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6 settembre 2021

Shitstorm su Kawasaki per il caso Rea – Razgatlioglu, ma il bersaglio è sbagliato

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

6 settembre 2021

La spiata sul verde pizzicato da turco nella Superpole Race dell’ultima tappa del mondiale Superbike ha fatto arrabbiare sia quelli di Yamaha sia tanti appassionati sui social. Ma le regole vanno rispettate e devono valere per tutti. Ad essere inaccettabile è ben altro…
Shitstorm su Kawasaki per il caso Rea – Razgatlioglu, ma il bersaglio è sbagliato

Non sarà la penalità inflitta a Toprak Razgatlioglu a fargli perdere il mondiale e non deve nemmeno allontanare gli appassionati da un campionato del mondo Superbike che quest’anno è strepitoso per come si sta sviluppando e, probabilmente, pure per come andrà a finire. Eppure a leggere i commenti di oggi, sia da parte degli addetti ai lavori sia da parte dei tanti appassionati sui social, sembra quasi passare il messaggio che Kawasaki abbia fatto qualcosa di altamente antisportivo. E’ vero: la delazione non è mai un bel gesto, ma è altrettanto vero che se le regole ci sono è bene pretendere che siano rispettate. Per questo la tempesta di me**a che oggi sta investendo Kawasaki ci sembra profondamente ingiusta. O, per dirla con maggiore cinismo, ci sembra male indirizzata. Il campione del mondo Jonathan Rea ha semplicemente segnalato qualcosa che ha visto ai suoi uomini che a loro volta hanno verificato e poi girato la segnalazione alla direzione di gara. Eccole le parole magiche: direzione di gara. Sono loro che avrebbero dovuto accorgersi dello sconfinamento di Razgatlioglu e sono loro che avrebbero dovuto sanzionare l’irregolarità in tempi umanamente, e sportivamente, accettabili.

Il pilota turco, che comunque ha meritato sul campo la tripletta e che resta in ogni caso il supervincitore dell’ultimo round della Superbike, non ha agito in malafede. E su questo non ci sono dubbi. Probabilmente non ha nemmeno tratto particolare vantaggio dalla traiettoria allargata in quella curva. E anche su questo non dovrebbero esserci dubbi. Ma ha comunque fatto qualcosa che secondo il regolamento deve essere sanzionato e chi avrebbe dovuto accorgersi non si è accorto di nulla. Se non dopo che altri hanno provveduto a segnalarlo, aggiungendo alla pessima figura anche l’altrettanto pessima decisione di agire con tempi inaccettabili in un mondo che vive di velocità e che con la velocità ha fatto la sua fortuna. Per questo le parole di Paul Denning, team principal Pata Yamaha, pur essendo comprensibilissime e giustificabilissime a caldo, non possono esserlo altrettanto adesso che sono passate quasi ventiquattro ore: “Tutto questo è stato causato da una protesta di Kawasaki – ha detto - È deludente perché onestamente non è qualcosa che noi avremmo fatto. Quando un pilota non ha guadagnato alcun vantaggio, e si parla di 5mm della gomma posteriore che toccano il verde, non c’è motivo di andare a reclamare. Se Kawasaki vuole giocare così, forse l'ambiente sportivo cambierà un po'".

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Invece non dovrebbe affatto cambiare, per la Superbike di quest’anno ricorda i duelli epici degli Anni ’90 e quando ci sono in ballo punti oltre a tanti, tantissimi soldi, ci sta che si agisca anche in maniera puntigliosa. Soprattutto quando chi, invece, dovrebbe fare del puntiglio un principio a garanzia della serietà di un campionato, latita e corre ai ripari con colpevolissimo ritardo. Un concetto, questo, che ha spiegato alla grande l’altro pilota Yamaha, Andrea Locatelli, che questa mattina ha un po’ corretto il tiro rispetto alle parole usate dal manager del suo team: “E’ una enorme presa per il cu*o – ha affermato – Sanzionare Toprak così tante ore dopo fa sembrare tutto uno scherzo. Non ha tratto alcun vantaggio da quella manovra e, anzi, ha perso tempo arrivando a pizzicare il verde. Le regole ci sono e vanno rispettate, ma il punto è che questa regola è folle in alcune circostanze”.

Il rischio è far perdere credibilità ad un ambiente intero e lasciare campo aperto ai soliti complottisti che tendono a vedere la malafede o qualche assurdo disegno in tutto ciò che accade, persino nel motorsport. E non c’entra Kawasaki che ha fatto il suo dovere a tutela del team, del suo pilota e pure dei suoi affari, così come non c’entra l’amarezza di Yamaha e Razgatlioglu che, giustamente, ci sono rimasti male, perché fin qui è tutto assolutamente nella norma e pure nella storia delle corse in moto. Di ingiustificabile al punto di meritare una vera shitstorm, semmai, c’è la superficialità di chi è chiamato a supervisionare e la non consapevolezza delle conseguenze che decisioni prese tardi e in maniera raffazzonata possono portare ad un campionato che aveva perso interesse e che quest’anno, invece, è tornato ad accendere la passione anche di chi non seguiva più da anni una gara della Superbike.

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