E’ tutto bellissimo anche se non funziona niente. Siamo estremi nella sintesi? Sì, ma non ci scostiamo più di tanto da quello che pensano praticamente tutti quelli del paddock su questo ritorno della MotoGP in Brasile. Gente meravigliosa, entusiasmo alle stelle, pubblico gasatissimo e, per gli addetti ai lavori, tanta – decisamente troppa – disorganizzazione con cui fare i conti. Chi l’ha spiegato senza girarci intorno e senza piegarsi alla nuova moda del “non si può dire niente e meno che mai criticare” è stato Davide Brivio. Uno che arriva dalle corse di una volta. Uno che le curve le vede bene solo in pista e mai quando c’è da dire quello che si ha da dire.
“Sono molto deluso – ha spiegato a Sky dopo aver raccontato pure l’Odissea che gli è toccata per rientrare dalla Thailandia - mi dispiace molto di vedere certe cose qui. Ovviamente siamo tutti molto contenti di venire in Brasile perché uno degli obiettivi è sempre quello di estendere di più la diffusione della MotoGP su territori dove non andiamo, quindi il Sudamerica è importante. Sarebbe bello andare in Argentina l'anno prossimo, Sono tappe importanti. Però sono molto deluso dal livello di preparazione di questo circuito, di questo appuntamento. Si sta parlando molto in questi mesi, in queste settimane, del fatto che la MotoGP deve crescere, viene chiesto anche a noi come team di investire, che dobbiamo migliorare la nostra visibilità, dobbiamo avere le hospitality, dobbiamo avere i pannelli belli. Che dobbiamo essere, insomma. Che dobbiamo presentarci con un livello importante e noi siamo contenti di farlo. Però penso che poi il promoter debba fare la sua parte. È vero che tutte le volte che si va in una pista nuova ci sono sempre dei problemi, diciamo, del primo anno, di avviamento, di gioventù, ma, secondo me, quello che noi vogliamo sia il livello della MotoGP non può più permettersi queste situazioni”.
Zero politichese. Zero acrobazie dialettiche per sintetizzare quello che – se andiamo a stringere – è l’animo di tutti gli addetti ai lavori di un paddock che, mezza alluvione a parte, sta facendo di tutto per poter provare a far girare le cose all’altezza di un Mondiale, ma con una serie di criticità che si potevano prevedere lavorando prima come si dovrebbe lavorare quando si vuole essere all’altezza di un mondiale. Una critica, quella di Brivio, che non riguarda solo il Brasile, ma pure quelle dinamiche della nuova Dorna che continuano a portare a vecchie problematiche. Tipo lo slittamento della gara del Qatar che porterà i test al primo dicembre. “Siamo tutti un po' preoccupati di fare un test l'uno di dicembre – spiega il team manager di Trackhouse Aprilia - soprattutto in funzione del fatto che, sai, gomme nuove, moto nuova: è un test molto più importante del solito. E farlo l'uno di dicembre è complicato. È complicato. Non è praticabile per una questione di costi, di tempi, eccetera, bisognerebbe spostarsi, andare in Malesia e fare un test il 12 di dicembre in Malesia, ma ovviamente è ancora più complicato. Sul discorso della data, vabbè, chiaramente conosciamo tutti la situazione. Cancellare la data del Qatar ovviamente era obbligatorio, questa qui del 12 aprile. Il fatto di aver deciso subito dove collocarla, forse quello si poteva anche aspettare un attimo. Sarebbe stato anche bello farla dopo Valencia la gara del Qatar, però in quella data c'è la Formula 1. Quindi credo che sia anche per quello che è stato difficile ricollocarla. A Austin avremo una riunione e forse riparleremo della questione test, ma la data del Qatar penso stata un po' tutta quasi una mossa obbligata”.
Obbligata, ma che non aiuterà i team. Meno che mai quelli privati che comunque non hanno alle spalle la logistica che può avere una squadra factory, con Brivio che, però, sembra volersi fare carico solo di un problema alla volta. E, quindi, torna sul Brasile e la sua squadra. “Siamo ripartiti da dove ci eravamo lasciati – scherza Brivio - Abbiamo avuto entrambi i piloti nei primi cinque sia in Sprint che in gara in Thailandia, quindi un'ottima prestazione anche a livello generale di Aprilia. Vedo Raúl Fernández sicuramente più sicuro di sé, si è tolto molti dubbi con questi ultimi risultati. Lo vedo anche maturare un po' di più come mentalità: si adatta un pochino di più alle situazioni difficili, mentre prima magari era un pochino più agitato, più nervosetto”.