Valentino Rossi a Brands Hatch era lì a giocarsela, come sempre più spesso accade. La BMW-WRT numero #46 chiude quarta in Gara 2 del secondo appuntamento del GT World Challenge Sprint, risalendo grazie a una sosta lampo del team belga, sempre perfetto nell’orchestrare al meglio le strategie di gara.
Un quarto posto per certi versi amaro considerato il passo mostrato dall’equipaggio, ma che racconta anche qualcosa di più importante: Rossi, ormai, non è più solo una presenza “romantica” nei paddock delle gare a ruote coperte. È un pilota che spinge, che sta davanti, che nei confronti diretti con le altre BMW inizia a saper fare la differenza proprio come successo nella seconda gara del fine settimana in Inghilterra.
E in tal senso, la serie Sprint è il suo habitat naturale. Poca gestione, tanto gas, battaglie vere e gare tiratissime. È lì che il gap di esperienza rispetto a quello che si è visto nelle gare lunghe, inevitabile per chi non ha alle spalle anni di endurance, conta meno. E proprio lì Valentino lo si vede spesso nelle posizioni che contano.
Era successo per la prima volta nel 2023, proprio a Brands Hatch, con il primo podio nel GT World Challenge. Poi la vittoria nel 2024 a Misano, bissata un anno dopo. L’anno scorso poi erano arrivati altri podi, oltre alla vittoria alla 8 Ore di Indianapolis. Inizia a stare davanti con frequenza e, soprattutto, iniziano a star stretti anche i risultati in Top5, mai scontati visto il livello altissimo del campionato.
Il tutto quasi per gioco, con il solito sorriso stampato sul volto. Quando però indossa il casco è sempre lo stesso Valentino delle due ruote, quello che dà tutto e che è capace di stupire ogni volta un po’ di più.
Poco importa se, invece, Gara 1 aveva raccontato una storia diversa. Durante la fase dei pit stop, l’Audi Tresor numero #99 di Alex Aka era andata a muro in uscita dalla curva Stirlings, con la direzione gara che aveva aspettato il momento giusto per esporre il Full Course Yellow. Ma non tutti avevano alzato il piede come previsto dal regolamento, Rossi e Hesse compresi. Drive Through trasformato in trenta secondi di penalità, con la sesta posizione sotto la bandiera a scacchi che diventa sedicesima. Eppure, anche in quell’occasione Rossi era stato veloce, provando a giocarsela con i compagni di squadra.
Nella prima sessione di qualifica, quando è stato lui a scendere in pista per l’equipaggio, aveva pagato meno di un decimo dalla migliore delle BMW, finendo ottavo. Tutti segnali che di gara in gara iniziano a ripetersi.
L’esperienza continua a mancare, ma il gap di velocità che lo separa dai riferimenti di categoria, tra i migliori al mondo, si fa sempre più sottile. E dopo le accuse di aver avuto accesso alla categoria PRO solo per il nome, le risposte iniziano ad arrivare una dopo l’altra. Essere Valentino Rossi avrà aiutato nell’avere intorno a sé sempre il meglio, questo sicuro, ma poi in pista bisogna correre veloce. Altrimenti, non si arriva né a stare a ridosso dei migliori né a vincere. E al Doc è capitato di fare entrambe le cose. Ora la prossima fermata è Monza, per una gara di 3 Ore. L’ultima volta non andò benissimo, ma le possibilità per fare meglio ci sono tutte. E un’altra bella prestazione sarebbe la ciliegina sulla torta.