Sono giorni particolarmente tesi tra la presidenza del Consiglio e il miglior alleato d’Oltreoceano e alla Casa Bianca i malumori nei confronti dell’Italia sono molto più profondi di quanto non si voglia credere. Per questo è interessante leggere quanto scritto dal principale referente di Elon Musk in Italia, Andrea Stroppa, su X, il social network del patron di SpaceX, da meno di una settimana il primo trilionario nella storia. Ad ogni modo, è di qualche giorno fa il suo post, passato in sordina. Stroppa, essenzialmente, tira le orecchie a Giorgia Meloni.
“Ricordo bene come è nato il rapporto tra il Presidente Meloni e il Presidente Trump, e anche grazie a chi”
Chi? Ai lettori non è dato sapere. Chi sa ben intende, evidentemente. Allora Stroppa parte con un elenco puntato, si inizia dalle “Spese Nato: dovevamo acquistare armamenti come concordato tra alleati”. Segue elenco di cosa non è andato bene (not good Georgia). “Invece abbiamo iniziato a fare i soliti italiani, che negli investimenti in armi ci mettono dentro di tutto, dal ponte sullo Stretto all’acquisto di auto elettriche mandando in giro Crosetto a fare la figura dell’idiota o, peggio ancora, boicottando gli investimenti in difesa per alimentare screzi interni alla coalizione”.
Definire idiota il ministro della Difesa italiano non è certo cosa da poco, ma in questi giorni gli insulti volano e parecchio in alto, oltre ad essere sintomatico della gravità della situazione. Stroppa si riferisce a quando nel luglio dell’anno scorso, quando i Paesi Nato, Italia inclusa, si impegnarono a portare la spesa militare al 3,5% del Pil con un 1,5% di spese collegate alla sicurezza e alla resilienza. In questa percentuale il governo Meloni cercò di ricondurvi spese infrastrutturali relative anche al Ponte di Messina. Qui Guido Crosetto, che Stroppa definisce uno “mandato in giro a fare l’idiota”, disse per gettare acqua sul fuoco che non sarebbe stata l’Italia, in ultima istanza, a decidere cosa conteggiare nella spesa in questione perché sarebbe stata “la Nato a decidere” se il ponte potesse essere considerato un’infrastruttura strategica. Stroppa evidentemente ipotizza che Crosetto sia stato costretto a difendere dall’esterno una linea dettata soprattutto da esigenze di politica interna. “Boicottando gli investimenti in difesa per alimentare screzi interni alla coalizione”, invece si riferisce alle tensioni tra la Lega di Matteo Salvini e l’area più atlantista interna al governo.
Poi si passa a Hormuz: “gli americani non capiscono le singole istituzioni, e non sono neanche tenuti a capire, come funziona il Parlamento che autorizza l’utilizzo delle basi, o il Quirinale che velina su tutto e condiziona le scelte. In quei casi si parla chiaro e si alza il telefono. Il problema è che, dopo Giorgia Meloni, nel governo c’è il vuoto. Chi chiama, se non lei? Chi ha lo standing per parlare a nome di Palazzo Chigi? Nessuno, ecco”. Insomma, il rapporto tra Stati Uniti e Italia sarebbe sempre stato, dall’era Donald in poi, appeso ad un filo. Anzi, ad una persona soltanto. Giorgia Meloni. E ora quel filo si è spezzato.
“Investimenti: all’inizio di questa relazione Trump-Meloni avevo detto, privatamente e pubblicamente, che bisognava sfruttarla per le nostre aziende — grandi, medie e piccole — facendo accordi strategici. Volete che compriamo da voi o che vi sosteniamo su alcuni dossier? Bene, in cambio vogliamo investimenti, posti di lavoro, opportunità economiche. Ma chi poteva occuparsi di questo dossier? Urso, che parla a malapena l’italiano e che è considerato dal 99% degli industriali italiani una sciagura pari ad un maremoto?”. E’ tra l’altro notizia di stamattina, resa dall’immancabile Stefano Iannacone sul Domani, sul fatto che Palazzo Chigi abbia deciso di acquistare nuovi corsi individuali di lingue straniere destinati ai propri dirigenti apicali: 340 ore complessive di lezioni individuali e frontali, affidate a una società specializzata, per una spesa di 11.543 euro. Insomma, “stiamoruvinati”, direbbe qualcuno. Perché l’ultimo problema di cui parla Stroppa è quello della sicurezza, tema di cui Stroppa è grande caldeggiatore, più vannaccianamente che melonianamente. Ultimamente Stroppa sui suoi social riposta con grande frequenza i video che circolano su Welcome To Favelas di risse scippi e accoltellamenti da parte di stranieri immigrati. Questo ultimo messaggio riecheggia di quei rumours e indiscrezioni che circolano ultimamente tra i ben informati, ovvero che nella Casa Bianca, seppur con una certa cautela, data la fiducia che gli americani ripongono nei democristiani per la gestione degli affari – quelli veri -, si stia iniziando a guardare con interesse alla potenziale utilità di Roberto Vannacci come testa di ponte per spezzare le reni all’Unione Europea, vero antagonista economico degli Stati Uniti.
“Sicurezza: gli americani di destra hanno visto in Meloni, attraverso molti dei suoi discorsi, una leader forte e risoluta. All’inizio ha funzionato, ma poi i numeri e la realtà hanno dimostrato che su immigrazione illegale e criminalità siamo messi male, molto male. E non bastano i post di Piantedosi che ci avvisa di aver espulso dieci persone o arrestato tre pusher: sono cagate. Questo, e molto altro, è il motivo per cui al governo dovrebbero riflettere. Poco importa, ora come ora, quello che è accaduto. I rapporti Italia Stati Uniti si riprenderanno. Il problema è cosa vuole fare Giorgia Meloni per il paese che le ha dato i voti per governare. Le strade rimaste sono poche e abbastanza obbligate: lasciare il prossimo giro a un altro schieramento politico, oppure usare quest’anno per iniziare a cambiare la squadra. O prepararsi al 2027 tenendo presente che una parte dell’elettorato adesso vuole la linea dura, e che il voto finirà a Vannacci”.