Essere o non essere... di destra. Chi lo è di più? Chi è più vero? Più real. Sembra un dissing tra rapper di quartiere invece è lo scontro interno al nostro Parlamento. Con Roberto Vannacci che, da Lilli Gruber a Otto e Mezzo, ha detto di essere: “Di destra autentica, fiera di essere destra e non rinnega nulla della propria identità”. Meloni ha replicato alla Camera: “Non mi si parli di vera destra, perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra…”. Insomma, è scontro aperto sul fronte orientale, e l'ipotesi di un'alleanza elettorale a “destra destra” si fa sempre più lontana: “Vannacci rappresenta un modello di destra radicale che non si può alleare con nessuna parte” ha detto Italo Bocchino a Piazzapulita. Il livello dello scontro si è alzato dopo l'ospitata del generalissimo dalla Gruber, e non lo si capisce solo dalle dichiarazioni. I titoli e gli articoli dei giornali “di destra” in questi giorni sono lo specchio delle paranoie dell'attuale maggioranza. Ex amanti traditi e abbandonati, hanno fatto presto a scaricare il generalone di cui fino a qualche mese fa tessevano le lodi per correre ai ripari. Il Tempo ieri lo ha messo in un'ideale Cocito dantesco insieme ai traditori scissionisti della destra: “Da Fini ad Alfano fino a Vannacci: gli utili idioti per il centrosinistra”. Tommaso Cerno sul Giornale ha firmato un editoriale, “La moglie del soldato”, allusione al film di Neil Jordan con protagonista transgender, dove la moglie del soldato è Elly Schlein, la sua nuova “concubina politica”. Oggi Libero mette in prima pagina il faccione del generalissimo in tenuta Che Guevara con al guinzaglio i leader del centrosinistra, titolo? “I soldatini rossi di Vannacci”. A fianco Alessandro Sallusti si chiede se sia “un generale o un capitano di ventura?”. Mentre, se spaventa l'esodo dei Parlamentari verso Futuro Nazionale, Il Giornale risponde con il: “Primo fuggi fuggi da Vannacci”.
Da eroe nazionale, condottiero della crociata anti-woke, a Badoglio del ventunesimo secolo, la stampa meloniana ha definitivamente mollato il generale. Quando si dice metterci una croce sopra, o in questo caso una “decima”. Una storia che inizia già a partire dalla fuoriuscita dalla Lega. L'allora direttore di Libero Mario Sechi lo aveva definito un “utile idiota della sinistra” che “è salito sul taxi della Lega, ne è sceso senza pagare la corsa” e ha fondato un “partito il cui primo atto fondativo è la menzogna”. Mentre Cerno scriveva che l'incauto marinaio aveva “ceduto al canto, sinistro, delle sirene”, affermando che: “chi alla fine lo ringrazierà sarà Matteo Salvini, che da questa frattura, forse non ancora consapevolmente, esce più forte”. Per ora non sembra proprio così, forse siamo ancora nella parte “non ancora consapevole”. Lo stesso Vannacci a marzo aveva accusato i giornali di Angelucci di censurarlo. Un tentativo di arrestare l'avanzata dell'armata del generale che, per ora, sembra inarrestabile nei sondaggi. Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi brandendo “Dio, patria e famiglia” ma ora non può più fare l'antisistema, è a capo del sistema. Quindi bisogna annunciare agli elettori che Vannacci “non è uno dei nostri”. Ma che cos'è la destra, cos'è la sinistra? E cos'è se ogni attacco mediatico, da entrambe le parti, lo rafforza. Insomma no, non è il mondo al contrario, è semplicemente istinto di sopravvivenza.