L’intenso scambio di missili balistici che ha avuto luogo tra Stati Uniti e Israele con l’Iran ora si allarga pericolosamente e c’è il rischio concreto che pure l’Italia venga risucchiata in questo vortice infernale, complici alcune pesanti indiscrezioni che ci vengono riferite a proposito di Sigonella. Dopo l’offensiva israelo-americana nei confronti dell’impianto di arricchimento dell’uranio a Natanz (l’Organizzazione per l’energia atomica iraniana smentisce che sia andato a buon fine) Teheran, come scrive Repubblica, conferma di aver lanciato due missili balistici (a loro volta non arrivati a destinazione secondo fonti Usa) contro la base aerea britannica, utilizzata in concessione dalle forze aeree statunitensi, sull’isola di Diego Garcia, nell’arcipelago delle Chagos, distante al minimo dalla costa del paese nemico 3810 chilometri. Un precedente che evidentemente ha fatto saltare sulla sedia un po’ tutti anche in via Venti Settembre a Roma, dato che la base Nato di Sigonella è ad appena 3100-3200 chilometri distante dall’Iran. Questo dato si aggiunge ad alcune voci che ci hanno raggiunto nella mattina di ieri e che risultano in contrasto con quanto è stato scritto a proposito dell’allarme diramato nella nota base militare siciliana. Secondo quanto ci è stato riferito, a Sigonella vi sarebbbe stata un’allerta droni molto seria. Il personale avrebbe ricevuto l’ordine di non uscire all’aperto mentre scattavano le procedure di sicurezza.
L’ingresso all’aeroporto è stato temporaneamente sbarrato e le attività sono rimaste sospese per il tempo necessario alle verifiche. Almeno questo è quanto si legge sui giornali locali, ove si riporta che l’allerta sia stata dovuta al sospetto dei militari verso un’autovettura contente esplosivo nel parcheggio della struttura. Il Comando del 41° Stormo, l’Aviazione Antisommergibile di Sigonella e la Naval Air Station americana hanno dichiarato che l’area d’accesso alla base è stata chiusa “a scopo precauzionale durante un controllo di sicurezza di routine”. Secondo quanto ci è stato riferito, però, le cose sarebbero andate diversamente. Vi sarebbe stato, piuttosto, un vero e proprio allarme droni aventi come probabile obiettivo proprio la base di Sigonella. Sarebbe poi sopraggiunta un’ulteriore comunicazione per spiegare che non si trattava affatto di un’esercitazione, ma che il rischio era alto e concreto, tant’è che vi sarebbe stato in conseguenza un momento di fortissima preoccupazione. A queste pesanti indiscrezioni si aggiunge la notizia di stamattina su Repubblica al titolo “La Battaglia del Golfo è iniziata: in volo un drone da Sigonella”.
Gianluca Di Feo, infatti, scrive dell’MQ4 Triton dell’Us Navy, il drone spia da ricognizione che proprio ieri è partito dalla base siciliana per sorvegliare tutte le posizioni dei pasdaran nell’area dell’isola di Kharg, il nuovo obiettivo strategico per il Pentagono nel Golfo Persico, dove caccia, bombardieri che decollano a ripetizione dall’Inghilterra e anche elicotteri Apache sono impegnati in una battaglia ad alta intensità con le forze iraniane, senza esclusioni di colpi. Ogni Triton costa circa 150 milioni di dollari e grazie al suo occhio elettronico consegna immediatamente una mappa dettagliata dei bersagli da colpire. Questi droni, proprio per la loro natura, possono partire dalla base di Sigonella senza la necessità dell’autorizzazione del governo in quanto non sono azioni di combattimento, anche se il contributo d’intelligence che forniscono all’offensiva americana è molto importante.