Moriva un anno fa Papa Francesco, il “Papa comunista”, o almeno “socialista”, il Papa del popolo, “l’unico politico di sinistra in Italia”, il pacifista che ha rivoluzionato la strategia di comunicazione del Vaticano, distruggendo decenni di diplomazia docile e fatta dietro le quinte, il “Papa di Twitter” (che ancora non era X) che da quella finestra su San Pietro pregava, denunciava e “postava” non solo per tutti i fedeli del mondo, ma quelli che credevano in una sorta di religiosità laica, la religione della Liberazione (che ricordava molto quella teologia sviluppatasi in America latina). Quel ricordo, in Italia un po’ ingiallito, come la vecchia edizione di Claudiana, di un Vangelo della liberazione (il sottotitolo del libro di Giorgio Girardet era Una lettura politica di Luca).
E quella distanza, ora, da chi ricopre oggi il trono di Pietro, Leone XIV, considerato più timido e per alcuni debole, perché non ha nel carattere quell’attributo che, per tendenza nazional popolare, tendiamo ad apprezzare e a ricercare nei personaggi pubblici, e cioè un fare ciociaro, di cuore, istintivo, a tratti sopra le righe. Come a dire che la verità, se passa, passa da una rabbia e una dolcezza incontrollate. E come se Papa Francesco fosse davvero quella macchietta che in molti ricordandola esaltano, un agitatore di popoli, un Che Guevara con crocifisso, un gesuita ironico e marxista, combo paradossale (poiché i marxisti, se ortodossi, non possono che essere tristi, mogi e pessimisti). Senza che ci si accorga, tranne quando Leone XIV condanna apertamente la guerra in Iran o Putin, che il nuovo pontefice è tanto forte quanto il precedente, ha tanto vissuto quanto il precedente, ha tanto servito e per questo è in grado di governare, con agostiniana mansuetudine, e cioè non con debolezza ma sapendo dosare la forza.
L’energia pontificia oggi viene gestita e distribuita secondo regole auree della Tradizione vaticana, in un modo che fu proprio, per esempio, di Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. Ciò detto, a un anno dalla morte di Papa Francesco è evidente ciò che resta: in alcuni la nostalgia per un Papa forte, duro, “di sinistra”; per altri la damnatio memoriae del Papa che tradì la Chiesa, dell’Antipapa quasi, del nemico della Tradizione. Insomma, ciò che resta di Papa Francesco è il fraintendimento che, c’è da dire, lui non ha mai cercato di sciogliere quando era in vita, quasi che, alla fine, anche lui abbia creduto a ciò che di lui dicevano. Un Papa progressista (ma nessuno ricorda le sue posizioni sull’aborto?), che avrebbe fatto bene e male alla Chiesa a un tempo, avvicinando falsi credenti, gonfiando i numeri (cosa falsa) dei nuovi fedeli, ma al prezzo di perdere un po’ dell’autenticità cattolica.
Di questo Papa si è detto tutto, la tenerezza e la fortezza, la lucidità politica (mah…) e la visionarietà teologica (mah…). Ha saputo rispondere ai tradizionalisti e alla Chiesa tedesca (i “progressisti”) semplicemente non rispondendo, dimostrano forse che un po’ sì, la Chiesa l’ha trascurata a favore del mondo, cosa positiva o no lo lasciamo dire a voi. Certo non si può dire che molto sia cambiato, nonostante l’apparenza. La visione dell’uomo della Chiesa è rimasta la stessa di sempre, il Catechismo della Chiesa cattolica è lo stesso di Benedetto XVI, la tendenza a conservare della Chiesa resta centrale, l’innovazione è un pungolo che, a fasi alterne, ci porta a diffidare o a rischiare, ma con attenzione. Ora Papa Leone XIV, che ha dimestichezza con le regole e la gestione politica di un’istituzione (è stato anche Priore degli Agostiniani) e mastica teologia, ha un compito difficile. Proseguire nel solco tracciato dai suoi predecessori, ivi compreso Bergoglio, tenendo insieme quei pezzi di Chiesa che pare si siano allontanati nel corso dell’ultimo decennio, interpretando correttamente sia le volontà restauratrici (che vanno, appunto, controllate e non semplicemente accettate) sia la nuova spinta verso la Chiesa tra i più giovani, i quali non devono credere che il Cattolicesimo sia tutto (o solo) tamburelli e gioia per il Creato, una sorta di religione hippie o new age con più storia alle spalle e dunque accettata dai genitori. E forse su questo Papa Francesco qualcosa ha fatto, ribadendo che sì la rivoluzione, sì il No a ogni guerra, sì quel che vogliamo, ma col volto di Cristo ben piantato negli occhi. Lui vedeva il Cristo sanguinante nella fame, nella povertà e nella morte. Papa Leone ha il compito, come suo successore, di ricordare il Dio risorto, quello che arriva dopo il dolore. Il mondo, con le guerre e la follia dei suoi leader, ne avrebbe bisogno.