Occasione sprecata. Al traguardo dell’ultimo GP di Zandvoort, le due Ferrari sono solo in quarta e quinta posizione, con Hamilton davanti a Leclerc. Un risultato che, senza dubbi, è ben al di sotto delle aspettative che avevano accompagnato la Scuderia in Olanda. Il perché è semplice e abbiamo potuto apprezzarlo per tutto il fine settimana: la SF-26 aveva il potenziale per far bene fin dal venerdì, ma per un motivo o per un altro alla fine i due piloti si sono sempre trovati a rincorrere. Emblematico, in tal senso, è il passo gara mostrato dal monegasco in Sprint Race: il più veloce, tanto da far sì che la Ferrari fosse considerata una minaccia da McLaren nonostante la posizione di partenza in vista della gara, con Leclerc ed Hamilton in quinta e sesta posizione.
A raccontarcelo con grande convinzione, a fine giornata, era stato Andrea Stella, team principal dei papaya. Quella stessa velocità, però, in gara non è stata minimamente sfruttata, un po’ per delle strategie poco aggressive, un po’ per una serie di imperfezioni che, puntualmente, hanno complicato la vita ai due piloti anziché facilitargliela (come i pitstop lenti di Leclerc).
Anzi, spesso hanno fatto sì che i due si trovassero a lottare tra loro in pista, con piani di gara ben diversi e parecchio tempo perso che avrebbe potuto garantire quantomeno un posto sul podio. È proprio questo che, per ben due volte, ha fatto incazz*re Lewis Hamilton mentre era al volante della SF-26.
La prima quando, con Russell appena entrato box al giro 41, Sir Lewis si è incollato agli scarichi del compagno, visibilmente più lento, finendo per perdere terreno anziché guadagnarne considerato l’ottimo passo gara mostrato in quello stint, con gomma media: “Sono più veloce di Charles e ho gomme migliori, fatemi passare”, ha affermato in radio una volta raggiunto il monegasco. “Stiamo perdendo tempo!”, ha poi aggiunto al primo giro dietro Charles per poi chiosare con un sarcastico “Grande maniera per perdere tempo ragazzi, ottimo lavoro”.
La seconda, invece, arriva a qualche giro di distanza, non appena è stata chiamata la virtual safety car per il ritiro di Esteban Ocon: l’inglese, in gara da più di trenta giri con le stesse gomme, ha tuonato: “Mi state usando come cavia o cosa?! Che succede? Quanto tempo mi volete far restare fuori?”. Subito dopo, è arrivato il pit.
Una volta sceso dalla vettura e arrivato al ring delle interviste, sollecitato sulla questione, ha aggiunto: “Voglio vincere, sono qui per vincere. È dura quando guardi avanti e vedi i due piloti Mercedes: ricevono la chiamata, è fatta ed eseguono subito. Hanno fatto passare Kimi lasciandolo fare la sua gara. Io ero su una strategia diversa e qui le cose non vanno allo stesso modo. È una situazione un po' complicata, ma dovremo parlarne a quattr'occhi io e Charles. Ora che rientro al box, ne parlerò con lui”.
Due episodi che fotografano bene la gara della Ferrari, un mezzo caos alimentato da tensioni ed imprecisioni evitabili. Dello stesso avviso è il team principal Frederic Vasseur che, però, ha voluto precisare: “Dopo è sempre facile parlare. Penso che il passo sia stato buono con entrambe le vetture e avremmo potuto ottenere un risultato migliore quest’oggi. Se c’è mancato qualcosa, però credo che sia stato più ieri in qualifica che non oggi”.
Sulla questione team radio infuocati, invece, il francese ha spiegato: “Con Lewis c’è stato un equivoco: non volevamo parlare alla radio, però in quella fase ci aspettavamo di andare fino alla fine (con lui, ndr.). Avevamo Antonelli dietro che stava faticando, per cui ci siamo detti ‘andiamo fino alla fine’. Per quello non abbiamo invertito la posizione, perché comunque Charles doveva rientrare. Probabilmente avremmo potuto fare meglio, però è stato difficile anche spiegare la situazione a Lewis senza rivelare il nostro piano agli altri e questo ha portato poi a prendere quella decisione”.
Qualche secondo più tardi, il manager sottolinea ancora come a mancare, più della gestione gara in sé, sia stata la qualifica. Verissimo considerata la magra terza fila conquistata al sabato, ma la sensazione è che nei 72 giri di Zandvoort si poteva fare decisamente molto meglio. D’altronde, la rabbia di Hamilton parla da sola, così come a farlo sono i risultati sotto la bandiera a scacchi.