“La ringrazio, ma prima voglio parlare con Gianni”. Gianfranco Fini si riferisce a Gianni Alemanno, che dal capodanno del 2024 è in cella a Rebibbia come un qualsiasi criminale di strada. Gianfranco Fini alla nostra telefona oppone il cordiale no comment che, però, vale più di mille parole e contiene fin troppi ricordi. Siamo nell’aprile del 2010 e Gianni Alemanno è sindaco di Roma ormai da due anni in quota PdL, quella coalizione che prende vita nel 1994 tra Forza Italia e Alleanza Nazionale. Alleanza Nazionale, ovvero quell’Msi che Gianfranco Fini traghettò nell’arco parlamentare trasformandolo da cima a fondo. Tra i dirigenti più radicali di An, infatti ci sono Gianni Alemanno e Francesco Storace, due colonne portanti del partito che, ad un certo punto, però, a Fini si rivoltano contro. Quando nell’aprile del 2010 prende le parti di Berlusconi al “che fai mi cacci” di Fini, dicevamo, Alemanno è da due anni sindaco di Roma ed è già stato due volte ministro per le politiche agricole nei governi B secondo e terzo. Poi il lungo processo per Mafia Capitale e la condanna per traffico di influenze a poco più di un anno. Convertita, poi, in pena alternativa con affidamento ai servizi sociali, lavori socialmente utili e obblighi di orario e comportamento. Obblighi che Alemanno ha violato per partecipare ai convegni di “Indipendenza” – ossigeno per un militante come lui – a cui per altro prese parte anche Roberto Vannacci ad Orvieto. La magistratura ha ritenuto queste violazioni sufficienti per sbatterlo in carcere la notte di San Silvestro di 18 mesi fa. Una scelta molto dura (a norma di legge, seppur discutibile) contro la quale Giorgia Meloni e i sostenitori del “Sì” al referendum si sarebbero dovuti battere molto di più – invece di esprimersi debolmente sull’argomento – se avessero voluto preservare davvero il consenso esercitato su quella parte politica che ora rischia di finire pericolosamente sotto l’egida – anzi, lo scudo – di Roberto Vannacci, che all’uscita dal carcere di Rebibbia di Gianni Alemanno, che si terrà domani, lo aspetterà a braccia aperte.
Un “regalo” a Futuro Nazionale da parte della magistratura? “Il carcere intanto se l’è fatto Alemanno mica Vannacci. Parlare di regalo mi pare eccessivo, no?” ci ha risposto al telefono Francesco Storace che sulla sciagurata scelta dei giudici romani di sbattere in cella l’amico Gianni Alemanno, ha continuato a scrivere sui giornali per mesi e mesi. Non è rimasto in silenzio, Storace e non ha mai cambiato idea. Cambierà, forse a livello politico un po’ tutto, però, da domani. C’è tutta una parte politica che si sente delusa dall’attuale governo, che non ha detto grandi parole su Alemanno incarcerato, a differenza di Storace. “Guardi, le sensibilità possono essere diverse. Io sostengo il governo e sono stato vicino ad Alemanno”. Che l’area politica degli ex Alleanza Nazionale oggi si voglia rivolgere proprio a Vannacci è uno scenario concreto? Oppure la scelta del generale di presentarsi di fronte al carcere di Rebibbia con le braccia aperte verso Alemanno potrebbe non piacere ai più intransigenti? “Lei vuole fare il titolo di me contro Vannacci. Diciamo che io e lei facciamo lo stesso mestiere… e che ognuno fa le sue scelte. Io non condivido la posizione di Vannacci, che vuole andare da solo contro il centrodestra. Lo testimonia anche il voto di fiducia di ieri. Poi, io non sono un soggetto politico, ognuno ha le sue idee”.
Ma secondo lei c’è una possibilità che l’area politica di Alleanza Nazionale finisca in qualche modo, tra le braccia di Futuro Nazionale? “No, io questo non lo credo. Anche perché si dice che FN prenda voti dai Cinque Stelle. Poi, che facciano quello che vogliono”. Quando qualche tempo fa, all’esordio romano di Futuro Nazionale, all’ombra del Colosse Quadrato nel Palazzo dell’Eur, domandammo all’onorevole Vannacci se esistesse, o meno, un attore politico più a destra di Futuro Nazionale, la risposta fu una sorta di divagazione sui punti cardinali che in sostanza ha voluto respingere l’etichetta di estrema destra, pur non ammettendo che alla sua destra esistessero competitors. Esistono, dunque, differenze sostanziali tra i valori rivendicati da Futuro Nazionale e quelli un tempo di Alleanza Nazionale, oggi degli esuli sparsi nell’intero arco parlamentare? “Alleanza Nazionale non c’è più, quindi è inutile che lei torni sull’argomento. Io sono un cittadino che vuole che questo governo vada avanti, non voglio la sinistra al potere. Ognuno può fare quello che vuole. Ognuno ha fatto la sua storia. Io ad esempio faccio un mestiere bellissimo, quello del giornalismo e non faccio più politica attiva. Sono solo un elettore”.