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21 aprile 2026

Che trip: Trump finanzia una ricerca stupefacente. Ma cos'è l'iboganina, la molecola che ha ricevuto 50 milioni di fondi? Intervista al presidente di Illuminismo Psichedelico, la prima realtà in Italia a lanciare un corso sull'integrazione psichedelica

  • di Michele Larosa Michele Larosa

21 aprile 2026

Negli USA un farmaco a base di psilocibina è in dirittura d'arrivo, sull'ibogaina si sta spingendo la ricerca. È il futuro della psichiatria, e se n'è accorto anche Trump. Ne abbiamo parlato con il presidente di Illuminismo Psichedelico Federico Di Vita

Foto di: Ansa

Che trip: Trump finanzia una ricerca stupefacente. Ma cos'è l'iboganina, la molecola che ha ricevuto 50 milioni di fondi? Intervista al presidente di Illuminismo Psichedelico, la prima realtà in Italia a lanciare un corso sull'integrazione psichedelica

Mentre in Italia +Europa e Radicali fumano cannabis davanti a Montecitorio per chiedere la legalizzazione, negli Stati Uniti si è già arrivati agli psichedelici. Donald Trump sabato ha firmato un ordine che impone alla Food and Drug Administration di accelerare l'approvazione dei farmaci psichedelici per tutti i pazienti “idonei” - ossia individui affetti da malattie mentali gravi, croniche o potenzialmente letali, specialmente se hanno tentato tutte le terapie convenzionali disponibili senza ottenere risultati - e stanzia 50 milioni di dollari per la ricerca. Due in particolare le sostanze sotto la lente d'ingrandimento: la psilocibina e l’ibogaina. Una svolta epocale, con l'obiettivo dichiarato di offrire nuova speranza a milioni di americani, in particolare ai veterani di guerra, che continuano ad affrontare tassi di suicidio sproporzionatamente elevati e spesso non rispondono alle terapie convenzionali. Per capirci di più abbiamo intervistato Federico Di Vita, presidente di Illuminismo Psichedelico, organizzazione di volontariato che in Italia si impegna nella divulgazione del potenziale terapeutico delle sostanze psichedeliche.

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Donald Trump alla firma dell'ordine esecutivo con il segretario della salute e dei servizi umani Robert Kennedy Jr. e il podcaster Joe Rogan Ansa

Cosa ne pensa della scelta di Trump di aprire all’uso terapeutico di sostanze psichedeliche?

I processi di approvazione di diverse molecole psichedeliche vanno avanti da lustri, la scorsa estate è sfumata per poco l’approvazione definitiva della terapia assistita con MDMA per la sindrome da stress post traumatico (il PTSD) proposta da Maps/Lykos, più che altro, pare, perché la presentazione dei risultati di Fase 3 è stata da un lato un po’ povera in termini di completezza, e dall’altro un po’ caotica (non era stato scelto per esempio un solo approccio terapeutico, ma qualunque psicologo al lavoro nel trial era autorizzato a lavorare con la sua tecnica di riferimento, cosa che comprensibilmente rendeva più complessa l’approvazione di una generica “psicoterapia”, un elemento già di per sé difficile da misurare). Nel frattempo, è notizia di neanche un mese fa, sta arrivando alle battute finali per l’approvazione un farmaco a base di psilocibina (il principio attivo dei funghi magici) messo a punto dalla Compass. Questa volta, per lo step finale, la casa farmaceutica non ha proposto una psicoterapia assistita con la sostanza, ma il tentativo è quello di far approvare direttamente il farmaco così com’è. Un medicinale piuttosto forte a base di psilocibina verrà dunque probabilmente approvato entro l’anno, senza neppure l’indicazione di un accompagnamento terapeutico – circostanza per altro che lascia non poche perplessità, trattandosi di potenziali farmaci diversi dagli antidepressivi oggi in commercio, e che quindi non possono essere prescritti con la stessa leggerezza e nello stesso modo. Tutto questo – e sono solo due esempi, ci sono diversi altri composti psichedelici che stanno perseguendo la via dell’approvazione negli USA – per dire che il percorso che porterà probabilmente molto presto sul mercato farmaci psichedelici è già in atto da anni. Dirò di più, uno è già approvato con indicazione antidepressiva, l’esketamina (una forma racemica della ketamina, proposta in questo modo solo a scopo di lucro, dato che la ketamina costa molto poco, e invece avendo scelto di testare gli effetti antidepressivi della sola forma levo-gira la Janssen Pharmaceutical, un ramo della Johnson & Johnson, può oggi venderla a un prezzo salatissimo). Dunque, sì, l’indicazione dell’amministrazione Trump è in qualche modo significativa, ma l’intenzione è quella di velocizzare processi che in realtà sono attivi da diversi anni, e sui quali sono in corso ricerche con alle spalle finanziamenti importanti.

