Kimi Antonelli non ha dubbi. Il suo Mondiale lo celebrerà in tanti modi, ma non con il numero 1 sulla sua Mercedes. Il perché sta tutto nella scaramanzia, la stessa che l’ha accompagnato nella sua impresa. Perché se quando si vince non si cambia, figuriamoci dopo che si è diventati il più giovane campione del Mondo della F1, ad appena vent’anni compiuti.
Il 12 del suo idolo Ayrton nel 1988 non si tocca, quindi. “Penso che lo terrò. È un numero molto speciale per me, mi aiuta a rimanere con i piedi per terra e a restare umile. Tenerlo mi permette di avere un nuovo punto di partenza per ricostruire tutto da capo e continuare a migliorare. E a essere sincero, sono anche molto scaramantico: il numero 1 non è mai stato un buon numero per me, ogni volta che l’ho usato è andata malissimo! Quindi terrò sicuramente il numero 12”, ha raccontato ai Media dopo la gara, come riportato da Automoto.it.
Battute a parte, nonostante sul tema sembri inamovibile, quella realizzata a Città del Messico è un’impresa dai tantissimi significati. C’è la vittoria che torna in Italia a 73 anni dall’ultima volta, con Alberto Ascari, ma c’è soprattutto la rivincita personale dopo un anno d’esordio in cui le critiche e dubbi non erano mancati. “Fa sempre bene mettere a tacere un po’ le voci”, afferma senza girare intorno all’argomento. “Serve aggiungere benzina sul fuoco, alcune persone dicevano che non fossi pronto... cosa che a un certo punto dell’anno scorso, probabilmente, sembrava vera. Ma aver vissuto quei momenti mi ha reso molto più preparato per quest’anno”.
Un qualcosa che, a caldo, aveva affermato anche suo papà dopo i primissimi festeggiamenti, parlando di vero campione soprattutto in quei momenti. “Affrontare situazioni difficili e con tanta pressione mi ha aiutato in tutto quest’anno, che è stato comunque un continuo processo di apprendimento. L’essere arrivato subito in Mercedes, direttamente sotto i riflettori, mi ha fatto crescere molto più velocemente”, continua a riflettere Antonelli.
Non manca nemmeno un pensiero toccante, descrivendo le emozioni vissute sopra al podio scandite dalle note di “Sarà perché ti amo”, la stessa canzone che Monza aveva intonato per lui dopo la vittoria dalla 19esima posizione: “È un brano che cantava mio nonno. È stato davvero speciale sentirla, penso che lui sarebbe molto orgoglioso. Ho cercato di non pensarci troppo oggi, ma mi sono molto emozionato e sono stato felicissimo anche per lui”.
Qualche attimo dopo, le sue parole tornano ad essere leggere. Si parla dei festeggiamenti e, a sentirlo, sembra proprio che non appena possibile si sfrenerà alla grandissima: “Non so cosa farò, non ho programmato nulla, al momento sono libero. Sicuramente, quando tornerò a casa mi prenderò del tempo per organizzare qualcosa di grande. Devo godermi il momento. Stasera starò sicuramente con la mia famiglia e con i miei amici. Poi, ovviamente, cercheremo di goderci il Brasile la settimana prossima: sarà una gara molto speciale per tante ragioni, ma quando tornerò a casa darò il massimo. E poi dritti verso Las Vegas: probabilmente non sarò in prima fila, ma va bene così, no? Bisogna comunque godersi tutti questi momenti”.
Come ha spiegato lui, però, prima di darci del gas con i festeggiamenti toccherà correre a Interlagos. Un appuntamento speciale nel nome del suo idolo, che da sempre non perde occasione di ricordare. Lo farà anche stavolta, con un tributo da pelle d’oca: “Avrò un casco speciale per Ayrton, anche perché ricorrono i 35 anni da una delle sue gare. Sarà un tributo per lui, uno dei miei preferiti. Spero che piaccia a tutti e che sia un weekend speciale. Non vedo l’ora perché il supporto del pubblico brasiliano è sempre incredibile”. Anche in questo caso, come tante volte si è detto in questo fine settimana, “Sogna ragazzo sogna”. Anzi, vola nel nome di chi ti ha ispirato.