Pedro Acosta si butta per terra per la terza volta in due giorni, la seconda in curva 2. Stavolta però la gara l’ha vinta, l’ha fatto in casa di KTM e mostrando al mondo delle corse che con quel talento, lavorando senza sosta e con una pazienza fuori misura si possono fare cose impossibili. Che poi è quello che conta in questi casi, al punto che (quasi) tutto il paddock è contento per lui. Paul Trevathan, il suo capotecnico, dice che secondo lui Marc Marquez non si è mai trovato con un mostro così nel box. Pedro ha dovuto aspettare quasi tre anni dall’ultima vittoria con la Moto2 in Indonesia e salire sul podio quindici volte in MotoGP, facendo un regalo enorme a una KTM a cui, probabilmente, chiederà indietro un favore domani, quando con tutte le probabilità si presenterà ai test del lunedì con prototipi 850 e gomme Pirelli con un grosso mal di testa.
Dietro ci sono le due Aprilia nere, Martín davanti e Bezzecchi dietro, a cui segue la terza RS-GP in fila guidata da Ai Ogura. È un messaggio potente alla Ducati che aveva vinto a Misano e a Marc Marquez che qui chiude quinto, cupo dopo un weekend in cui la situazione sembra tornata a complicarsi nonostante un grosso sforzo da parte sua e di tutta la squadra. Marc ha guidato in maniera altalenante e mai preciso sul passo, anche se sempre veloce, per via di un problema ai freni: “Sono stato fortunato che mi sia successo in curva 1, dove c’era spazio”. Per Aprilia è quello che serviva a rimettersi in caccia di un mondiale che dopo Aragon e Misano sembrava destinato a finire ancora nelle mani di Marquez. Lui, quando gli chiediamo quale sia il suo punto di forza per questa stagione risponde senza battere ciglio: “La moto e la squadra.L’esperienza? No. Il talento? No”.
In Austria si è parlato molto della gomma posteriore costruita con una carcassa più dura per offrire più sostegno in accelerazione, di fatto la stessa impiegata quest’anno in Brasile e da tre anni proprio al Red Bull Ring. Difficile quindi pensare che sia stata quella ad aiutare così l’Aprilia, specialmente considerando la vittoria di Bagnaia nel ’24 e di Marquez nel ’25. Ad ogni modo, la stessa carcassa verrà portata anche a Mandalika, principalmente per far fronte alle altissime temperature dell’asfalto.
Ora la MotoGP si sposterà in Asia, a cominciare dal Giappone, a Motegi: lì Pedro Acosta aveva centrato la sua prima pole position della sua carriera MotoGP (ne ha due all’attivo con quella di Barcellona 2026) nell’anno del debutto, il 2024, salvo buttare via la gara poco dopo il via con una scivolata. Con tutte le probabilità punterà a ripetere il successo dell’Austria. Quasi impossibile invece rivedere il Bagnaia dello scorso anno in Giappone, anche se Pecco ha raccontato di aver cambiato approccio grazie ai consigli di Dani Pedrosa nel famoso fuorionda di DAZN: lo spagnolo gli ha detto di non concentrarsi sulla prestazione ma di entrare in pista e stare sulla moto. Dalla 7° piazza di domenica c’è molto da ricostruire e un podio entro fine anno potrebbe essere un buon obiettivo per lui. Infine continua la sofferenza per le giapponesi: la prima al traguardo è la Honda di Johann Zarco (10°), seguito da Takaaki Nakagami in sostituzione di Joan Mir. L’Austria ha poi picchiato duro su Yamaha, con il 17° posto di Quartararo, il 19° di Rins, il 20° di Razgatlioglu e l’ultima posizione di Jack Miller. Tra loro si inserisce un Franco Morbidelli in 18° posizione stanco e abbattuto a fine giornata: “Non posso dire che andrò in officina con mio babbo come ha detto la settimana scorsa Marco (Bezzecchi, ndr) perché non ho più ne l’una ne l’altro, però sono molto fortunato e non oserei mai dire che sono stufo di questa situazione”.