Cos’è l’ibogaina e perché ha ricevuto 50 milioni di dollari per la ricerca?

L’ibogaina è il più importante dei principi attivi contenuti nell’Iboga (la Tabernanthe iboga) una pianta originaria dell’Africa centro-occidentale, e utilizzata ritualmente da popolazioni come i buiti. Per chi fosse curioso, in questa puntata di Illuminismo Psichedelico intervistavo l’etnobotanico Giorgio Samorini, una vera star nell’ambito della cultura psichedelica nazionale e internazionale, che in questo episodio raccontava la sua iniziazione proprio ai culti buiti, quelli a base di Iboga. Tornando alla tua domanda, l’ibogaina è una molecola psichedelica i cui effetti durano molto a lungo, rispetto alle altre, e lavorano in profondità. L’ibogaina sembra essere molto promettente soprattutto per quanto riguarda il trattamento delle dipendenze, per esempio quelle da oppioidi, un vero flagello negli Stati Uniti (pensa al Fentanyl), e secondo alcuni può essere una valida alternativa anche per il trattamento del PTSD (e lo stato mentale dei veterani di guerra negli USA è sempre un tema caldo). Si tratta però di una molecola che presenta rischi da non sottovalutare dal punto di vista della cardio-tossicità. Si capisce perché negli Stati Uniti stiano spingendo per la ricerca in questo senso, ma su questo composto o su suoi eventuali derivati bisognerà in effetti aspettare i risultati dei trial, perché rispetto ad altri psichedelici i rischi sono forse potenzialmente maggiori.

Viene da un’amministrazione spesso percepita come conservatrice: come si spiega questa scelta? È una svolta ideologica o ha motivazioni più pragmatiche?

Negli Stati Uniti la cultura psichedelica e il tema delle potenzialità di queste molecole è davvero molto più avanti che da noi, e anche il dibattito è ben più trasversale del nostro. Del resto mi chiedo come sia nata questa idea che il centro-sinistra italiano sia così antiproibizionista, non ricordo infatti grandi provvedimenti di liberalizzazione delle sostanze presi da governi di quel colore, fatto salvo per la legalizzazione della produzione di infiorescenze di canapa con una percentuale inferiore allo 0,5% di THC approvata dal governo Renzi (e sai che liberalizzazione, comunque nel nostro panorama meglio di niente, tant’è che poi il provvedimento è stato cassato da quello attuale di governo, che ha maggiormente a cuore gli interessi delle mafie e che per proteggerli non si è peritato di colpire decine di migliaia di lavoratori che avevano investito nel settore, danneggiando al contempo chi traeva beneficio da quei prodotti, per quanto molto light). Di certo tuttavia nessun governo si è mai spinto alle nostre latitudini a proporre depenalizzazioni o neanche finanziamenti in ambito di psichedelici.

Il Washington Post ha scritto che “ci sono poche prove, se non nessuna, che la maggioranza di queste droghe possano alleviare le condizioni di cui parlano”. Quali sono le evidenze scientifiche a sostegno dell'uso delle sostanze psichedeliche per la cura dei disturbi mentali?

Come ti dicevo le prove ormai ci sono e come, alle spalle abbiamo ormai quasi vent’anni di ricerca, ci sono addirittura farmaci approvati (l’esketamina) o alle battute finali per l’approvazione. Non so il collega del Washington Post dove abbia preso le sue informazioni… Se per caso si riferisse solo all’ibogaina, ma dal virgolettato che riporti non sembra, confermo che servono ulteriori ricerche per pensare a una approvazione farmaceutica, sull’ibogaina in effetti la mole di studi è ancora esigua, ma su tante altre molecole ormai no.

