La scarcerazione di Alberto Stasi su decisione del tribunale di sorveglianza in vista della revisione del suo processo per omicidio è certamente una buona notizia, ma dev’essere d’esempio per tutti noi. Perché di Alberto Stasi non ne esiste uno solo. Ce ne sono tanti altri e la responsabilità a tenere alta l’attenzione su questi casi di clamorosa ingiustizia è di tutti noi, giornalisti e cittadini. E’ una responsabilità importante, perché solo mantenendo alta l’attenzione su casi del genere, che potrebbero riguardare davvero chiunque, c’è una speranza di contribuire a salvare queste vite da una condanna pronunciata in presenza – e non in assenza – di qualche ragionevole dubbio. Questo è proprio il caso di Andrea Bellia, che il 12 aprile del 2023 è stato condannato dalla Corte d’Assise di Catania in primo grado per l’omicidio di Simona Floridia, scomparsa il 16 settembre del lontano 1992. All’epoca sia Andrea che Simona erano appena diciottenni e dopo l’ultimo giro in Vespa la sera prima la denuncia della scomparsa da parte dei suoi genitori, nessuno l’ha più vista. Nella versione resa il giorno dopo da Andrea, Simona gli avrebbe semplicemente chiesto di scendere dalla moto. Badate bene una Vespa, non una moto da cross.
Esattamente un anno dopo quello strano 16 settembre Mario Licciardi, compaesano e conoscente di Andrea Bellia, viene intercettato in una telefonata con la sua ragazza dell’epoca Rossella, poi divenuta sua moglie: “indovina chi è venuto al lavoro”. Andrea? Domanda subito la fidanzata. Sì, risponde lui come se nulla fosse. I due discutono della cosa al telefono come se fosse la cosa più normale del mondo e senza il minimo timore di essere intercettati. Tra l’altro Mario questa cosa non la denuncerà mai e le sue parole verranno tirate in ballo solo decenni dopo dalla procura di Catania. Andrea, nella versione di Licciardi, lo avrebbe raggiunto e lo avrebbe raggiunto a lavoro per dirgli di dovergli fare una confidenza. Lo avrebbe portato in motorino in cima al ripido Monte San Giorgio e lì, nel luogo dove avrebbe buttato giù dalla scarpata Simona, gli ha raccontato come sarebbero andate le cose. I giornalisti de Le Iene e i legali di Andrea hanno cercato di scalare più volte questo Monte, in due, a bordo di un debole motorino come quello guidato da Andrea e Simona quel 15 settembre. Niente, né Le Iene, né le prove portate dalla legale di Bellia, Pilar Castiglia, sarebbero state sufficienti a convincere i magistrati catanesi. Il procuratore generale Giovanni Salvi, poi passato con lo stesso ruolo in Cassazione, ha definito il lavoro dei giornalisti de Le Iene non attendibile e poco accurato, perché finalizzato solo allo share televisivo. E’ pur vero che rimangono parecchi dubbi veramente pesanti sulla versione di Licciardi che nel giro degli anni ha cambiato più versioni. Nel 2024 viene chiesto a Licciardi ai piedi del monte quale fosse il sentiero con cui era salito in cima al Monte insieme ad Andrea a bordo della piccola moto e qui cambia versione rispetto a quella resa nel 2012, sostenendo che il sentiero in verità era un altro. Ne indica uno ancora più impraticabile dell’altro, dove per altro non c’è, e non c’è mai stata, alcuna strada battuta.
Ma non finisce qui. Nel 2012 Licciardi prima disse di conoscere a memoria il luogo in questione. Nel 2024 invece risponde di esserci stato una volta sola. Nel 2012 disse di aver visto degli occhiali dalla montatura bianca, poi nel 2024 no, non si ricorda. E’ però proprio su questa testimonianza che la procura di Catania ha chiesto la conferma della condanna a 21 anni di carcere per omicidio nei confronti di Andrea Bellia, il quale, però, è convinto che Licciardi stia mentendo, non si capisce bene per quale ragione. Secondo la sentenza di primo grado Andrea, all’epoca appena maggiorenne, avrebbe ucciso Simona per evitare che lei facesse la spia sulla sua relazione clandestina con Rossella, l’attuale moglie di Licciardi, all’epoca fidanzata con Licciardi. Rossella, però, di fronte alle telecamere delle Iene nel servizio del maggio scorso, nega di avere avuto una storia con Andrea, e lui pure nega. Esistono poi testimonianze che ritrarrebbero Simona viva e vegeta alcuni giorni dopo la sua scomparsa a Caltagirone in centro, in compagnia di due ragazzi. Altre che invece la vorrebbero avvistata a Caserta in stato di alterazione psicofisica. Testimonianze ritenute inattendibili a differenza di quella di Mario Licciardi che, nonostante le incongruenze tra le versioni rese, continua ad essere l’elemento fondamentale su cui si basa la condanna a 21 anni di carcere nei confronti di Andrea Bellia. Il corpo di Simona Floridia non è mai stato ritrovato e vi è più di qualche ragionevole dubbio. La condanna, ad ogni modo non è definitiva, il processo d’Appello è in corso, ma di dubbi ne rimangono parecchi. Di speranza, poca.