Il fentanyl? Sì, negli Stati Uniti continua a essere una minaccia, e non potrebbe essere altrimenti visto che, nei 12 mesi terminati nell'agosto 2025, ha causato circa 73.000 decessi per overdose, seppur con un calo del 21% su base annua. Eppure i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) statunitensi e le autorità sono preoccupati da altre due droghe. La prima, che sta facendo parlare di sé proprio in questi ultimi giorni, si chiama kratom. È un composto derivante da una pianta con proprietà psicoattive che, se assunto in dosi elevate, produce effetti simili a quelli degli oppiodi. Un freschissimo studio pubblicato sulla rivista Addiction ha rilevato, in poco più di un decennio, una crescita di 65 volte dei casi arrivati all'attenzione dei centri antiveleni americani. Gli esperti parlano di un incremento vertiginoso, sia nelle segnalazioni di esposizione al kratom che nel numero di consumatori che hanno portato gravi conseguenze mediche. L'ibogaina è invece un estratto di un antico arbusto africano. Tossicodipendenti e vecchi veterani dell'esercito si stanno riversando in Messico per assumere questo potente allucinogeno.
Il kratom non rientra nell'elenco delle sostanze controllate in base all'Us Controlled Substances Act, né è approvato per uso medico dalla Food and Drug Administration, il che lascia i singoli Stati americani liberi di stabilire le proprie normative. Alcuni, non a caso, non lo regolamentano affatto. I numeri dicono che un caso su sette tra quelli legati all'uso esclusivo di questa sostanza richiede il ricovero ospedaliero, mentre uno su 16 necessita di cure intensive. Il kratom, usato da tempo immemore nel Sud Est Asiatico, è arrivato negli Usa dopo la guerra del Vietnam, portato dai soldati di ritorno e dai rifugiati, ma non si diffuse fino agli anni 2010, quando i negozi di alimentari e i negozi di sigarette elettroniche iniziarono a venderlo sotto forma di pillole, miscele per bevande alla frutta e persino caramelle gommose, seguendo le tendenze del fiorente settore della cannabis legale. Man mano che il kratom diventava più gustoso e accessibile, la sua popolarità crebbe vertiginosamente fino all'emergenza odierna. A basse dosi, il kratom produce una sorta di euforia simile a quella provocata dall'Adderall; a dosi più elevate, agisce più come un oppioide a basso dosaggio e può portare alla dipendenza.
Diverso il discorso riguardante l'ibogaina, diventata centrale negli Usa dopo che tossicodipendenti e veterani dell'esercito con traumi hanno iniziato a usarla all'estero (soprattutto in Messico), riportando miglioramenti rapidi dove le cure tradizionali fallivano. C'è chi lo considera un farmaco, chi una droga illegale. Il problema è il bilancio tra benefici e rischi: può ridurre dipendenza e depressione, ma può causare gravi aritmie e persino morte. Attenzione però, perché l'intero settore della medicina sta investendo grandi quantità di denaro in terapie psichedeliche. Di recente, per esempio, l'amministrazione Trump ha ordinato di accelerare ricerca e approvazioni, con fondi pubblici. Nel 2023, Sergey Brin, uno dei fondatori di Google nonché uno degli uomini più ricchi del pianeta, ha investito 15 milioni di dollari in una startup, Soneira, con l'obiettivo di capire se la citata ibogaina può essere usata in sicurezza per trattare alcuni tipi di lesioni cerebrali traumatiche. Tra divieti, abusi e investimenti milionari, gli Stati Uniti non sanno come risolvere il problema delle droghe. Molte di loro potrebbero infatti trasformarsi in farmaci. Ma non tutte.