Se qualcuno chiedesse oggi di disegnare in una sola figura umana Liberty Media la matita traccerebbe al di là di ogni ragionevole dubbio le linee di qualcuno intento a frustarsi da solo. Il motivo? Race1 della Superbike e Qualifiche della MotoGP che finiscono per sovrapporsi, nonostante due palcoscenici al lati opposti del mondo. Insomma, più forte delle motociclette, probabilmente hanno dovuto andarci i telecomandi degli appassionati, costretti a fare di qua e di là per non perdersi gli ultimi giri di un Nicolò Bulega sempre più impressionante e quelli a vita persa dei piloti della MotoGP che erano dovuti passare dalla Q1. Ecco, partiamo da qui: da Austin. E da Joan Mir e Fermin Aldeguer che si guadagnano l’accesso a una Q2 che s’è rivelata infernale. Per le scelte. Per il traffico. Per le investigazioni inevitabili che poi hanno tenuto tutti col fiato sospeso anche quando ormai i piloti erano a riposarsi in vista della Sprint.
Chi non ha avuto assolutamente niente da temere, però, è stato Fabio Di Giannantonio. Ha trovato il giro perfetto e non ce ne è stato per nessuno. “E’ stato il giro piu adrenalinico della mia vita – ha scherzato il Diggia a fine turno - Mi sono sentito bene: bello così di cuore! Stamattina abbiamo fatto una modifica e mi è piaciuta, è servita. Ho esultato tanto sotto il casco, ma la Sprint sará una battaglia, non sarà facile fare il buco. Ci sono tanti piloti veloci, sarà una bella battaglia. Intanto questa pole la dedico alla squadra e ad Aldo Drudi per le livree che ha fatto qui in USA”. Dietro il pilota romano il solito Marco Bezzecchi, sempre più a suo agio in sella alla RS-GP e gran favorito per la gara lunga di domani visto il passo mostrato. “Sono contento – ha detto il Bez - è stata una mattinata tosta in generale, ma abbiamo comunque fatto uno step. La pista è lunga e è facile fare qualche errore: sono soddisfatto. Il rallentamento su Marc? Ho rallentato perchè davanti a me si sono fermati, non ne ho idea. La Sprint? Vediamo come evolve la giornata per scegliere la gomma”.
Terza piazza, infine, per Pedro Acosta, capace di guidare sopra gli evidenti limiti della sua KTM. “Non male questa prima fila – ha detto il fenomeno della KTM - Vediamo come andrà in gara, perché Aprilia e Ducati sono competitive con tutti i piloti”. Ma le Ducati rosse? Ci ha pensato il traffico. Pecco Bagnaia ha strappato il tempo che gli è valso la quarta casella dopo due giri in cui ha dovuto chiudere il gas a causa della pista intasatissima. Stessa sorte, ma con effetti ancora peggiori, è toccata a Marc Marquez, che scatterà invece dalla sesta casella. Signori, non è il solito Marc Marquez e s’è visto anche nel gesto di nervosismo che gli è scappato, anche se è chiaro che il 93 al COTA non si può mai dare per spacciato anzi!). Quanto al resto della griglia, un Joan Mir in versione indemoniato si piazza quinto tra Bagnaia e Marquez, mentre Jorge Martin con l’Aprilia inaugura la terza fila davanti a Alex Marquez e Luca Marini. Quarta fila con Fermin Aldeguer, Ai Ogura e Luca Marini. Ancora una volta, quindi, neanche una Yamaha nei primi dodici, con Fabio Quartararo sedicesimo, Razgatlioglu, Miller e Rins rispettivamente diciassettesimo, diciannovesimo e ultimo (davanti a un Franco Morbidelli che sembra tirarsi dietro gli stessi guai di ieri).
C'è un tiranno in Superbike
Detto, doverosamente, del sabato di qualifiche della MotoGP, in attesa della Sprint, per vedere le Ducati rosse davanti a tutti bisogna quindi spostarsi dal Texas al Portogallo. A Portimao, infatti, è stata doppietta per le Panigale di Aruba. Nicolò Bulega, ormai è chiaro, fa un campionato tutto suo, ma alle sue spalle, questa volta, Ducati ha potuto gioire con un Iker Lecuona sempre più a suo agio sulla sorra. Sarebbe stata tripletta Ducati se Yari Montella non avesse sprecato tutto, lasciando il terzo gradino del podio all’idolo di casa Miguel Oliveira, festeggiatissimo dal pubblico. Con questa di Portimao, le vittorie per Bulega sono già quattro dopo la tripletta di Phillip Island. Serve aggiungere altro?