Lui, Edi Rama, continua a ripetere che l'Albania non è in vendita e di non star regalando il suo Paese all'oligarchia globale. La gente, o meglio il popolo albanese, ha idee diverse. Non a caso, nelle ultime tre settimane, decine di migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro il governo, reo di aver ceduto i diritti di sviluppo dell'isola di Sazan, e dell'area costiera protetta di Zvernec, a capitali stranieri. Gli acquirenti, un gruppo di investitori legati a Jared Kushner e Ivanka Trump, rispettivamente genero e figlia di Donald Trump, intendono realizzare un maxi progetto turistico (e di lusso) nelle due zone. L'intero dossier si è ormai trasformato in un caso internazionale. Ma che cosa sta succedendo davvero in Albania? Rama ha provato a spiegare la situazione a Vanity Fair. Nel corso di una lunga intervista al settimanale, il leader socialista ha parlato di Sazan, della famiglia Trump, della Rivoluzione dei Fenicotteri che sta mettendo sotto pressione il suo governo, dei giochi politici in campo e, forse il tema fondamentale, dell'ingresso di Tirana nell'Unione europea. Un attento debunking di tutto quello che ha dichiarato il premier albanese, e di ciò che non ha detto e ha solo lasciato intendere, offre uno scenario ancora più chiaro. Ecco i passaggi più interessanti.
“Se fosse vero che stiamo svendendo la nostra terra a oligarchi pronti a deturparla con ecomostri, sarei il primo a essere disgustato. Ma è vero? È una narrazione costruita su mezze verità che, passando di bocca in bocca, di post in post, sono diventate una gigantesca bugia”, ha spiegato Rama.
In questa affermazione notiamo tutta l'abilità del politico Rama. Tecnicamente, l'isola di Sazan non viene venduta definitivamente. Il modello discusso è una specie di concessione/diritto di sviluppo di lungo periodo su terreni pubblici, con status di investimento strategico. I manifestanti parlano di svendita in relazione a presunte agevolazioni fiscali concesse dal governo, a modifiche normative favorevoli al progetto, oltre che per l'utilizzo privato di aree considerate patrimonio collettivo. C'è poi il discorso legato agli ecomostri: altra semplificazione. Nessuno contesta l'estetica degli edifici ma il loro impatto, e quello del conseguente turismo, su zone ecologicamente sensibili. Detto altrimenti, anche un resort bellissimo può distruggere un habitat, e proprio su questo punto la Commissione europea ha chiesto verifiche ambientali più rigorose.
“La costa di Valona era di proprietà privata ed è stata venduta agli investitori. Vendita illegittia? L'ex proprietario era indagato per un'altra questione. Ora la transazione è sospesa finché non si accerta la legittima proprietà delle terre, che in Albania resta una questione delicata dalla caduta del regime e dalla riassegnazione dei titoli di proprietà. Chiarita l’appartenenza, verrà versata la somma a chi di dovere”, dice ancora Rama.
Chi sono gli investitori? La figura centrale è Jared Kushner. Il veicolo associato all'operazione è Affinity Partners, un veicolo creato da Kushner; gran parte dei suoi capitali proviene da fondi sovrani del Golfo, tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Sono stati fatti anche altri nomi: Richard Grenell come facilitatore dei contatti regionali, l'imprenditore albanese Shefqet Kastrati, gli imprenditori qatarioti Moutaz Al-Khayyat e Ramez Al-Khayyat in alcune strutture collegate al progetto. E ancora: il progetto viene spesso attribuito a società specifiche come Sazan Real Estate Development, guidata da Asher Abehsera, cofondatore con Kushner di iniziative immobiliari collegate.
“Abbiamo adeguato la nostra normativa agli standard europei che prevedono diversi livelli di protezione. Ci sono zone intoccabili, come il delta del fiume Vjosa, e zone su cui si può edificare, sempre rispettando i parametri dell'Ue”, ha proseguito il primo ministro albanese.
Partiamo da un punto: la Commissione europea non ha detto che qualunque resort a Sazan sarebbe automaticamente illegale. Ha semmai ricordato all'Albania che, essendo in negoziato per l'adesione, deve dimostrare di saper applicare le regole europee sulla conservazione della natura, svolgere una valutazione d'impatto ambientale completa e garantire che gli habitat non vengano deteriorati. Bruxelles ha inoltre criticato alcune modifiche alla legislazione albanese sulle aree protette e la continua proroga della legge sugli investimenti strategici, ritenendo che possano indebolire le garanzie ambientali. Una parte importante delle proteste riguarda il sistema costiero di Vjosa-Narta, che è considerato dagli organismi europei e internazionali una zona di altissimo valore ecologico: area di sosta per gli uccelli migratori, candidata a entrare nelle reti europee di conservazione e già oggetto di precedenti richiami da parte delle istituzioni europee per altri progetti infrastrutturali, come l'aeroporto di Valona. Quali sono le normative Ue da considerare? La più importante è la cosiddetta Direttiva Habitat: se un'area ospita habitat o specie di particolare valore ecologico, uno Stato deve evitare che questi vengano deteriorati. Troviamo poi la Direttiva Uccelli che protegge le aree essenziali per gli uccelli selvatici, soprattutto quelli migratori (ben presenti nelle zone messe di mira da Kushner). Arriviamo infine alla Direttiva Via, secondo la quale opere importanti, come aeroporti, porti turistici, grandi resort, infrastrutture costiere, devono essere sottoposte a uno studio dettagliato degli impatti ambientali.
Chi protesta, in sostanza, accusa il governo Rama di aver ignorato interi passaggi in nome del Dio denaro. Ma le manifestazioni oceaniche che hanno paralizzato Tirana nascondono anche un chiaro intento politico: quello di colpire il governo in carica. Basta leggere quanto dichiarato dal primo ministro albanese: “Credo che sia sbagliato usare l’Albania per condurre battaglie politiche altrui. Tra i manifestanti c’è sicuramente una componente sobillata dall’Iran. Non è un mistero che l’Albania sia sotto tiro. Teheran aveva già cercato di lanciare un cyberattacco contro i nostri sistemi di sicurezza […] ora ci riprovano costruendo una narrativa anti-Israele secondo cui questo progetto sarebbe un favore a Netanyahu”.
Nel 2022, in effetti, l'Albania ha rotto le relazioni diplomatiche con l'Iran dopo una serie di cyberattacchi attribuiti da Tirana. Nel momento in cui scriviamo, tuttavia, non sono stati ancora presentati elementi ufficiali che dimostrino un fantomatico coordinamento iraniano delle proteste. La sensazione è che il premier albanese voglia mettere in secondo piano le rivendicazioni dei manifestanti, prevalentemente ambientali e di politica interna. Altra sensazione: Rama potrebbe aver accelerato sui dossier turistici più delicati sperando di concludere i vari iter prima di un eventuale ingresso dell'Albania nell'Unione europea. Il risultato, per ora, è stato disastroso: i malumori per la questione ambientale sono degenerati in un malcontento generale contro l'establishment. E, si sà, un contesto del genere è perfetto per accogliere influenze esterne e agenti che non vedono l'ora di colpire Bruxelles e i suoi alleati. Presenti e futuri.