Più ricino che ricina. Qualche giorno fa, su MOW, eravamo usciti con un titolo così (qui il link) per spiegare che gli inquirenti stavano cercando di capire come e perché l’altissima concentrazione di ricina trovata nel sangue di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi non trovasse riscontro in altri parametri presi in esame dai medici legali. Adesso, però, tutto s’è fatto più chiaro: il veleno utilizzato sarebbe stato estratto artigianalmente, forse seguendo qualche tutorial trovato nel dark web o tra le pieghe di qualche sito, facendo sì che alcuni dei sintomi che poi hanno portato alla morte delle due donne fossero più riconducibili a una intossicazione con il ricino che a un vero e proprio avvelenamento con la ricina. Lo conferma, in queste ore, anche Repubblica, mentre la Procura di Larino, sempre come su MOW avevamo già anticipato (qui il link), si prepara a cancellare definitivamente dal fascicolo per omicidio colposo il nome dei cinque medici fin qui indagati.
Per loro, proprio come avevamo scritto, è solo questione di ore prima che l’incubo finisca. O comunque prima che tutto venga derubricato fino a far parte, eventualmente, di un fascicolo secondario rispetto a quello sull’omicidio delle due donne. Che per ora resta contro ignoti. Il destino, però, è un animale bizzarro che gioca con i numeri anche quando c’è niente da giocare e se cinque protagonisti escono di scena, altri cinque sono destinati a entrare nella partita. E’, giusto per usare la solita e vecchia definizione, la cerchia dei sospettati. Tutti familiari, o comunque persone molto vicine alle due donne che hanno perso la vita. Qualcuno voleva sterminare i Di Vita e ha fallito con Alice (che aveva cenato con amici) e con Gianni? Oppure si volevano eliminare solo la giovane Sara e sua mamma? E’ la domanda che gli inquirenti continuano a farsi e è il motivo per cui di nomi, invece, ancora non se ne fanno.
Quello che è certo – pur ribadendo che non significa assolutamente puntare il dito verso qualcuno – è che Laura Di Vita, cugina presso cui attualmente vivono proprio Gianni e Alice, sarà ascoltata ancora. Per la quarta volta. Senza voler fare scatti in avanti e senza voler dare a questo significati impossibili da contestualizzare, l’unica spiegazione per l’ennesima convocazione è nell’evidente scenario ristretto dentro cui sono finite per muoversi le indagini. La pista – giusto per scomodare ancora il buon vecchio gergo – è familiare. Lo confermano anche Repubblica e le testate locali che stanno seguendo il caso da vicino e a stretto contatto con gli inquirenti stessi.
Gianni Di Vita, però, dalla sua sembra rifiutare, o comunque respingere, l’ipotesi su cui invece insiste la Procura. Avrebbe riferito di non sapere di dissidi familiari, eppure sembra che qualcuno che ce l’avesse pesantemente con Antonella sia spuntato dalle carte. Sarebbe emerso dal confronto, riga per riga, parola per parola, dei verbali relativi alle varie testimonianze già raccolte nelle scorse settimane. E, non è da escludere, anche dalle primissime analisi delle copie forensi dei dispositivi informatici sequestrati o messi a disposizione delle autorità. Insomma: il movente, come già titola qualcuno, è stato individuato e adesso si tratta solo di capire chi ha agito, chi ha collaborato, chi sapesse tutto e chi no.