Non si può giustificare Marco Bezzecchi. Allo stesso tempo, non lo si può nemmeno crocifiggere. Ed è un po’ quello che ci ripetiamo tra colleghi da diverso tempo quando pensiamo a lui. Sono le 23:09 di sabato a Brno quando la Direzione Gara comunica di aver rigettato il ricorso presentato da Aprilia in merito alla squalifica del suo pilota. Marco Bezzecchi si è giocato il mondiale con un ceffone? Può darsi. Lui fa il pilota e ai piloti si tappa la vena, ad alcuni più che ad altri. Marco è una rockstar quando le cose vanno bene, si butta sul pubblico del Mugello e ti trascina nella sua gioia, ti rende partecipe, è un piccolo mago delle emozioni. Marco però ti manda a farti fottere se gli fai una domanda un pochino storta. Anzi, pure se non gli piace quella che hai fatto a un altro pilota. Gli capita durante le interviste, a volte pure in televisione. E per te che stai dall’altra parte può essere una sensazione molto sgradevole. Quando pensi a lui mettendo tutto assieme ti dici che va bene così, che è un puro, è senza filtri come un bimbo, alto e basso assieme, un personaggio scintillante e tragico. Certo, speri sempre che cambi.
La scena del sabato non ha grosse giustificazioni. Marco è nella ghiaia dopo la caduta, sente un commissario di pista dargli una sgasata alla moto e perde il controllo, gli dà uno spintone e poi uno schiaffo. I piloti corrono con 200 battiti al minuto costanti e in quei momenti danno di matto con poco, oltre al fatto che sono molto gelosi delle proprie cose: se gli tocchi il casco per esempio, soprattutto la visiera, puoi passare un brutto quarto d’ora. E ancora: spesso, quando personaggi famosi entrano nel box, c’è qualcuno che deve spiegare loro con tutto il tatto possibile che non è il caso di sedersi sulla moto perché porta male, perché è una cosa intima. Se puoi farlo è perché il pilota sta facendo un’eccezione. Così è facile immaginare che quel momento lì, per Bezzecchi, dev’essere stato è più o meno come ricevere un esame alla prostata mentre ti chini per allacciarti le scarpe sull’autobus. È complicato parlare di questi aspetti senza sembrare schierati, eppure se ci troviamo a farlo è perché chi è nella posizione di giudicarli non ha tenuto in considerazione queste cose.
Una reazione come quella non te la puoi permettere perché l’uomo che hai schiaffeggiato è lì per te, fa il volontario e sta cercando in qualche modo di aiutarti, anche se fatichi a rendertene conto. E questo la Direzione Gara l’ha considerato. Non ha considerato invece che in un campionato del mondo sempre più attento alla sicurezza fasi così concitate non dovrebbero essere affidate a dei volontari, a cui viene dato un cestino per il pranzo come compenso e poche informazioni su cosa fare in caso di pericolo. Spesso i marshall sono poco preparati e può capitare che non pensino (o non sappiano) che prima di toccare una moto va spenta. In quel caso l’Aprilia di Bezzecchi aveva la prima marcia inserita e se avesse preso trazione con quella botta di acceleratore avrebbe ammazzato qualcuno. Ma sarebbe bastato un grumo di ghiaia in faccia per perdere la vista, rompersi il naso, far cascare gli incisivi. Tutto questo evidentemente non è stato considerato, perché altrimenti la sanzione sarebbe stata molto differente. Un calciatore prende otto giornate di squalifica per aver menato l’arbitro? Giusto. Un marshall però non è l’arbitro. È un raccattapalle che ti lancia una pallina mentre sei in battuta a Wimbledon, in finale. Tu, sudato e stremato, perdi la pazienza e lo siluri con un proiettile a 180 Km/h, che è sbagliatissimo. Se non succede praticamente mai però non è perché perché i tennisti sono più compositi, è perché i raccattapalle a Wimbledon sono preparatissimi. La MotoGP dovrebbe assumerne 40 e portarli in giro ovunque, per tutta la stagione come i tantissimi lavoratori dell'organizzatore che si occupano di mandare in onda le immagini.
In questo caso invece sembra si stia privilegiando il dramma, la notizia. Marco Bezzecchi squalificato per aver picchiato un commissario è roba da TG1, da giornali che non parlano di moto dal 2015. È roba che fa il giro del mondo perché non è mai successo prima, perché Bezzecchi si sta giocando il mondiale e perché fino a dieci minuti fa era quell’amico a cui vuoi bene per quello che è. Sembra propaganda sulle spalle di un cristiano che ha perso la brocca, la tauromachia, il che è un’altra sensazione molto sgradevole considerando che il tipo si gioca la vita e tu incassi milioni.
Squalificarlo adesso non lo aiuta a capire, non aiuta l’immagine del motomondiale e neppure gli sforzi delle centinaia di persone che lavorano per lui, molte delle quali si sono presentate in circuito domenica mattina con un funerale negli occhi. Trecentomila euro di multa, un indennizzo per il commissario e la partenza dal fondo dello schieramento sarebbero stati abbastanza, addirittura troppo se confrontati con le sanzioni del passato. Fabio Quartararo (Le Mans 2025) prese 2.000 Euro di multa e dieci minuti fuori dal primo turno di libere per aver spintonato e insultato un marshall. Marc Marquez per avergli messo le mani addosso venne soltanto ammonito. Aleix Espargarò che prende a ceffoni Franco Morbidelli prende due file in griglia di partenza. Questa volta invece ci sembra una reinterpretazione corsaiola di Delitto e Castigo, con la pena che diventa molto più pesante del delitto, così fai un danno e poi passi la vita a pentirti. Perché ci sono buone probabilità che Bezzecchi abbia resistito alla tentazione di tagliarsi una mano in preda al rimorso soltanto perché sa di averne ancora bisogno per guidare.
A immaginare la scena nei termini bibliche che tanto piacciono a Jorge Martín, Marco si trova con una buona occasione per redimersi. Per pesare le cose con più attenzione, incazzarsi un po’ di meno e capire che c’è chi lo perdonerà sempre e chi invece questo non è disposto a farlo, perché questa è la vita anche se corri in MotoGP. Il mondiale non è neanche a metà e i punti continuano a dargli ragione: tutto sommato poteva andargli peggio.