Tutto l’avantreno spezzato della moto di Alex Marquez addosso. L’avesse centrato un po’ più su, avremmo raccontato un lutto (qui tutto quello che è successo). Invece Fabio Di Giannantonio, mentre al Montemelò calava il silenzio per il botto tremendo (e assurdo) capitato al più piccolo dei Marquez prima e a Johann Zarco dopola seconda ripartenza, s’è messo a posto come poteva il mignolo dolorante della mano sinistra e s’è quasi impuntato con quelli del suo team (visibilmente preoccupati), pretendendo di correre. Un cambio di tuta veloce, un nuovo casco e due parole con quelli del box, che nel frattempo gli avevano preparato la seconda moto. Poi la nuova partenza, la terza di una giornata maledetta. Lo scatto che non è subito dei migliori e la consapevolezza, ancora una volta, che ci sarebbe stato da costruire. Dimenticando le immagini di mezz’ora prima, la morte guardata in faccia e tutte le domande che inevitabilmente un pilota si fa ogni volta che sbatte col peso, pesantissimo, di quello che mette sul piatto.
Un altro incidente da guardare, con Raul Fernandez che travolge Jorge Martìn, e, poi, per il pilota romano solo costruzione e avversari da mettersi dietro. Prima Pecco Bagnaia, superato senza troppa fatica e, poi, nell’ordine Joan Mir e quell’animale da frenata di Pedro Acosta. “Ho preso la ruota davanti con su tutta la forcella di Alex Marquez – ha raccontato il Diggia nel retropodio a Mir - oggi anche se facevo ultimo andava bene. Basta che stiamo tutti bene”. E poi, ancora, ai microfoni di Sky: “Sono chiaramente super felice per me, ma prima di tutto sono davvero preoccupato per i piloti caduti oggi. Spero che Alex e Johann stiano bene, oggi non è stata una giornata semplice. Abbiamo avuto fortuna, sappiamo che il nostro sport è fantastico, ma siamo esseri umani e siamo in una situazione di pericolo. Sono contento per il team che ha fatto un lavoro fantastico, cercavamo questo risultato da molto tempo”.
Sotto la bandiera a scacchi, dietro Fabio Di Giannantonio, ci sono passati Joan Mir, con la Honda, e Fermin Aldeguer, con l’altra Ducati della Gresini Racing, ma non prima dell’ultimo gran pasticcio di giornata: Ai Ogura che ha tolto di mezzo Pedro Acosta. In questa domenica di follia, però, pure la folle regola sulla pressione gomme doveva mettersi di mezzo. Stravolgendo forse tutto. Dopo la (sommessa) festa del podio, infatti, la race direction ha dovuto valutare se riscrivere la classifica, mettendo sotto investigazione Ai Ogura (per l'incidente nel finale costato la gara a Pedro Acosta), Fermin Aldeguer, Pecco Bagnaia, Luca Marini e altri per pressione gome irregolare. Al momento della pubblicazione di questo articolo, il podio resta Di Giannantonio, Mir, Aldeguer, con Pecco Bagnaia quarto e Marco Bezzecchi quinto (che potrebbe ritrovarsi terzo).
Piloti, questi, che alla terza ripartenza avevano dovuto presentarsi in griglia con le uniche gomme rimaste nel box e, quindi, anche con tutte le incognite sulla pressione. Altro da aggiungere? Probabilmente tanto, ma sarebbe troppo a caldo. E forse la chiusa perfetta, come sempre, l’ha offerta Valentino Rossi: “Che paura, è stata tosta! Noi eravamo li, abbiamo visto: è andata stra bene, perchè li è veramente stretto. Fortunatamente Alex è riuscito a non prendere il muro con un angolo brutto. Stessa cosa per Zarco che, mi sembra, aveva già dolore al piede prima del secondo incidente. Spero che stia bene, grande paura. Alla fine non hai tanta scelta. Non puoi tornare ai box e dire ‘basta vado a casa ho preso paura’: risali in moto, se le sensazioni sono buone, vai. Diggia s’era fatto anche male, però è stato un drago. È stato bravissimo a ritornare, ha fatto una gara incredibile. Era velocissimo, ha fatto tutti i sorpassi come doveva. Gli ultimi due giri aveva 7/8 decimi di passo piu veloci di tutti. Avrebbe fatto quaranta e zero anche se la gara fosse durata trentacinque giri. Siamo molto fieri per lui e tutto il team, veramente emozionante”.