Qual è la differenza tra trattare qualcuno con psilocibina in un setting clinico controllato e il consumo ricreativo? Conta il contesto o conta la sostanza?

Tutto conta. I concetti di set (lo stato psicologico di chi assume una sostanza, le sue aspettative e la sua storia) e setting (il contesto fisico, relazionale e rituale in cui l’esperienza avviene) sono stati definiti per la prima volta da Timothy Leary, Richard Alpert e Ralph Metzner nel loro L’esperienza psichedelica. Un manuale basato sul Libro tibetano dei morti; accanto a questi principi fondamentali lo psichiatra Norman Zinberg ha proprio aggiunto la sostanza, proponendo la sua triade nel celebre Droga, Set e Setting. Le basi del consumo controllato di sostanze psicoattive. Ogni assunzione avviene inevitabilmente all’interno di un setting, il paradosso è che setting che pregiudizialmente qualcuno potrebbe considerare meno controllati o efficaci, possono in realtà esserlo molto di più rispetto a quelli clinici, che spesso risultano improvvisati o poveri. Il contesto di un free party, per esempio, è un setting molto funzionale, definito lungo decenni, dove la musica ritmata svolge un ruolo fondamentale nella regolazione della trance (per sapere qualcosa a questo riguardo si possono leggere libri come Dallo sciamano al raver del filosofo francese Georges Lapassade, Muro di Casse dello scrittore Vanni Santoni, o Rave New World del giornalista Tobia D’Onofrio), e dove sono immancabilmente presenti presidi di Riduzione del Danno. O ancora, nei contesti cerimoniali tradizionali, gli elementi in cui avvengono le assunzioni rituali non sono altro che, in ultima analisi, setting studiati nei minimi dettagli, messi a punto magari nel corso di secoli. Ci vorrà molto tempo perché la medicina occidentale possa definire setting anche solo paragonabili per efficacia e aderenza all’esperienza psichedelica a questi che ho menzionato: per farcela bisognerà osservare con attenzione proprio il ruolo della musica, quello dell’ambiente e la cura relazionale necessari alla definizione di un contesto migliore possibile per questo tipo di esperienze nei contesti che si sono interrogati al riguardo e hanno definito i loro scenari elaborandoli nel corso di tempi molto lunghi. I setting clinici per riuscire in una tale impresa dovrebbero trarre non pochi insegnamenti dai contesti in cui tutto ciò è già avvenuto.

Potrebbe essere l’inizio di una progressiva depenalizzazione o liberalizzazione di queste sostanze, anche al di là dell’uso medico?

Speriamo. Le questioni aperte sono tante, bisognerà tutelare anche gli usi privati, festivi e rituali, al di là di quelli clinici. Dovremmo tentare di fare il possibile per difendere le piante sacre, i funghi e i derivati di sintesi ormai non protetti da brevetti, perché la tentazione potrebbe essere quella di continuare a criminalizzare chiunque non usi le molecole sviluppate dalle case farmaceutiche, magari a partire da quelle note (e spesso in chiave peggiorativa), nell’ottica di brevettarle e venderle a caro prezzo, mantenendo tutto il resto nell’alveo dell’illegalità.

Altri paesi hanno già percorso questa strada? Con quali risultati?

