La MotoGP sta diventando come l’alfabeto: comincia sempre con la A. Questa volta a mettere l’Aprilia davanti a tutti, però, è stato Jorge Martìn, che s’è ripreso pure il trono di re delle Sprint dopo il terribile 2025 che ha dovuto attraversare. L’ex campione del mondo ha giocato di strategia, scegliendo di montare quella gomma media che sembra perfetta per la RS-GP, spiazzando tutti e azzardando la carta che nessuno aveva osato. Risultato? Non ce ne è stato per nessuno. E chi ha dovuto capirlo, suo malgrado, è stato prima di tutto Marco Bezzecchi, che nel tentativo di stargli davanti e (e di andare a prendere Pecco bagnaia in fuga solitaria) ha esagerato e s’è ritrovato sull’asfalto.
“Sono felicissimo, grazie a tutti- sono state le uniche parole “ufficiali” che Martìn è riuscito a pronunciare - Prima votla che vinco qui in MotoGP. Mi mancava vincere. La decisione della gomma posteriore è stata difficile, ma ha pagato. Vincere in una Sprint ha un significato speciale. Grazie ad Aprilia che mi sta aiutando a trovare i miei punti di forza”. Bene, anzi benissimo, anche Pecco Bagnaia, che avrà sì il rammarico d’essersi visto superare quando mancavano pochissime curve, ma che di sicuro avrebbe firmato col sangue prima di Austin se qualcuno gli avesse detto che avrebbe chiuso la Sprint in seconda piazza. “Avevi la media?” – ha chiesto a Martìn nel retropodio e poi, dopo il sì dell’eterno rivale, ha liquidato tutto con un felicissimo “vaffa”. “È stata dura – ha tagliato corto Bagnaia - Dopo i primi giri ho spinto tanto, ma poi ho dovuto risparmiare un po’ perchè con la morbida dietro ho avuto difficoltà. Ci siamo meritati un podio così: grazie alla squadra, domani proveremo a fare un passo avanti”.
Chi ha comunque trovato un gran risultato, ma di sorridere non se l’è neanche sognato, è invece Pedro Acosta. Terzo e incazzato come una iena, più per quello che la KTM non gli consente di fare che per la penalità che ha rischiato per la solita, stramaledetta, regola sulla pressione delle gomme. Zero festa e zero voglia di gioire: “vedremo se sarò penalizzato, oggi ho fatto tutti quello che ho potuto”. Chi di sicuro ha fatto un po’ troppo di più di ciò che poteva è stato, invece, Marc Marquez. Fabio Di Giannantonio, partito dalla pole e rimasto dietro dopo la prima curva, l’ha superato mentre stava ricostruendo la sua gara. Ma per Marc Marquez, evidentemente, è stata lesa maestà. Ha provato a restituirgliela, prendendo malissimo le misure e ritrovandosi con l’anteriore chiuso dopo aver allargato la traiettoria. Nella scivolata la sua moto ha travolto anche quella di Di Giannantonio, costretto così senza colpe a un sabato che poteva essere da sogno e che invece s’è trasformato in un incubo.
Stessa sorte è toccata a Joan Mir, quarto fino a poco più di un giro dalla fine e poi a terra proprio mentre cercava di agganciare la ruota di Pedro Acosta. Ne ha beneficiato Enea Bastianini, con un quarto posto che vale una vittoria dopo il tremendo inizio di stagione di cui ha dovuto essere protagonista. Chiude la top5, invece, Alex Marquez, davanti alla Honda di Luca Marini e alle due Aprilia di Ai Ogura e Raul Fernandez, mentre l’ultimo a prendere punti è stato Johann Zarco. Detto tutto? No. Perché la griglia di partenza, domani, non sarà quella stabilita dal cronometro, ma dalla race direction, con Marco Bezzecchi e Luca Marini entrambi penalizzati per due posizioni per aver rallentato altri piloti in qualifica. La stessa cosa che ha fatto anche Marc Marquez, con la sua manovra che, però, non è stata penalizzata dopo essere finita anch’essa sotto investigazione.