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19 giugno 2026

Giorgia Meloni risponde a Trump (che ha appena perso una guerra), ma avete capito chi sono i “nemici dell'Occidente” di cui parla nel video? Putin e Iran. Voce rotta, frecciatina e un segnale per l'Europa

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

19 giugno 2026

Avete ascoltato attentamente la replica di Giorgia Meloni alle ultime dichiarazioni del tycoon? Il passaggio più curioso è questo: “Dispiace che (Trump ndr) non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente”. I riferimenti impliciti sembrano chiari: l'Iran, la Russia di Vladimir Putin e pure la Cina di Xi Jinping. In Europa sono ormai tutti stanchi del comportamento di Trump e dei continui azzardi degli Usa in politica estera

Foto: Ansa

Giorgia Meloni risponde a Trump (che ha appena perso una guerra), ma avete capito chi sono i “nemici dell'Occidente” di cui parla nel video? Putin e Iran. Voce rotta, frecciatina e un segnale per l'Europa

“Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle. Mi ha implorato di fare una foto con lei. La voleva così tanto... Avrei anche potuto non farla, ma alla fine mi ha fatto pena”. Tutto inizia così. Con il corrispondente da Washington di La7, Daniele Compatangelo, che telefona a Donald Trump per chiedergli alcune battute sui temi più caldi affrontati nel corso del G7 da poco terminato. E con il tycoon che inizia a parlare di Giorgia Meloni e della famigerata storia della foto. Una storia che ha scatenato a Palazzo Chigi un terremoto diplomatico senza precedenti, con tanto di replica piccata di Meloni e una telefonata di solidarietà del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla diretta interessata. La risposta della premier italiana ha subito fatto il giro del web e delle agenzie di stampa; ha parlato di dichiarazioni inventate, ha detto di essere allibita e di non sapersi dare una spiegazione del comportamento di Trump con gli alleati. Inizia quindi la parte interessante che merita la citazione precisa: “Non è la prima volta che accade. Dispiace che Trump non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con leadership con le quali invece si dimostra accondiscendente”. Infine la chiusura molto scenica e d'impatto, con la voce rotta e lo sguardo fisso nell'obiettivo: “Una cosa se la deve ricordare: io e l'Italia non imploriamo mai”. Sipario su una giornata di ordinaria follia come non se ne vedevano da anni.

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Questo è quello che ha detto Meloni. Cos'è, invece, ciò che non ha detto ma che ha lasciato intendere tra le righe di una replica al vetriolo? La leader di Fratelli d'Italia ha sostanzialmente fatto presente una caratteristica di Trump che molti hanno fatto finta di ignorare: l'inquilino della Casa Bianca appare più propenso a dialogare con Paesi, governi e presidenti rivali degli Stati Uniti che non con gli alleati degli Usa. “Nemici dell'Occidente” è una perifrasi elegante che include la Cina di Xi Jinping, la Russia di Vladimir Putin e l'Iran degli ayatollah. Washington ha appena siglato un accordo controverso con Teheran. Un'intesa fragilissima che ha lasciato perplessi gran parte dei governi europei dopo settimane di intense ostilità americane riversate contro la Repubblica Islamica, che hanno tra l'altro provocato uno shock energetico globale e importanti rincari anche in Unione europea. Che dire della Cina? Un mese fa Trump è volato a Pechino e ha definito Xi come “un grande leader” con il quale farà “grandi cose insieme”. E della Russia? The Donald ha più volte attaccato l'Ucraina e cercato in tutti i modi di dialogare – forse fin troppo – con il Cremlino a discapito di Bruxelles.

Giorgia Meloni e Donald Trump
Avete ascoltato attentamente la replica di Giorgia Meloni alle ultime dichiarazioni del tycoon? Ansa

Nella replica di Meloni, dunque, non c'è soltanto una semplice difesa personale. Si nota quasi la frustrazione di chi, nell'arco di pochi mesi, si è ritrovato a far parte della stessa cerchia di Keir Starmer e Pedro Sanchez, ossia quella dei bersagli da colpire senza pietà. E pensare che soltanto un paio di anni fa tra Meloni e Trump c'era un feeling politico eccellente, un vero e proprio idllio che ha consentito alla premier di evitare situazioni imbarazzanti. La situazione si è poi gradualmente deteriorata a causa di varie ragioni più o meno collaterali: gli attriti tra la Casa Bianca e l'Ue, e poi tra il tycoon e la Nato, il botta e risposta del presidente statunitense con Papa Leone, l'atteggiamento mostrato nel dossier Gaza, in quello sulla guerra in Ucraina, nei rapporti con la Russia e con la Cina. Infine la goccia che ha fatto traboccare il vaso: l'improvvisa inversione a U di Trump sull'Iran culminata nella firma di un accordo, il tutto senza minimamente interpellare le cancellerie europee o quanto meno coordinarsi con loro sul da farsi. Meloni, che dal canto suo pensava quanto meno di avere un legame privilegiato con The Donald, si è così risvegliata nella cerchia dei “cattivi”.

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