Entrato in massoneria all’età di 18 anni e poi assonnatosi per l’impossibilità di sostenere il costo della quota associativa della loggia Areté, Valter Lavitola alla domanda “ma lei che mestiere fa” che quindici anni fa gli poneva Carlo Bonini nella trasmissione Bersaglio Mobile con Enrico Mentana, rispondeva con tutta calma, nonostante si trovasse latitante a Panama, in un momento surreale della televisione italiana: “imprenditore ittico in Sud America e giornalista”. Concentriamoci sul primo punto, dato che per quanto riguarda il secondo è stato radiato dall’albo. Lavitola in Brasile si muove a suo agio da più di vent’anni dove addirittura conosce personalmente il presidente Lula – nelle foto degli incontri del presidente con Berlusconi, Lavitola è sempre presente – ma ecco il punto è un altro. Qui in Brasile il groviglio delle sue società, principalmente di pesce, si concentra in particolare a Cabo Frio, nello stato di Rio De Janeiro, dove oltre alla Blue Fish Lagos, in cui Valter Lavitola è tutt’ora presente, e all’impresa ittica di Barra De Sao Joao, da cui è uscito nel 2023, c’è la società immobiliare Lagiuva, nota alle cronache per i suoi rizomi con l’affaire panamense di Finmeccanica. E fin qui, nulla di nuovo. Sono però le connessioni dell’uomo da cui Valter Lavitola nel maggio del 2015 acquisisce le quote della Lagiuva ad essere particolarmente interessanti. Parliamo di Julio Cesar Carcanho Oliveira, un personaggio che a sua volta ritorna più volte in altri contesti a loro volta decisamente interessanti. Come il bar ristorante Revets 75 insieme all’ex socio di Lavitola, Enzo Roncolato, uomo dalla storia piuttosto “turbulenta” e alla società che il comune di Cabo Frio ha di recente tentato di pignorare senza successo per non aver trovato beni aggredibili. Società, questa, costituita con un imprenditore ittico italiano che nel marzo di quest’anno è stato assolto con formula piena, dopo dieci anni di indagini, per una presunta truffa da 4,5 milioni di euro all’Unione Europea. Ma andiamo con ordine.
Tornando a Oliveira, invece, nel giugno del 2026 diventa socio all’1% della Bro’s Bra Impex Comercio De Produtos Alimenticios, società di import-export ittico con sede anch’essa a Cabo Frio, costituita dieci anni prima con l’italiano Pietro Lococo. Di recente (a marzo di quest’anno) l’imprenditore ittico nato a Roma, dopo dieci anni di indagini da parte della Procura europea di Palermo e Roma, è stato assolto con formula piena per una presunta truffa da 4,5 milioni di euro all’Ue per l’ottenimento illecito di contributi a fondo perduto del Fondo europeo per gli affari marittimi e per la pesca (Feamp) 2014-2020, destinati a investimenti nel settore dell’acquacoltura. La società brasiliana in cui ci siamo imbattuti, la Bro’s Bra Impex, viene creata nel 2016 pochi mesi dopo che Lococo rassegna le cariche dall’Avanotteria, la società al centro dell’inchiesta di cui sopra, denominata Goldfish. A discapito di fraintendimenti tra i lettori sottolineiamo il signor Lococo è stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste in questa vicenda giudiziaria, dunque l’apertura di questa società in Brasile con Julio Cesar Carcanho Oliveira è una questione da intendersi separatamente. Ad ogni modo, la Bro’s Bra Impex risulta inattiva dal 9 giugno del 2022 per omissione di dichiarazioni oltre ad essere oggetto di un esecuzione fiscale per il tentativo di riscossione di un credito nei confronti della municipalità di Cabo Frio. Nel corso del procedimento, a fronte della mancata localizzazione del debitore e o dell’assenza di beni sui quali poter effettuare la penhora, il giudice aveva inizialmente disposto la sospensione dell’esecuzione e l’archiviazione degli atti, senza però la cancellazione del fascicolo. Successivamente, dopo un nuovo tentativo di citazione andato a vuoto, l’exequente ha chiesto un arresto on-line dei beni della società. Il giudice ha però respinto la richiesta, ritenendo che la sola citazione negativa non fosse sufficiente a dimostrare il pericolo di dispersione del patrimonio e sottolineando che non erano stati esauriti i tentativi per localizzare il debitore che, ad ogni modo, non è stato individuato. L’arresto patrimoniale è stato per questo negato e la sospensione dell’esecuzione è rimasta in vigore. Il procedimento, però, è ancora presente presso la 3ª Vara Cível di Cabo Frio e non risulta, dai dati disponibili, che il tentativo di arresto online si sia trasformato in un effettivo pignoramento dei beni della Bro’s Bra Impex.
Ecco, ma allora questo Julio Oliveira, che cosa ha combinato? Non siamo riusciti a trovare molto su di lui, a parte il fatto che durante la sua candidatura a consigliere municipale di Magé, nel 2020, parrebbe aver usufruito dei fondi perduti per il Covid pur avendo un patrimonio superiore ai limiti richiesti, ma questa è una pratica di poco conto. Quel che è davvero interessante sono i personaggi con cui Oliveira è in contatto e da cui, come di liana in liana si giunge a ricostruire la rete di relazioni di Valter Lavitola che, ogni giorno che passa, si scopre essere sempre più l’uomo che collega non solo i due, ma i tre mondi. Europa, Africa e Brasile. Una storia, questa che è ancora tutta da scrivere.
Per la ricerca della documentazione brasiliana su cui si basa quest'articolo è stato fondamentale l'aiuto del giornalista d'inchiesta esperto in crimine organizzato sud-americano, Mattia Fossati