Il GP di Cina di quest’anno ha fatto la storia della F1 per almeno due motivi. Kimi Antonelli ha vinto la sua prima gara, diventando il secondo pilota più giovane a riuscirci e il primo italiano a trionfare in un Gran Premio dopo vent’anni. Lewis Hamilton ha centrato il suo primo podio in Ferrari, alla seconda uscita con la Scuderia nel 2026. Due prime volte nello stesso pomeriggio, ma c’è un filo che le collega e, per chi crede nel destino e fa il tifo per l’italiano, fa ben sperare.
Per capire da dove nasca questa storia, bisogna tornare indietro di quasi vent’anni, all’Australia del 2007. Sir Lewis aveva vent’anni e nessuno sapeva bene cosa aspettarsi da lui nonostante arrivasse al circus con l’etichetta di fenomeno. Fernando Alonso era appena arrivato in McLaren come due volte campione del mondo in carica, e il team di Woking aveva costruito la stagione attorno a lui. L’inglese era il suo compagno di squadra, quello che avrebbe dovuto imparare guardando.
In Australia, alla prima gara della sua carriera, Hamilton finì terzo, dietro a Räikkönen, che vinse, e Alonso. Primo podio della carriera, alla prima uscita, con una disinvoltura che fece capire immediatamente che quella stagione sarebbe stata diversa da come molti l’avevano immaginata. Räikkönen quell’anno vinse il campionato del mondo. Lo vinse all’ultima gara, in Brasile, battendo Hamilton per un solo punto in uno dei finali di stagione più drammatici della storia recente del circus.
Sei anni dopo, Hamilton lascia la McLaren per la Mercedes. Il primo podio con le Frecce d’Argento arrivò in Malesia, in terza posizione. Davanti a lui c’erano Sebastian Vettel e Mark Webber, imprendibili. Vettel aveva già vinto tre titoli consecutivi e quell’anno ne aggiunse un quarto, dominando la seconda metà di stagione con nove vittorie consecutive. Il pilota che aveva vinto la gara del primo podio di Hamilton in Mercedes era, di nuovo, il campione del mondo a fine anno.
Due cambi di squadra, due prime volte sul podio, due volte lo stesso schema: terzo posto per Hamilton, vittoria per qualcuno che a dicembre avrebbe alzato il trofeo. Una coincidenza, certo, ma una di quelle molto particolari.
Tredici anni dopo, ecco che arriva Shanghai. Hamilton, su una delle sue piste preferite, è in cerca di riscatto dopo una prima stagione trascorsa interamente senza salire sul podio. E sotto la bandiera a scacchi così è stato: terzo posto, come sempre, come se ci fosse un copione scritto da qualche parte che lui continua a seguire senza saperlo. E davanti a lui, sul gradino più alto, c’era Kimi Antonelli.
19 anni, prima vittoria in F1 dopo una gara tutta sotto controllo. Davanti a sé c’è una stagione intera lunghissima, un campionato ancora tutto da scrivere al volante di una Mercedes che, in questo 2026, ha già demolito tutti quanti. Però, a far sognare c’è quel dato: Räikkönen vinse nel 2007 con Hamilton terzo, Vettel nel 2013 con l’inglese sempre terzo, e stavolta è toccato a Kimi.
Per chi crede alla cabala e l’italiano lo sta tifando, difficile definirla coincidenza. Per chi non ci crede, ma dopo la vittoria ha comunque sognato di vedere Antonelli campione a fine anno, è solo un’occasione in più per continuare a farlo. Certo è che, se così dovesse essere, ironicamente Sir Lewis avrebbe colpito ancora. E magari si chiederà quale sia la combinazione per riportare il trofeo tra le sue braccia.