Ci sono contesti molto diversi, la realtà è in evoluzione ma molto frammentata. Faccio solo alcuni esempi. In Canada anche in quadro di sostanziale illegalità a livello federale, la tolleranza sociale è talmente elevata che a Vancover e a Toronto esistono smart shop che vendono diverse varietà di funghi psilocibinici. Negli Stati Uniti e in particolare in Oregon, Colorado e nello stato di Washington, troviamo una situazione simile a quella canadese, in cui anche al cospetto di una illegalità a livello federale la raccomandazione per le forze dell’ordine è quella di considerare la lotta all’uso degli psichedelici a un livello di priorità zero. In Australia psilocibina e MDMA sono legali per gli usi terapeutici, previa prescrizione psichiatrica. In Brasile l’uso dell’ayahuasca è ammesso nei contesti tradizionali rituali, così come in quelli religiosi (penso per esempio alle chiese come quella del Santo Daime). Usi per scopi religiosi sono ammessi anche negli USA. In Perù l’ayahuasca è riconosciuta addirittura come parte del patrimonio culturale del paese. In Bolivia il consumo dell’ayahuasca è tollerato. In Messico il consumo di peyote è in una zona grigia, tecnicamente illegale, diventa ammesso nel contesto delle cerimonie tradizionali, anche ove somministrato a stranieri. Nei Paesi Bassi i tartufi psilocibinici sono legali, e si possono acquistare negli smart shop, mentre i funghi invece non lo sono. Il Portogallo dal 2001 ha decriminalizzato l’uso personale delle sostanze psicoattive (compreso ad esempio l’LSD). La Spagna è in una zona grigia, vige una sostanziale depenalizzazione, purché gli eventuali usi avvengano in spazi privati. Nella Repubblica Ceca la psilocibina è legale per usi terapeutici, un po’ come succede in Svizzera, dove in contesti clinici avvengono somministrazioni di LSD, psilocibina ed MDMA.

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In Italia a che punto siamo su questi temi? Esistono sperimentazioni cliniche attive?

Al giorno d’oggi, per la prima volta dopo decenni, è attivo un trial clinico in Italia, grazie allo psichiatra Giovanni Martinotti, che sta indagando gli effetti antidepressivi della psilocibina (come già segnalato, ormai conosciamo i potenziali antidepressivi della psilocibina, e anzi sta addirittura per essere approvato un farmaco proprio a base di psilocibina). Tuttavia lo studio di Martinotti è interessante, principalmente perché è riuscito a farlo in Italia. In questa puntata lo psichiatra ci ha raccontato i dettagli della sua ricerca, dal disegno piuttosto complesso, e le difficoltà che ha dovuto superare, sia di ordine amministrativo che burocratico, per riuscire a portarla a compimento.
Nel nostro Paese stanno tuttavia succedendo altre cose che mi paiono rilevanti, permettimi di segnalarle anche se mi riguardano. Da pochi mesi con l’associazione Illuminismo Psichedelico abbiamo avviato il primo programma di formazione completamente dedicato alle terapie psichedeliche. Il progetto si chiama Illuminismo Psichedelico Academy, ed è una vera e propria “scuola”, tramite la quale qualche mese fa abbiamo lanciato il primo corso in terapie assistite con psichedelici mai proposto nel nostro Paese. Rivolto a medici e psicologi il percorso formativo è validato dagli ECM, i crediti formativi per l’aggiornamento continuo delle professioni sanitarie (per capirci, è un corso con una ufficiale validazione ministeriale). Proprio all’inizio di aprile, sempre tramite Illuminismo Psichedelico Academy, abbiamo lanciato un secondo corso, che partirà a giugno, questa volta dedicato all’integrazione psichedelica. Anche questo secondo percorso formativo è destinato a medici e psicologi, e anche in questo caso è validato dagli ECM. Credo sia interessante anche perché l’integrazione è in effetti a oggi il solo intervento che gli psicologi sono autorizzati a compiere (per quanto riguarda gli psichiatri, loro oltre a questo possono prescrivere l’esketamina). Sebbene il consumo di queste sostanze sia illegale, c’è infatti chi le usa, e in alcuni casi ha bisogno di aiuto. Tale aiuto non solo può essere fornito legalmente da psicologi o psichiatri, ma è anche un campo in cui esiste una domanda crescente e nel quale la formazione è al momento nel nostro Paese sostanzialmente assente.
Gli psichedelici possono indurre stati di profonda rivelazione e neuroplasticità. Tuttavia, senza uno sforzo consapevole e un supporto clinico per ancorare le intuizioni emerse durante un’esperienza in stato espanso nella vita quotidiana, i benefici svaniscono rapidamente. L’esito di un’esperienza psichedelica non dipende mai solo dalla molecola. Gli psichedelici agiscono come “amplificatori aspecifici”, secondo una definizione dello psichiatra Stanislav Grof, lavorando grazie ai tre elementi di cui parlavamo prima: la sostanza; il set e il setting. Un’esperienza potente, se non integrata, può generare meccanismi di difesa disfunzionali.

 

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