A Larino e in Questura a Campobasso i programmi possono cambiare anche nel giro di mezza mattinata. Chi aspettava oggi l'ennesima audizione di Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella e marito e padre di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, è rimasto col taccuino in mano e neanche una riga scritta. Il motivo? Non sarà ascoltato. O, meglio, prima s'era detto che sarebbe stato ascoltato nel pomeriggio e, poi, l'incontro con gli inquirenti è saltato. Sembra, tra l'altro, che succederà lo stesso anche per l'incontro previsto per domani con la cugina Laura Di Vita.
Conferme ufficiali sui motivi del cambio di programmi non ci sono, ma a questo punto è legittimo chiedersi quale elemento possa essere emerso proprio in queste ore per suggerire agli inquirenti di prendere tempo. Attenzione, però, perché potrebbe esserci anche una motivazione tecnica: il deposito della relazione sull'esame autoptico è stato prorogato al 30 giugno. E al momento, dunque, non c'è un elemento di novità che possa aiutare a confrontare ricordi, versioni e dati scientifici.
Anche la stessa affermazione "l'indagine è a una svolta" rischia di essere assolutamente vera e anche dannatamente falsa. Perché è chiaro che a breve, forse nel giro di un paio di settimane, i cinque medici attualmente indagati usciranno definitivamente di scena e che, quindi, da questo punto di vista ci sarà una svolta. Svolta che rischia di non esserci a brevissimo, però, sul nuovo nome che comparirà sulla copertina del nuovo fascicolo, o i nuovi nomi nell'ipotesi del reato di omicidio in concorso. Quello che è certo, al di là delle indiscrezioni che trapelano, è che Gianni Di Vita è una figura chiave. Non come sospettato, ma proprio come epicentro delle varie piste che gli inquirenti stanno seguendo.
Sì, non c'è solo una pista. E, anzi, in queste ore – complici proprio le testimonianze dei medici indagati e di uno di loro in particolare – si è tornati qualche passo indietro. Tanto che si è deciso di porre nuovi quesiti al centro antiveleni di Pavia per fugare ulteriori dubbi che sarebbero emersi, in particolare rispetto al veleno utilizzato e all'RCA120, un'altra sostanza tossica individuata nel sangue delle due vittime. È chiaro che se è stata usata ricina pura, magari mescolandola all'altra sostanza, chi voleva la morte dei Di Vita è qualcuno che poteva avere accesso a canali di mercato preclusi ai più. Fosse anche quello dei semplici prodotti che si usano in agricoltura. Se, invece, il veleno utilizzato è prodotto dei semi del ricino mescolato a altre sostanze chimiche facilmente reperibili in commercio (così come facilmente reperibili sarebbero anche alcuni tutorial che girano nel web), allora non è troppo lontano dall'ambiente familiare che si andrà a finire.