Ma da che parte sta Fabrizio Corona? Le sue puntate di Falsissimo sul calcio hanno un unico filo conduttore: il declino del calcio moderno. La dubbia moralità dei giocatori di oggi, in particolari italiani, che al campo e ai successi sportivi prediligono la bella vita, il gioco, l'alcol e le prostitute. Un problema che tira in ballo anche le società e i procuratori, che per fare i propri interessi tengono sciolte le briglie dei giocatori e mettono sotto il tappeto i problemi. È un filo conduttore che lega Corona alla sua vita passata, quella di manager di paparazzi, di Sherlock Holmes del vizio, sempre a caccia di foto che è meglio fare sparire. Insomma, tutto coerente, sembra. Peccato che, nell'ultima puntata di Falsissimo Corona ha ribaltato tutto. Parla del Napoli, una squadra rotta al suo interno dall'atteggiamento dispotico e "nazista" del suo allenatore: Antonio Conte. Conte che spreme i giocatori in allenamento, che mette fuori rosa coloro che osano contraddirlo, che caccia quelli, come Lang (sempre secondo Corona), più concentrati sulla feste che sulle partite. Ma insomma, non è proprio questo quello che dovrebbe fare un bravo allenatore? Tenere la barra dritta, drittissima.
Non ci sorprendiamo di niente però, Corona fa Corona e lui, da questa storia, ne esce vincitore. Si fa pagare, fa la puntata e dentro mette tutto, Conte e i suoi delatori. Ma la verità che emerge dalla puntata di Falsissimo è che Antonio Conte è un allenatore vero. L'unica medicina al logorio del calcio moderno. Uno disposto a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi. Ossessionato da sé stesso, dal suo mito e quindi dal risultato: la vittoria. Uno che, per dirla alla Corona, "accordi non ne fa". Non scende a compromessi, anche a costo di mettersi contro l'intero spogliatoio. È che il ruolo dell'allenatore si potrebbe quasi dire tossico per definizione. Non è un amico. Raramente è una figura paterna. Più spesso, per non farsi sopraffare da ego milionari deve essere un sergente di ferro. Deve creare una gerarchia e difenderla ogni giorno. E Conte non è certo il primo, non è il solo oggi e non sarà l'ultimo. Perché spesso per vincere non si può stare tutti comodi. E allora onore ad Antonio Conte.
Lo stesso non si può dire dei suoi calciatori, che addirittura avrebbero chiamato Corona per rovinarlo, tra l'altro sulla sua vita privata. Hanno rotto la sacralità di quel luogo che dovrebbe essere impenetrabile, lo spogliatoio, governato da codici non scritti che valgono più di qualsiasi contratto. Hanno spalancato le porte e messo al pubblico ludibrio i panni sporchi, e alla fine in tutta questa storiaccia a bagnarsi di acqua sporca sono solo loro.