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19 giugno 2026

Il Mondiale degli stron*i e degli sbronzi. Cronache di ubriaconi ancestrali, dalla Scozia alla Germania

  • di Gianni Miraglia Gianni Miraglia

19 giugno 2026

Evadiamo la banale istanza "sono inglesi, bevono, è cultura hooligan": infatti il profilo del tifoso inglese è cambiato, monitorato, gentrificato. Gli viene perfino vietato di cantare: la Football Association, dopo Euro 2020, ha messo nel mirino "Ten German Bombers", il coretto sulla RAF che abbatte la Luftwaffe una bomba alla volta, bollandolo come discriminatorio e minacciando squalifiche agli stadi. Viene dunque proibito loro di evocare la guerra in musica, ma nessuno gli vieta di bere come se la guerra dovessero ancora vincerla con il fegato
Il Mondiale degli stron*i e degli sbronzi. Cronache di ubriaconi ancestrali, dalla Scozia alla Germania

Dall’emergenza climatica alla crisi alcolica a Boston. Notizia che s’è conquista la sua viralità e che meriterebbe un trattato di antropologia comparata.
L’invasione della Tartan Army, prima, con decine di migliaia di tifosi scozzesi che svuotano i pub della città per poi unirsi in cori, feste e natiche esposte dai kilt. Mentre gli acerrimi rivali inglesi, che li hanno eguagliati in quel di Dallas, tra pochi giorni invaderanno Boston, per la partita al Gillette Stadium.
Ma perché proprio la birra unisce trasversalmente questo fronte di tribù nordiche così differenti?
Per i popoli germanici e scandinavi pre-cristiani era tutt’altro che un vizio. Considerate la birra come erede di un dispositivo sociale e rituale. L'idromele, il miele fermentato, e intrugli a base di orzo erano le bevande della sala comune, del giuramento, del legame tra capo e seguito: vincolo che in inglese antico sopravvive ancora nella parola stessa "lord", da hlaford, "guardiano del pane", e nel rituale del simbel, il banchetto cerimoniale in cui si beveva in cerchio, si giuravano voti, si raccontavano le gesta degli antenati. Bere insieme non era intrattenimento: era la liturgia laica che teneva insieme la tribù prima che esistesse qualsiasi altra istituzione capace di farlo. Il berserker stesso, la figura del guerriero che entra in trance furiosa prima della battaglia, viene da alcuni studiosi collegato proprio a stati alterati indotti da fermentati o funghi al di là delle ipotesi più o meno verificabili, il punto antropologico resta: l'alterazione di coscienza collettiva come preparazione al conflitto, non come sua negazione.
Evadiamo inoltre la banale istanza "sono inglesi, bevono, è cultura hooligan”: infatti il profilo del tifoso inglese è cambiato, monitorato, gentrificato. Gli viene perfino vietato di cantare: la Football Association, dopo Euro 2020, ha messo nel mirino "Ten German Bombers", il coretto sulla RAF che abbatte la Luftwaffe una bomba alla volta, bollandolo come discriminatorio e minacciando squalifiche agli stadi. Viene dunque proibito loro di evocare la guerra in musica, ma nessuno gli vieta di bere come se la guerra dovessero ancora vincerla con il fegato.
E quindi le antiche tribù si stanno schierando: un po’ come in “American Gods”: ma in questo caso il fronte è Nord contro resto del mondo.
Se inglesi e scozzesi occupano il Nuovo Continente, sempre più incontinenti di pisciate al luppolo, i norvegesi in questi stessi Mondiali hanno inventato la "Viking Row": file di tifosi in gradinata, nei bar, nelle scale mobili che remano in sincrono come l'equipaggio di un drakkar, gesto poi replicato, niente meno, dai deputati del Parlamento di Oslo: flagrante gesto di guerra e conquista, purificato del sangue, ma molto interessante per cogliere il recondito di queste stirpi, ora evolute, liberali e pacifiche e tutt’altro che barbare del calcio.
In questi mondiali i Popoli del Nord, dalla stessa radice norrena, bevono in coro, cantano in coro, si spogliano in coro: tutti insieme, come nella remata mimata dei norvegesi, metafora perfetta della tribù che si muove come un solo organismo e quindi di una società coesa in cui l’intento comune è condiviso.
Basta spostare lo sguardo qualche settore più in là per vedere la stessa tensione tribale, tradotta in tutt’altra lingua, molto meno apollinea. I barra bravas argentini saltano, piangono, si abbracciano e si insultano nello stesso minuto, gestendo l’ansia collettiva con una sceneggiatura da telenovela. I magrebini hanno trasformato la curva in un atto di fede nazionalista e percussione perenne, bandiere ovunque e tamburelli che non si fermano nemmeno è l’avversario a fare goal.
E noi - che possiamo fare solo gli spettatori, visto che i nostri baldi giovanotti azzurri sono schierati a Formentera a fare reel - ci godiamo ciò che appare tra le righe di questo spettacolo imbandito di brand: con i time out per il mercato americano e Infantino, lo squalide, divora soldi col sorriso da CEO. E mentre i tre paesi ospitanti cercano interagire e contare gli incassi da questo nuovo indotto, dall’antico mondo che li invade, i tifosi del nord continuano a cantare e a contare i litri.
La palla è rotonda: e dunque che vinca il più ubriaco.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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