Ogni estate ha il suo falò. La mia, quest'anno, ha uno spara-inchiostro. C'è chi passa le serate davanti a Temptation Island aspettando il prossimo tradimento, il prossimo confronto o l'ennesimo litigio sotto le palme. Poi accendi Nintendo Switch 2 e ti ritrovi su un arcipelago tropicale abitato da calamari, polpi e Salmonoidi dove l'unica cosa che conta davvero è capire fin dove può arrivare un getto di vernice. Respiri, sei a casa, quella di Link's Awakening, del surf di Pokémon, delle spiagge assolate di Super Mario Sunshine. Leggerezza e fantasia tornano a prendersi la scena. Nessuno urla o litiga. Ci si diverte. E basta.
Splatoon Raiders è uno di quei videogiochi che sembrano semplici fino a quando non inizi a giocarci. Si esplorano le misteriose Isole Spirhalite insieme al Trio Triglia, si ricopre il terreno di vernice per muoversi più velocemente e raggiungere nuove zone, si recuperano tesori, si affrontano orde e orde di Salmonoidi e si torna alla base per migliorare armi, equipaggiamento e abilità prima della spedizione successiva.
Detto così sembra quasi poco. Poi inizi a giocare e succede una cosa molto Nintendo: smetti di pensare agli obiettivi e cominci a guardarti attorno. Ti accorgi che qualcuno ha costruito un mondo in cui viene voglia di fermarsi cinque minuti in più. E cinque minuti ancora e ancora e ancora…. Le Isole Spirhalite sono uno di quei posti in cui ti fermeresti anche senza una missione da completare. Solo per vedere cosa c'è dietro la collina successiva. Poi arrivano i Salmonoidi e capisci che negli uffici Nintendo qualcuno si è divertito parecchio. Hanno squame rossastre, pinne sfilacciate, armature improvvisate con ferraglia recuperata dai relitti e incrostazioni di sale che li fanno sembrare usciti da un vecchio bestiario marino. Sono brutti ma anche teneri. Minacciosi certo ma pure ridicoli. A volte tutte queste cose insieme. E, come succede con i mostri migliori, te li ricordi ancora prima di aver capito come si sconfiggono. Lo stesso vale per gli scenari, disseminati di relitti, rovine e dettagli che raccontano un arcipelago vissuto molto prima del nostro arrivo.
Ed è proprio il single player a cambiare completamente prospettiva. Per anni Splatoon è stato soprattutto multiplayer: una partita, un'altra partita, ancora una partita, sotto una, dietro l’aòtra. Il tempo per osservare quel mondo era pochissimo. Raiders, semplicemente, ti fa abbassare il ritmo. Ti dice: "Ehi, guarda che questo posto non serve solo a essere attraversato alla velocità massima. Fermati un attimo". La personalizzazione del proprio avatar acquista finalmente una ragione d'essere. Gli equipaggiamenti si provano senza l'ansia di essere eliminati, anzi “splattati” dopo cinque secondi. Ogni modifica cambia davvero il modo di affrontare le missioni e persino i sistemi di automatizzazione aggiungono profondità senza trasformare tutto in una tabella Excel. Splatoon non è mai stato così bello da guardare. Né così piacevole da abitare. È uno di quei giochi che puoi accendere per una mezz'ora dopo cena, tornato dal lavoro, oppure perderti in una sessione matta e disperatissima di svariate ore. Scegli tu. Splatoon Raiders è sempre lì ad accoglierti.
Ah, giusto, come non citare i tre tenori, il Trio Triglia, i nostri compagni di viaggio. Pinnuccia, Morena e Mantaleo accompagnano la Macchinista (il personaggio che controlliamo) dall'inizio alla fine dell'avventura e finiscono per sembrare gli amici con cui partiresti davvero per una vacanza improvvisata.
Ognuno ha il suo carattere, il suo modo di affrontare i problemi, il suo contributo all'esplorazione. Nintendo li aveva già immaginati come una banda di cacciatori di tesori. Raiders li trasforma finalmente nei protagonisti che meritavano di essere. C'è poi un altro dettaglio che continua a rendere Splatoon un caso praticamente unico. Lo stile. In un panorama in cui tanti videogiochi finiscono per assomigliarsi, Nintendo continua a costruire un immaginario riconoscibile al primo sguardo. Sneakers improbabili, felpe oversize, cuffie enormi, occhiali, graffiti, colori sparati. Qui la moda non serve a fare tendenza ma serve anche a raccontare un mondo. Ho passato più tempo del dovuto a provare felpe, cappelli e scarpe virtuali. E non me ne vergogno neanche un po'.
Anche la difficoltà segue questa filosofia. A livello medio è probabilmente uno dei videogiochi più piacevoli da affrontare durante le vacanze, quando fuori ci sono trentacinque gradi all'ombra e la voglia di rilassarsi supera quella di dimostrare qualcosa al mondo. Se invece si decide di alzare l'asticella, Splatoon Raiders cambia completamente faccia, costringe a ragionare sulle build, sulle sinergie tra armi ed equipaggiamenti e tira fuori una profondità sorprendente. I bollori, questa volta, arrivano dal controller. Dopo Donkey Kong Bananza era facile pensare che Splatoon Raiders sarebbe rimasto un po' in ombra. Bananza era il gigante annunciato, quello destinato a prendersi tutti i riflettori. Raiders è il baretto in fondo al lungomare dove entri per bere un “camparino” e finisci per tornarci ogni sera. Un'altra gemma firmata Nintendo.
Forse è proprio questo il motivo per cui Splatoon Raiders arriva così forte in un'estate come questa. Oggi tantissimo intrattenimento sembra vivere di conflitto: reality costruiti intorno alle umiliazioni, serie televisive che inseguono continuamente il colpo di scena, videogiochi convinti che tutto debba passare attraverso la tragedia, la vendetta o l'apocalisse. Fa quasi tenerezza vedere Nintendo continuare a credere che basti questo. Un bel mondo, dei personaggi simpatici, u gameplay solidissimo che funziona. E fantasia. Nel 2026 sembra quasi un atto di ribellione.
Se l'estate è davvero la stagione della leggerezza, perché passarla dietro corna, falò e litigi? Molto meglio partire per un arcipelago tropicale armati di vernice. Foscolo scriveva che nella sera “dorme quello spirto guerrier ch'entro mi rugge”. In Splatoon Raiders quello spirto non dorme. Finalmente si diverte. Oggi il mondo dell'intrattenimento sembra convinto che siamo animali feroci destinati a scannarci davanti a una telecamera. Nintendo, invece, pensa che siamo delle triglie che vanno a caccia di tesori nei Mari del Sud armate di vernice. Sarà ingenua. Sarà fuori moda. Sarà perfino infantile. Dopo una ventina d'ore passate su Splatoon Raiders, però, mi viene da pensare che tra le due sia proprio Nintendo ad avere capito meglio gli esseri umani. Io, nel dubbio, sono già completamente imbrattato d'inchiostro.