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Un sindacato piloti in MotoGP per il salario minimo, Aleix Espargarò: “Per il momento è meglio stare zitti”

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

18 ottobre 2023

Un sindacato piloti in MotoGP per il salario minimo, Aleix Espargarò: “Per il momento è meglio stare zitti”
Da qualche settimana i piloti della MotoGP stanno lavorando per fondare un sindacato tutto loro, in modo da tutelarsi dagli impegni del weekend (troppi) e garantirsi uno stipendio dignitoso, specialmente per chi corre in team satellite. Il presidente dovrebbe essere Sylvain Guintoli, ma non tutti hanno voglia di parlarne

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

Per i piloti della MotoGP sono tempi duri. Mai, nella storia dello sport, si era arrivati a correre così tanto in un anno, senza considerare che contestualmente sono aumentati anche gli impegni con il pubblico durante il weekend ed il calendario 2024 sembra solo peggiorare le cose: 22 GP, 44 gare. Basti pensar eche, a causa degli infortuni, dall’inizio dell’anno non c’è stata una domenica in cui si siano visti tutti i piloti in griglia per la gara, mentre gli stipendi di alcuni piloti superano solo di poco le entrate di un consigliere comunale.

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Non che non se ne sia già parlato, Carlo Pernat lo ripete da questo inverno: i piloti dovrebbero ribellarsi. Ora, dopo mesi di idee, chat WhatsApp e discorsi interrotti per concentrarsi in pista, sembra che i 22 piloti della MotoGP abbiano raggiunto una sorta di accordo. Il “sindacato piloti” ci sarà, a guidarlo - dopo prime indiscrezioni su Andrea Dovizioso, che però è completamente assorbito dal suo 04 Park - dovrebbe essere il francese Sylvain Guintoli, ex pilota MotoGP nonché collaudatore Suzuki in passato e Michelin oggi. Johann Zarco, uno dei piloti più “adulti” del paddock, nonché figlio della terra che ha generato una rivoluzione, nella domenica di Mandalika ha parlato di salario minimo: “Con tutto lo show che facciamo per le TV, che con 44 gare per l’anno prossimo sarà tantissimo, vorrei che avessimo almeno un salario minimo. Questo è un discorso fondamentale, almeno per i team satellite. Noi facciamo lo show, quindi… senza contare che ci sono piloti in Moto3 e Moto2 che pagano per correre. E poi abbiamo moltissimi incidenti, può servire anche per quello”.

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Aleix Espargarò, invece, chiede da tempo più attenzione alla sicurezza, cosa che continua a ribadire anche nelle riunioni in Safety Commission. Tra i vari piloti più o meno coinvolti nella cosa, lui sembra tra i più attenti: “Vorrei molte cose, dalla sicurezza ad orari migliori. Non c’è una ragione precisa, in ogni sport c’è un’unione degli atleti e dovremmo averla anche noi. È semplicemente necessaria, pare che i boss dei team - specialmente in Moto3 e Moto2 - possano rompere i contratti in ogni momento. E poi c’è l’IRTA, associazione dei team, ma non succede niente. Comunque non credo sia il momento di parlarne adesso, dovremmo mantenere la cosa un po’ privata finché non sarà realtà. Silvain Guintoli? Non ricordo chi abbia avuto l’idea, lui però potrebbe essere una buona scelta”.

Questa domanda l’abbiamo posta, tra le altre, anche a Luca Marini: “Al momento mi sono perso il Giappone e in India non ho guardato troppo il telefono, sono un po’ in ritardo con questa cosa. È vero però che abbiamo bisogno di aiuto per fare uno show migliore per tutti. Salario minimo? Sarebbe bello, ognuno sarebbe contento, soprattutto… io. E gli altri piloti dei team satellite. Comunque sì, i livelli di stress e l’assenza di tempo rendono tutto difficilissimo. Se devi lavorare nel box ti servono 4 o 5 ore e adesso è veramente complicato, con più soldi tutti i piloti sarebbero più tranquilli”.

Ma perché ci è voluto così tanto a mettere insieme un’idea simile? Con tutte le probabilità perché fino a ieri i piloti più influenti in MotoGP avevano poco di cui lamentarsi, lo stipendio veniva concordato tra manager e aziende sulla base dei risultati (quindi poteva essere esorbitante, buono o accettabile) e le corse si erano sempre fatte allo stesso modo. Dal 2023 però Dorna ha stravolto il campionato: gare sprint, Rider Fan Parade, Hero Walk. Tutta roba che prima non c’era e che i piloti, complice la crisi portata da pandemia prima e guerra poi, hanno dovuto affrontare con stipendi ben diversi dalle cifre elargite negli anni precedenti al 2020. C’è poi un fattore più sportivo, per certi versi anche umano: i piloti sono competitivi e vogliono mostrarsi migliori dei loro colleghi. Dare prova di non reggere lo stress è un segno di debolezza, motivo per cui quasi tutti davanti alle telecamere hanno fatto spallucce a proposito dell'aumento dei ritmi. Poi però, tra una sprint race e una passeggiata sul carro, devono essersi resi conto del fatto che lo sforzo richiesto da Dorna è semplicemente troppo per un’intera stagione. Specialmente quando farlo per cinque o sei anni non ti garantisce più una pensione d’oro.  

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