Più di centocinquanta persone ascoltate, cinque indagati che ormai sono gli unici innocenti certi e settimane e settimane di annunci su una svolta vicina che non è mai arrivata. Sono i numeri tristi della storia tristissima di Pietracatella, dove una mamma, Antonella Di Ielsi, e sua figlia, Sara Di Vita, sono morte in seguito a un avvelenamento da ricina. È stato un duplice omicidio e ormai lo sanno anche i muri. Quello che si cerca di capire, semmai, è se c’è stato anche un tentativo di uccidere Gianni Di Vita o se, invece, il malore accusato dall’uomo (con sintomi lievissimi rispetto alla moglie o alla figlia) possa essere stata una messa in scena.
Sì, perché – non ce ne vogliano le istituzioni locali – a Pietracatella sembra che la verità interessi a pochi. Come se cercarla debba essere il mero compito della giustizia e i cittadini non debbano sentirsi in dovere di aiutare. Quella famiglia, la famiglia Di Vita, non aveva dinamiche classiche. Eppure l’unico che lo ha detto chiaramente agli inquirenti – prendendosi anche la disistima di mezzo paese – è stato il parroco. Quasi tutti, invece, hanno preferito fornire il tipico quadretto da Mulino Bianco: tutto perfetto, mai un litigio, solo fedeltà e massima unione.
I dispositivi informatici sequestrati dagli inquirenti, però, hanno raccontato che le cose stavano diversamente. È vero che non s’è (ancora) trovato niente di dirimente rispetto a chi e come possa essersi procurato la ricina, ma il quadro che ne esce è quello di una famiglia dove invece si litigava. Dove le dinamiche erano (come succede per chiunque, sia inteso) diverse da come apparivano e in cui non mancavano frizioni non solo nel nucleo ristretto dei Di Vita, ma anche tra i parenti più prossimi. E la Procura della Repubblica di Larino, adesso, ha deciso di mettere un punto. Probabilmente prendendo di mira una persona per mandare un chiaro segnale a tutte le altre. Cosa è successo di preciso? C’è un’indagata per favoreggiamento, inteso come intralcio alle indagini. Si tratterebbe di una donna (ma non di una delle due principali sospettate) che a chi l’ha interrogata ha raccontato che i Di Vita erano la famiglia perfetta e che, invece, è risultata, grazie alla ricostruzione di alcune chat, perfettamente al corrente dei litigi che c’erano in quella famiglia. Sembra che addirittura a casa Di Vita si parlasse di divorzio.
Ecco perché la notizia di una persona denunciata per favoreggiamento assume oggi un valore particolarmente significativo, anche se contestualmente racconta che la famosa svolta annunciata potrebbe non essere così vicina come si era creduto. A breve, infatti, ricomincerà letteralmente il giro di escussioni tra la Questura di Campobasso e la Procura della Repubblica di Larino e adesso, c’è da esserne certi, saranno i molti a presentarsi con un atteggiamento più collaborativo davanti agli inquirenti.