Da quando Roberto Vannacci è fuoriuscito dalla Lega ha monopolizzato le prime pagine dei giornali. Quanti voti prenderà? A chi li prenderà? Sorpasserà la Lega? Si alleerà con il centrodestra? Ora le elezioni avvicinano sempre di più, e il leitmotiv commentando i sondaggi è sempre uno: l'inesorabile avanzata del generale. La “sporca dozzina” continua a guadagnare posizioni settimana dopo settimana, ora ha sorpassato la Lega e veleggia sicura verso il 6% (5,9% secondo l'ultimo sondaggio YouTrend per Sky TG24 del 18 giugno 2026). Ma se tutti guardano il generale, dietro c'è un Tajani che gode.
Sì, perché per la sua stessa natura Forza Italia è l'unica forza del centrodestra sostanzialmente immune al generale. I flussi elettorali lo confermano: secondo le stime SWG, su ogni punto guadagnato da Futuro Nazionale, oltre il 45% arriva dalla Lega e quasi il 39% da Fratelli d'Italia, mentre l'impatto su Forza Italia è marginale. E mentre Vannacci rosicchia voti un po' alla Lega (molti) e un po' a Fratelli d'Italia (pochi) il partito di Tajani resta saldo con il suo 8% circa (8,2% per YouTrend, 8,5% per EMG, 9% per Ipsos nelle rilevazioni di maggio-giugno 2026). Anzi, secondo l'ultimo sondaggio YouTrend dopo Futuro Nazionale e Pd è il partito che cresce di più. Ma se prima era impegnato in un testa a testa con la Lega, ora Salvini si trova a leccarsi le ferite e fermare l'emorragia mentre Forza Italia troneggia salda come seconda forza del centrodestra.
E mentre Meloni e Salvini fanno la guerra di logoramento con Vannacci su chi sia la “vera destra”, Forza Italia si consolida nell'elettorato moderato, istituzionale, europeista. Tajani non deve combattere il Generale. Gli basta restare fermo, lasciare che Salvini e Meloni si dividano lo stesso elettorato sovranista, e raccogliere per esclusione il ruolo di unico punto di riferimento stabile per chi nel centrodestra non si riconosce in quella battaglia. Il tutto in un quadro di un partito che sta cercando già da un po' di riposizionarsi e di ritrovare forza e identità dopo la scomparsa di Berlusconi. Non più l'ombra del suo leader, non più l'azzurro sbiadito del forte blu di Fratelli d'Italia. Un partito più liberale, più riformista, più “di centro” ma non nel senso di ignavia e sciatto moderatismo. Lo dimostrano le battaglie come la riforma dell giustizia, quella per lo Ius Italiae, gli interventi di Marina Berlusconi (anche a Repubblica), la “Scossa liberale” di Occhiuto, il “Manifesto della Libertà” di Tajani, che diceva di puntare al 20% nel 2027, intercettando i delusi di un centrosinistra ormai solo sinistra e quei centristi che non hanno più un partito di riferimento.
L'obiettivo è ambizioso e, per ora, lontanissimo. Ma il dato è che, in un centrodestra spaccato, l'unico partito a cui giova l'avanzata Vannacciana è quello dei Berlusconi. Oggi è il partito più solido del centrodestra: stabile, secondo, immune al contagio sovranista, beneficiario silenzioso della guerra Salvini-Vannacci. E sotto le bombe degli ex alleati, mentre la destra identitaria si spacca in due, il centro moderato si rafforza, senza muovere un dito.