Charles Leclerc è diventato il pilota della Ferrari con più presenze e punti della storia. Un record, che però a lui non interessa e a Miami l’ha raccontato senza mezzi termini. Conta solo quell’obiettivo che, dopo otto stagioni insieme alla Scuderia, non è ancora stato raggiunto: diventare campione del mondo con la sua Ferrari.
“È strano, mi sento ancora giovanissimo e ricordo il mio primo anno qui come fosse ieri”, spiega il monegasco quando, nel corso del Media Day, gli chiedono se fosse consapevole del record realizzato, come riportato dai colleghi di Automoto.it. “Sono cresciuto in questa squadra, mi hanno visto diventare uomo prima ancora che pilota. Ma non voglio essere ricordato per le statistiche: voglio essere ricordato come un Campione del Mondo per la Ferrari. Questo è il mio unico obiettivo”.
Otto stagioni, più presenze e più punti di chiunque altro abbia mai indossato il rosso. Ma soprattutto, oltre il romanticismo e con il rinnovo contrattuale in discussione proprio in questo inizio di 2026, le parole del monegasco pesano più di una semplice dichiarazione. Perché dire di voler realizzare il proprio sogno con la Ferrari, adesso, è anche un segnale sul futuro.
I numeri, però, raccontano anche un’altra storia: quella di Charles è una fedeltà rara nel paddock moderno, dove i piloti si spostano sempre più spesso inseguendo la macchina migliore. Lui invece è rimasto, ha aspettato, ha creduto nel progetto anche quando tutto andava per il verso sbagliato. E ora continua a sognare, complice comunque un inizio incoraggiante.
A Miami, però, la parola d’ordine è realismo. La Ferrari porterà in pista parecchi aggiornamenti, ma il gap dalla Mercedes non si colma in un weekend: “Sarà insolito vedere così tanti aggiornamenti su così tante auto diverse dopo cinque settimane di pausa. Quasi tutti avranno delle macchine nuove. Non credo che i valori in campo cambieranno drasticamente, ma i distacchi sì. La McLaren ci era molto vicina, spero che questo pacchetto faccia la differenza a nostro favore. Quanto a Mercedes, credo che siano ancora troppo avanti per avvicinarli solo con quello che portiamo qui”.
Poi c’è il capitolo dei cambiamenti regolamentari introdotti durante la pausa, dopo settimane di lamentele e riflessioni. Leclerc era stato tra le voci più dure, ma a Miami si è detto soddisfatto: “Mi sono sentito ascoltato. Normalmente siamo programmati per guardare solo alla performance, ma stavolta l‘abbiamo messa da parte per far sì che queste auto tornino a sembrare delle vere F1, specialmente in qualifica. C’erano dei filtri software, dei comportamenti bizzarri per cui se andavi a tavoletta e poi alzavi il piede accadeva qualcosa di diverso da ciò che volevi. Ora è stato risolto: potremo tornare a guidare con l’istinto”.
Un passo avanti, ma sul bagnato i problemi restano e proprio questo weekend potrebbe essere critico viste le previsioni: “La cosa strana di queste auto è che sul bagnato rischi di arrivare in fondo al rettilineo molto più veloce che sull’asciutto, perché non hai il ‘cut’ del motore visto che le batterie non usano la stessa energia. Ti trovi in situazioni complicate con visibilità zero, a tavoletta, sperando solo che chi ti precede non sia più lento di te. In quelle condizioni siamo passeggeri, non è questione di coraggio. Spero che le piccole modifiche fatte durante la pausa bastino, ma solo il tempo ci dirà se abbiamo fatto abbastanza”. Intanto, gli anni passati nel box della Ferrari lo hanno reso una leggenda della Scuderia. Lui, però, vuole di più.