La kafkiana vicenda processuale di Lorenzo Innocenti (mai iniziata davvero) parrebbe finalmente vicina a una svolta. La storia è sempre quella del compagno e assassino di Eleonora Guidi, uccisa con 24 coltellate mentre gli preparava il caffè, davanti al loro figlio piccolo, e del processo che non è mai potuto cominciare a causa dell’incapacità di Innocenti di parteciparvi coscientemente, conseguenza delle lesioni cerebrali riportate dopo essere precipitato dalla finestra dell’appartamento in cui aveva appena ucciso Eleonora. Attualmente, secondo gli avvocati della famiglia Guidi, Innocenti sarebbe capace di giocare a scacchi, utilizzare uno smartphone e circolare liberamente, persino a Rufina, dove vive il figlio piccolo al quale, secondo quanto lo stesso Innocenti avrebbe raccontato ai medici, pensa frequentemente e in maniera tormentata. Ora, però, il Gip di Firenze Alessandro Moneti ha dato un primo riscontro positivo all’istanza urgente presentata dai legali della famiglia di Eleonora Guidi, riservandosi di disporre al più presto una nuova perizia in incidente probatorio per rivalutare la capacità di Lorenzo Innocenti di partecipare al processo. Le sue condizioni neurologiche, dopo il grave trauma cranico, parrebbero infatti essere migliorate sensibilmente, alla luce delle nuove evidenze cliniche e comportamentali di cui già vi avevamo raccontato in un precedente articolo. È rimasta invece senza risposta, almeno per il momento, la richiesta di rivalutare il perimetro della libertà vigilata cui è sottoposto Lorenzo Innocenti. La possibilità per l’uomo di muoversi liberamente al di fuori della struttura sanitaria che lo ha seguito nel percorso di riabilitazione ha infatti suscitato grande allarme tra gli abitanti di Rufina. Le avvocatesse Solange Marchignoli ed Esther Lettieri, legali della famiglia Guidi, hanno dunque depositato un’ulteriore istanza urgente al giudice, chiedendo che venga rivalutato il perimetro della libertà vigilata dell’assassino di Eleonora Guidi. Numerosi cittadini avrebbero infatti segnalato di aver visto Innocenti aggirarsi per Rufina, addirittura nei pressi dell’abitazione in cui è avvenuto l’omicidio. Una situazione che ha portato lo stesso sindaco del piccolo Comune, Daniele Venturi, a scrivere un’inquietante lettera indirizzata al prefetto, ora allegata alla nuova istanza delle legali.
“Come Sindaco (…) sono tenuto a farmi carico del clima di preoccupazione, di sgomento e di disorientamento che sto raccogliendo tra i cittadini (…). Dalle notizie di stampa risulta infatti che nei confronti dell'indagato, (…) sia stata disposta una misura di sicurezza non detentiva (…). Le stesse fonti riferiscono di valutazioni peritali divergenti sulla pericolosità sociale dell’indagato. Orbene più persone mi hanno contattato per riferirmi della presenza, in più di una occasione, dell'indagato nel Comune di Rufina e precisamente presso l’abitazione dei genitori sita nel medesimo luogo dove è stato perpetrato l’omicidio. Di tanto ho avuto di informare il Comando Stazione Carabinieri di Rufina, nell’ottica della massima collaborazione. In ragione del ruolo che la legge mi attribuisce (…) Vi chiedo cortesemente, nei limiti consentiti dalla legge, dal segreto investigativo e dalla tutela dei dati personali: di conoscere (…) se sia previsto alcun divieto o limitazione di accesso o dimora nel Comune di Rufina e di avvicinamento ai familiari della vittima e al minore”.
Una segnalazione parecchio inquietante, dunque, che le avvocatesse Marchignoli e Lettieri hanno sottoposto all’attenzione del Gip Moneti. Anche perché lo stesso giudice, nell’ordinanza del 29 maggio 2026, aveva riconosciuto la pericolosità sociale di Lorenzo Innocenti, seppur attenuata, ritenendo inoltre inadeguato un suo rientro nell’abitazione dei genitori a Rufina, proprio perché situata nel locus commissi delicti. La nuova istanza delle legali chiede soprattutto, dunque, di garantire la sicurezza dei familiari della vittima e soprattutto del figlio piccolo di Eleonora Guidi. Le avvocatesse hanno intanto accolto con “soddisfazione questo primo, significativo segnale di attenzione nei confronti di una vicenda che richiede ascolto e risposte concrete. È un primo passo verso la piena ricostruzione dei fatti e la tutela dei diritti di chi attende da tempo”, sottolineando, però, quanto ancora rimanga da fare, soprattutto sul fronte delle misure di sicurezza e della tutela del minore, nell’auspicio che tutto questo “possa tradursi nell’avvio di un percorso serio e concreto verso la giustizia”.