Acosta rallenta per un problema, Alex Marquez che gli è alle spalle scarta verso destra per evitarlo ma è l’inizio di un disastro. La Ducati celeste impatta contro le barriere, si distrugge in mille pezzi. Alex ruzzola lungo la pista, mentre i frammenti della sua moto volano dappertutto. Tra questi c’è mezzo asse anteriore che, qualche decimo di secondo più tardi, colpisce in pieno la Ducati color giallo-fluo del Diggia, che finisce in terra.

Si fa male a una mano, ma è tutta questione di fortuna: qualche metro più in là non ci sarebbe stata né la gara né la vittoria. Diggia lo sa e quando parla a Sky nel post-gp lo dice chiaramente: “Quando fai la gara, subito dopo certe scene non ce l’hai chiarissime, magari tra un po’ mi sarà tutto più chiaro con le immagini. Però ricordo di aver visto Alex andare nell’erba ed è stata un’esplosione di pezzi; mi arrivavano frammenti addosso già da molto prima e io mi sono nascosto sotto la moto per quel che potevo. Alla fine - il cupolino - è carbonio con un po’ di plexiglass, quindi non è che ti protegga così tanto. Ho visto delle masse grandi arrivare e ho proprio chiuso gli occhi, quindi non so bene cosa sia successo. Quando mi ha colpito ho cercato di rimanere in sella come potevo, ma non ce l'ho fatta”.

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La gara si ferma, Marquez è cosciente. Quando viene annunciata la nuova ripartenza, nonostante la mano dolorante, Diggia non ci pensa due volte: “Mi sentivo bene o male a posto, quindi ho detto: ‘Dai, proviamoci’. Il team mi ha dato una mano a ripartire nel miglior modo possibile. Ho visto che al primo giro ero ok e potevo continuare, quindi ho cercato di fare ‘click’ nella testa. Non è mai facile, anche perché non sai come stanno gli altri. Alla fine il pensiero c’è sempre: per quanto siamo rivali e sembri che ci sia tutto questo odio tra di noi, siamo colleghi e c’è un grandissimo rispetto tra piloti. Non è mai facile, sinceramente”.

Poco dopo un’altra carambola, al via, con Zarco che centra Mir e Bagnaia. Le gambe di Johann si incastrano tra la ruota posteriore e il codone della moto di Pecco. Altra bandiera rossa, altri pensieri, altra ripartenza. Diggia però parte bene, forse dimentica il dolore e corre veloce. Infila un giro buono dietro l’altro, sorpassa chi gli sta davanti e, sotto alla bandiera a scacchi, ci passa per primo 910 giorni dopo l’ultima vittoria, in Qatar. 

Ad attenderlo in pista c’è Valentino Rossi, il boss del team VR46. Trenta secondi, faccia a faccia: “Ci siamo abbracciati, però non è che mi abbia detto una frase da titolo. In realtà si è congratulato ed è stato un momento bello: la nostra prima vittoria insieme, quindi c’è stato molto affetto reciproco che ci siamo scambiati lì”.

Quando gli chiediamo se quella di Barcellona sia stata, nel complesso, l’emozione più forte della sua carriera, la risposta è onesta fino in fondo: “Non è stata una gara proprio facile, sinceramente, quindi forse sì. Non so se sia bello o brutto; sicuramente la vittoria è bella, tutto il resto un po’ meno, però è stata un'emozione assolutamente forte”.

Fabio Di Giannantonio VR46 Barcellona
Fabio Di Giannantonio sul podio. Ansa

Subito dopo, con grande delicatezza, l’attenzione passa ad Alex Marquez. Alcuni giornali - italiani e non - hanno pubblicato le foto dello spagnolo a terra, senza visiera, con gli occhi chiusi. Quando glielo facciamo notare Diggia non si tira indietro dal commentare, ma sceglie le parole con cura: “Diciamo che, secondo me, la sensibilità e il lato umano dovrebbero venire molto prima di un bel titolo o di un bell’articolo scritto da un giornalista. Non voglio dare un commento netto, però, diciamo così: secondo me si può fare meglio”.

Detto questo, si torna alla gara. Perché la giornata è stata anche altro e il romano è diventato l’unico pilota ad aver vinto due Gran Premi con due team satellite diversi. Alcuni di noi glielo fanno notare, lui risponde evidenziando il ruolo giocato da VR46 nella sua carriera: “Sono entrato in questa squadra in punta di piedi e ho sempre cercato di restituire quello che loro hanno dato a me, cioè la continuazione della mia carriera. Mi hanno sempre aiutato, sono un team pazzesco, davvero. Sono iper-professionali e ci vogliamo proprio bene, quindi questa vittoria ci voleva ed era importante dedicarla a loro per quello che hanno fatto per me”.

Poi c’è l’argomento mondiale, che Diggia affronta senza giri di parole, terzo in classifica a 26 punti da Marco Bezzecchi: “Il mio obiettivo è quello di diventare campione del mondo, quindi ci sto provando. Ci provo tutti gli anni: ci ho provato quando in MotoGP andavo veramente male, ci sto provando adesso che magari potrei essere più vicino e avere l’opportunità per farlo. Quello è l’obiettivo di quest’anno. Penso di avere una super moto e una super squadra che mi possono permettere almeno di provarci, è giusto che ci metta tutto l’impegno del mondo”.

Fabio Di Giannantonio Parco Chiuso
Fabio Di Giannantonio al rientro in parco chiuso, 2026. VR46

Alla fine, quando gli chiediamo cos’ha imparato da questa giornata, la risposta è forse l’unica possibile: “Ti dico la verità, adesso dirti una mega frase è difficilissimo, non lo so... In questo momento voglio soltanto tornare a casa. Diciamo che apprezzi tanto le cose al di fuori della moto e devo dire che oggi è stata veramente una bella giornata al di fuori della pista”.

Tra due settimane c’è il Mugello, casa sua, più o meno. Prima, però, c’è bisogno di staccare: “Sarà un weekend pazzesco, quindi resettiamo, arriviamo carichi e cerchiamo di fare un bel lavoro anche lì”. Intanto, proprio a Barcellona, Diggia ha deciso di saltare i test per concentrarsi solo sul recupero dell’infortunio alla mano, come comunicato dal team VR46 nella giornata di oggi. Il conto alla rovescia per arrivare ai saliscendi del prossimo GP  in perfette condizioni inizia da qui.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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