Dopo quasi un mese di stop la F1 è pronta a tornare in pista, forse. Perché Miami accoglie il circus con una variabile che non dipende né dalla FIA né dai team né dai piloti: il meteo. E non si tratta semplicemente di pioggia.
AccuWeather, il sito di previsioni meteorologiche a cui si affidano molte squadre, stima all’88% la probabilità di pioggia domenica. Ma è un altro numero quello che preoccupa davvero: 53% di probabilità di temporali. In qualsiasi altro paese del mondo, un temporale durante un Gran Premio sarebbe un problema gestibile, una questione di bandiere rosse, di tempistiche modificate e di attesa. In America, invece, no.
La legge statunitense, infatti, impone la sospensione di qualsiasi grande evento pubblico all’aperto in caso di rischio fulmini nelle vicinanze, indipendentemente da quanto stia effettivamente piovendo. Non è una decisione della direzione gara, e non è nemmeno una valutazione discrezionale del direttore di corsa. È un obbligo e le ragioni sono concrete: con i fulmini l’elicottero medico non può volare, rendendo impossibile garantire i soccorsi in caso di incidente grave. E in questi casi il pubblico sugli spalti non può restare esposto, il che significa evacuazione e blocco totale dell’evento.
Questa norma, essendo valida su tutto il territorio americano, vale anche per gli altri due appuntamenti made in USA del calendario: prima Austin, poi Las Vegas. Ed è per questo che il regolamento sportivo prevede per queste tre gare una procedura dedicata, diversa da tutto il resto del Mondiale.
Concretamente, in caso di temporale la gara verrebbe sospesa con bandiera rossa. Tutte le vetture rientrerebbero ai box, si fermerebbero nella fast lane e aspetterebbero l’istruzione per essere spinte all’interno dei garage. Fin qui, niente di diverso da una normale sospensione. La differenza è che in America, una volta in garage, i meccanici possono lavorare sulle macchine al riparo, cosa che per le altre gare non è consentita. Una finestra che può cambiare le strategie e, potenzialmente, alterare gli equilibri della gara.
C’è però un dettaglio regolamentare da non sottovalutare: qualsiasi vettura che si trovasse già in garage al momento della sospensione, o che venisse spostata prima di ricevere l’istruzione ufficiale, ripartirebbe dal fondo della fila (e non della griglia visto che si opterebbe quasi sicuramente per una partenza lanciata). Il regolamento, quindi, non lascia spazio a interpretazioni come spesso si è visto in questo inizio di 2026. Poi, quando il direttore di gara dichiarerà le condizioni sicure, l’ordine di ripartenza verrà pubblicato almeno diciotto minuti prima del via e con un preavviso minimo di dieci minuti per i team.
Quanto al fine settimana, venerdì e sabato le previsioni sono più rassicuranti: cielo parzialmente soleggiato, temperature tra i 29 e i 31 gradi, probabilità di pioggia quasi nulla. Domenica, invece, il grande problema. Oltretutto, proprio la Florida è uno degli stati con la maggiore attività temporalesca degli Stati Uniti, dove il cielo può cambiare nel giro di venti minuti senza che nessuna simulazione l’abbia previsto.
Qualora tutto dovesse svolgersi senza intoppi, invece, quella di Miami sarà una gara assai significativa: Ferrari, McLaren e Red Bull portano tutte aggiornamenti importanti, mentre Mercedes lo farà solo alla prossima gara, in Canada. Le gerarchie, quindi, potrebbero cambiare e non a caso molti dei team principal hanno parlato di un possibile nuovo inizio di mondiale. Però, prima di tenere d’occhio il monitor dei tempi toccherà guardare il cielo. Perché, come se non bastasse, questo weekend c’è una variabile in più che potrebbe cambiare tutto.