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25 maggio 2026

La gente a Milano è tornata a spaccarsi di Tussy, la cocaina rosa: ecco perché funziona così tanto e chi l’ha raccontata meglio di tutti

  • di Michele Larosa Michele Larosa

25 maggio 2026

La "cocaina rosa" non è cocaina, non è 2C-B, e dentro non c'è quasi mai quello che pensi. È un cocktail senza ricetta fissa, nato nei laboratori dei cartelli messicani e finito nei bagni dei club milanesi e nei testi dei rapper. Ma cos'è davvero la Tussy?

Foto di: Ansa

La gente a Milano è tornata a spaccarsi di Tussy, la cocaina rosa: ecco perché funziona così tanto e chi l’ha raccontata meglio di tutti

Si è tornati a parlare di "cocaina rosa". La tucibi o Tussy, che poi con la cocaina e la vera 2C-B non c'entra niente. La droga del "circolino", della Milano da bere (o meglio da ballare). Delle ragazze con l'iqos che frequentano le università private, i figli degli imprenditori, dei politici, gli apertivi in centro, gli attici e le feste esclusive. Il mondo della Gintoneria, dell'inchiesta sui calciatori, di Terrazza Sentimento, la notte milanese più scintillante e più oscura. È il mondo dei rapper, di Guè che canta il "gusto rosa, tussy", l'universo di cui parlano Kid Yugi e Rrari dal Tacco nella canzone "Bianca", e non a caso, nella strofa di Kid Yugi, lei fa gin, coca, tucibi e poi repeat. Un grammo di cocaina costa 80 euro, la "cocaina rosa" anche 120. Pochi giorni fa a Tor Bella Monaca i Carabineri hanno sequestrato centinai di dosi di cocaina, tra cui anche cocaina rosa. Oggi sul Corriere è uscito il racconto di una ragazza, 30 anni, che per dieci anni in quel mondo che sembra uscito da un video del Pagante ci ha sguazzato per dieci anni. Ma cos'è davvero la "cocaina rosa"?

Milano

La vera storia della 2C-B

Per capire cos'è la tusi bisogna fare un passo indietro. La 2C-B — 4-bromo-2,5-dimetossifenetilamina — fu sintetizzata per la prima volta nel 1974 da Alexander Shulgin, chimico e farmacologo americano che nei decenni successivi sarebbe diventato una figura di culto nella ricerca sulle sostanze psichedeliche. Shulgin lavorava su molecole capaci di produrre stati alterati di coscienza e di facilitare il lavoro terapeutico: la 2C-B era una di queste, con effetti a metà strada tra l'MDMA e un blando psichedelico. Negli anni Settanta e Ottanta venne usata in alcuni contesti di psicoterapia, soprattutto negli Stati Uniti, per favorire il contatto con le proprie emozioni e abbassare le difese in seduta. Si inseriva in una tradizione di ricerca sull'uso terapeutico degli psichedelici che includeva LSD e MDMA, che oggi ha tra l'altro trovato nuova linfa grazie alla scelta di Trump di accelerare la ricerca sugli psichedelici per trattare depressione e disturbo post-traumatico da stress. La 2C-B produce un effetto entactogeno — avvicina agli altri, facilita l'empatia, abbassa le difese — con una componente visiva e psichedelica che dipende dalla dose. Rispetto all'LSD è più breve, più gestibile, meno intensa. Poi arrivarono le leggi. Negli Stati Uniti la 2C-B fu classificata come sostanza controllata nel 1995, in Italia è illegale dal 2001. La ricerca si interruppe, il mercato nero la assorbì, e nel giro di qualche anno il nome "tucibi" cominciò a circolare nelle scene club europee come sinonimo di una sostanza più soft rispetto all'ecstasy, più esotica, più costosa.

Cosa è diventata oggi

Il problema è che quello che oggi viene venduto come tussy o cocaina rosa non è quasi mai 2C-B. È un cocktail, e ogni laboratorio — spesso messicano — ha la sua ricetta. Ketamina, benzodiazepine, anfetamine, psichedelici vari. L'unico ingrediente costante è il colorante rosa, il resto cambia ogni volta. Due dosi comprate nella stessa serata, nello stesso posto, possono contenere sostanze diverse in proporzioni diverse.Anche gli effetti sono variabili, e proprio nel mix inatteso sta il potenziale pericolo. Non sai cosa stai prendendo, non sai come interagisce con quello che hai già in corpo, con l'alcol, con altri farmaci. "Sotto molti aspetti, la cocaina rosa è l'esempio più sofisticato del marketing delle droghe sintetiche", ha spiegato Emanuele Bignamini, psichiatra e referente scientifico dell'IEUD, Istituto Europeo Dipendenze. "Così come nella moda ci sono creativi che immaginano il prodotto, artigiani che lo realizzano, pubblicità e rete di vendita, allo stesso modo esistono progettisti di droghe sintetiche, laboratori che le producono e reti per spacciarle. Anche il nome, cocaina rosa, è un'operazione di marketing: suggestivo e rassicurante. Ma di cocaina non c'è traccia". Un nome innocuo, quasi vezzeggiativo, un colore accattivante. E dentro, ogni volta, una sorpresa, che da anni sta conquistanto le notti delle città italiane.

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Foto di:

Ansa

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