Già ce lo immaginiamo Donald Trump con la famiglia mentre beve una diet coke a bordo piscina nel resort sull’Isola di Sazan, in Albania. Un’immagine distopica a cui giustamente gli albanesi non vogliono assistere. Per questo sono da giorni riversati in strada a protestare contro il maxi progetto finalizzato alla trasformazione del patrimonio naturale albanese in un luogo di villeggiatura per ricchi. Sull’isola di Zverec, dovrebbe essere edificato un maxi-resort. Stesso destino per la disabitata di Sazan: altro mattone, per altro turismo. Dei lavori e del nome grosso che c’è dietro vi abbiamo parlato: Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, figlia del presidente degli Stati Uniti. Kushner è uomo d’affari e ambasciatore informale di The Donald, ponte tra gli investimenti in Albania e in Medio Oriente, l’uomo incaricato di tenere insieme interessi americani e israeliani. Il progetto turistico di Sazan-Zvernec, sulla costa albanese, è affidato a Kushner e al suo fondo di investimento Affinity Partners (lo stesso dell’altrettanto distopico progetto per la riviera di Gaza). La società operativa che gestisce l'iniziativa in Albania invece è Zvernec South Adriatic Development. Questa società ha ottenuto dal governo albanese (dopo solo otto mesi dalla costituzione) i permessi per sviluppare resort e strutture turistiche nelle aree interessate. La proprietà della società passa attraverso una rete di holding e veicoli societari registrati nei Paesi Bassi e amministrati da strutture fiduciarie. Indagini giornalistiche hanno districato i lacci delle varie holding off-shore fino alla Blue Industries Investment Holding Bv, di cui fanno parte cinque soci albanesi anonimi (l’anonimato è garantito poiché possiedono meno del 25% delle quote). Kushner svolge il ruolo di promotore e volto internazionale dell'operazione: Affinity Partners infatti raccoglie investimenti provenienti da Arabia Saudita, Qatar, Israele. Il piano in Albania prevede: un investimento di 4 miliardi, 1400 ettari solo a Sazan. Un mega progetto a cui si sono opposte 47 organizzazioni ambientaliste albanesi firmatarie di una lettera mandata al premier Edi Rama, il quale non sente ragioni e continua sicuro: il piano andrà avanti. L’obiettivo condiviso da tutti gli attori è evidente: rendere le coste albanesi un parco giochi per ricchi. E fare soldi.
Le agenzie hanno poi riportato i fratelli Moutaz e Ramez Al-Khayyat tra i partner del piano immobiliare. Si tratta di due uomini nati in Siria e naturalizzati qatarioti, gestori del Power International Holding, uno dei conglomerati privati più ricchi del Qatar, attivo nei settori delle costruzioni, dell’energia, delle telecomunicazioni e anche turismo e ospitalità, composto da 65mila dipendenti e presente in 19 Paesi. Attraverso la controllata Ucc Holding, Power International ha realizzato alcuni dei più grandi progetti infrastrutturali e immobiliari intorno a Doha, tra cui il Mall of Qatar, diversi complessi a Lusail City, il progetto residenziale Madinatna per l’ospitalità durante i Mondiali di calcio del 2022 e numerose opere edilizie, alberghiere e infrastrutturali collegate al programma di sviluppo del Qatar prima della manifestazione. Una superpotenza. I fratelli Al-Khayyat, però, nel 2020 sono stati accusati all’Alta Corte inglese da centinaia di siriani di aver finanziato il gruppo terroristico jihadista al-Nusra, la colonna di al-Qaeda in Siria. Il gruppo è stato accusato di numerosi crimini di guerra, tra cui esecuzioni sommarie, attentati contro civili, sequestri e violenza sistematica contro prigionieri. Secondo inchieste Onu e Ong internazionali, al-Nusra è stata coinvolta anche in attacchi indiscriminati in aree urbane. Ipotesi per il momento non verificate dal tribunale inglese: il procedimento è stato archiviato (non si tratta, quindi, di un’assoluzione) poiché l’accusa secondo la giudice Emma Kelly ha impiegato “un periodo di tempo inaccettabile” per portare ulteriori prove a carico degli al-Khayyat.
Ma tra le figure coinvolte nel maxi-affare turistico c’è un po’ di tutto. Il quotidiano Balkan Insight è andato a fondo e ha ricostruito lo scenario: chi sono le società coinvolte, chi erano i proprietari dei terreni prima dell’arrivo della cordata guidata da Kushner, il ruolo del governo albanese che ha concesso i permessi. E secondo quanto ricostruito grazie alla documentazione dell’Agenzia Albanese per lo Sviluppo Territoriale, tra i lotti compresi nel piano ci sarebbe anche una parte attribuita ad Artur Shehu, originario di Valona e ora cittadino statunitense. Shehu è ritenuto il boss della malavita albanese, nonché narcotrafficante, imprenditore, in passato finito nelle carte di indagini su Cosa Nostra e la Sacra Corona Unita. A lui portava una delle ipotesi vagliate dalla Dda di Roma per l’attentato subito da Sigfrido Ranucci il 16 ottobre scorso, quando una bomba era esplosa davanti a casa del conduttore di Report a Pomezia. Le ultime novità sull’indagine hanno permesso di individuare la provenienza dell’auto in cui era stato piazzato l’ordigno: la Campania. La Dda romana segue la pista della Camorra.
Il popolo albanese ha deciso da che parte stare: nelle strade e nelle piazze, opponendosi a Trump e alle imprese di Kushner. Principi che si traducono anche sugli spalti dell’Air Albania Stadium di Tirana. Lì la nazionale israeliana non era la benvenuta, nemmeno per un’amichevole. I tifosi di casa hanno fischiato l’inno degli ospiti e quando Gloukh ha segnato il gol vittoria ha fatto il segno per dire “state in silenzio” rivolgendosi al pubblico di casa, scatenando la reazione degli albanesi. Scatta la rissa. I toni più duri, però, come dimostrano le immagini circolate sui social, sono stati riservati a Manor Solomon, capitano di Israele, attaccante in prestito alla Fiorentina nell’ultima stagione, contestatissimo a Firenze per le sue uscite sul genocidio in Palestina: “L’esplosione dell’ospedale di Gaza è senza dubbio colpa del lancio fallito di un razzo da parte della Jihad islamica. Uccidono il loro stesso popolo e danno la colpa a Israele”, aveva dichiarato nel novembre 2023. A Tirana il trattamento è stato lo stesso: cori contro di lui, qualche oggetto che vola dalle tribune e cade sul prato di gioco. Sono giorni intensi, fatti di proteste e rivendicazioni. Le strade si riempiono mentre il terreno delle isole albanesi viene schiacciato per renderlo pronto ad accogliere tonnellate di mattoni. Ma la gente dice no: l’Albania non è in vendita.