Il Molise non esiste. Va bene. E allora perché nel 2025 risulta esssere la regione in cui il p**o gay è cresciuto del 18% in più rispetto all’anno precedente? Dato positivo, ma comunque un calo significativo rispetto al precedente incremento record del 94%, che siano fuggiti dalla regione con l’arrivo del centrodestra? Questa è solo una battuta, non vi arrabbiate. Stiamo parlando di dati che certamente non c’entrano nulla, ma questo non vuol dire! Quel che è certo, però, è che attualmente il Molise del forzista Francesco Roberti ha un pubblico di porno gay superiore per il 285% rispetto alle altre regioni con il fetish per la categoria Pov, ovvero quella del punto di vista in prima persona. Sorgono interessanti interrogativi d’ordine antropologico ai quali chissà se qualcuno in futuro, scoperti misteri della fisica quantistica, riuscirà a dare una risposta. Questi dati sono stati raccolti da Pornhub analytics in occasione del Gay Pride e quel che ne viene fuori è particolarmente interessante. Ad esempio, vi sareste mai aspettati che i virilissimi autonomisti teutonici della Valle d’Aosta – guidata da Renzo Testolin – al 224% rispetto alle altre categorie, amino particolarmente quella degli uomini tatuati? Ad ogni modo si tratta di una regione in cui il pubblico gay si è contratto del 10%, come pure in Piemonte – governato dal forzista Alberto Cirio - dove si nota un -6% correlato, però, con una predilezione all’86% per il vintage. Il ché è molto Sabaudo.
Stesso calo per il Friuli Venezia Giulia del leghista Massimo Fedriga, dove chi guarda porno omosessuale predilige la categoria dei giapponesi. Che abbia in qualche modo a che fare con l’antico asse Roma-Tokyo e l’irredentismo residuo in quel di Trieste? Anche qui temiamo di non potervi dare una risposta certa. Nel Trentino Alto Adige del separatista Arno Komatscher dell’Svp, il calo del pubblico gay è addirittura del 16%, che però conserva il fetish per l’uncut al 113%. Il pubblico del porno gay più amante dei piedi, invece è quello pugliese (+94%), pur sempre in declino del 7% nonostante un’amministrazione di Centrosinistra come quella di Antonio Decaro (Pd) decisamente più Lgbtq+ friendly. Meno 20%, addirittura, nella Basilicata di Vito Bardi (Forza Italia). Qui va per la maggiore la categoria “college” (178%), mentre nella Campania del campo largo targato Roberto Fico -6% di pubblico ma +121% di fetish per la realtà virtuale. Forse una conseguenza psicologica del reddito di cittadinanza, ma chi può dirlo. Anche Nell’Abruzzo hardcore della famiglia nel bosco, di D’Annunzio, degli zingari e di Marco Marsilio di Fratelli d’Italia -7% di onanisti (o onaniste) omosessuali con il gusto per i “chubby”, ovvero i corpi cicciottelli. I marchigiani del fratello d’Italia Francesco Acquaroli ancora più “virtuosi” nella loro veteroitalica e virilissima contrazione di pippaioli amanti del porno gay. Meno 12% e addirittura con velleità caporalesche. La categoria preferita infatti è quella dei “militari”. E no, non c’entra niente con la cartella “militari” sul computer di Alberto Stasi. Le ultime tre regioni in cui il pubblico gay si è ridotto sono: la destrorsa Liguria di Marco Bucci (-6%) – chissà che non c’entri l’elezione di una nuova bellissima sindaca nel capoluogo – dove il fetish è quello per il “cumsho”; la sinistroide Toscana (-2%) di Eugenio Giani (Pd) dove il fetish è per i palestrati “hunks”; infine la Trinacria di Renato Schifani (Forza Italia) con un -4% e il guilty pleasure per i “daddy”.
Una regione dove invece insospettabilmente si nota una crescita del pubblico gay al +7% è la Calabria del forzista Roberto Occhiuto, ove la categoria preferita (+72%) è quella dei cosiddetti “niri”, in inglese “black”. Più 13% di taglialegna omoerotici nella Sardegna della Cinquestelle di Alessandra Todde, dove a quanto pare la categoria più ricercata è quella dei “latino”, forse a causa di quell’antico legame tra la Catalogna e Alghero. Nella Lombardia del leghista Fontana abbiamo un bel +9% di maialoni amanti del “gaming” (+25%). Sarà l’ossessione per l’andamento dei titoli Nvidia che distorce indirettamente anche questo mercato, mentre in Veneto il suo nuovo governatore Stefani deve confrontarsi con la pesante eredità plebiscitaria lasciata ai posteri dall’amatissimo Luca Zaia, dove infatti il pubblico gay è cresciuto del +3% con una predilezione per il “solo male” (+47%). Ovvero, solo uomini. Dato coerente e al tempo stesso con con l’interessante +2% dell’Emilia Romagna rossa di Michele De Pascale (Pd) dove a quanto pare vanno significativamente di moda (+40%) i video dei cosiddetti “handjob”. In Umbria, invece, con Stefania Proietti (indipendente di centro sinistra), un +6% con la forte passione per i “reality” (+140%). Nel genius loci latino del Lazio di Francesco Rocca anche aumenta il pubblico omoerotico del 6% dove piacciono particolarmente (+73%) i video di gruppo. La logica del clan è chiaramente estesa ad ogni categoria sociale, in questa regione. Qui si conclude questo fantastico viaggio nell’Italia “profonda” che si prepara ad affrontare nelle sue diverse sfumature il Gay Pride. Tutte sfumature da tenere a mente che serviranno necessariamente ad avere un’idea più chiara del “futuro nazionale” che ci attende.