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Avete visto bene i video dell’operazione in Venezuela? Nessuna resistenza al fuoco americano né morti ripresi: ma non vi sembra strano rapire un presidente così facilmente?

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

7 gennaio 2026

Avete visto bene i video dell’operazione in Venezuela? Nessuna resistenza al fuoco americano né morti ripresi: ma non vi sembra strano rapire un presidente così facilmente?
In Venezuela c’è qualcosa che non torna. Nessuna immagine dei 32 morti del raid USA, nessuna reazione armata a Caracas, accuse a Maduro già evaporate. Aldo Giannuli e Andrea Muratore parlano di un’operazione opaca, più negoziata che militare

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

In Venezuela c’è qualcosa che non torna. Qui in Italia c’è chi tifa pro o contro, come al solito, ma questo attacco al Venezuela è particolare per svariati motivi che lo rendono molto misteriosi. Lo fanno notare Aldo Giannuli in un dialogo con l’analista Andrea Muratore sul suo canale youtube, punto di riferimento per addetti ai lavori su questioni di geopolitica e di intelligence. Dei 32 morti causati dal raid americano a Caracas non c’è nemmeno una fotografia, un video. Niente di niente. Dalle fonti aperte, tra l’altro, non trapela nemmeno una testimonianza di una qualche timida o valorosa mitragliatrice che abbia aperto il fuoco sugli elicotteri militari che a bassa quota hanno sorvolato indisturbati la città di Caracas fino a palazzo Miraflores per esfiltrare il presidente Maduro. Scenario che, in qualsiasi altro paese in resistenza ad un’aggressione di questo tipo, avrebbe perlomeno risposto al fuoco, pur capitolando. Maduro, tra l’altro, oggi è detenuto in uno dei carceri più organizzati di tutti gli Stati Uniti, ed il suo primo capo d’accusa è decaduto, evaporato nel giro di veramente poco tempo. Da pericolosissimo capo del "cartello dei soli" ora è nient’altro più che un guru della “cultura del narcotraffico”. Non certo per dire che Maduro sia una figura presentabile, né tanto meno un paladino della democrazia, ma questa è cosa nota e arcinota a tutti. Persino Gratteri di recente ha sottolineato come il Venezuela sia l’ultimo per importanza, tra i paesi sudamericani, nella catena di produzione della cocaina.

Aldo Giannuli, infatti, a proposito profetizza una sua scarcerazione per grazia presidenziale tra circa sei mesi dopo una condanna per capi minori a tre anni di reclusione. Uno di questi capi minori è il porto abusivo di armi che può apparire buffo, ma ha perfettamente senso se i capi più importanti, come quello del narcotraffico, appunto, sono già decaduti. Il fatto poi, che dal Venezuela sia stato esfiltrato solamente Maduro con la moglie, ma i figli no, dà l’idea di una trattativa di fondo tra i due governi, per quanto Maduro possa essere stato recalcitrante nell’accettare la sua personale. In tre mesi di build up militare americano nelle acque territoriali venezuelane, con tanto di portaerei e bombardamenti a pericolosissimi narcotrafficanti-pescatori, a volte disarmati, però, non si è giunti ad un colpo di stato vero e proprio. Come insegna la Technique du coup d’État di Curzio Malaparte, quello che dice Trump appare abbastanza surreale “governeremo il Venezuela fino ad una transizione democratica”. Prendere il direttorato di uno stato non significa controllare lo stato, che nel caso venezuelano è ancora in mano a tutto l’establishment filo Maduro. Che tutto questo blocco sia riuscito a tramare alle spalle del suo leader senza fratture al suo interno e sia passato senza particolari problemi dalla parte degli Stati Uniti? E’ tutto abbastanza strano. Testimonianze dirette di persone sul posto raccontano e confermano quanto ipotizzato da Giannuli e Muratore, ovvero che a Caracas si respira un clima di sospensione. Non ci sono manifestazioni particolari in sostegno a Maduro, né tanto meno i tipici arresti di massa che seguono ai falliti colpi di stato.

Forze Armate venezuelane schierate dopo l'attacco americano Ansa
Forze armate venezuelane schierate dopo l'attacco Foto Ansa

Delcy Rodrìguez, la vice dell’ormai ex presidente (che però continua a rivendicare la legittimità della sua carica) parrebbe essere l’interlocutore scelto da Donald Trump per “governare” il paese, anche se la trattativa che prosegue sottotraccia è tutt’altro che estinta. Maria Corina Machado, per altro, non parrebbe essere rassegnata a perdersi l’occasione di cavalcare l’operazione militare americana e si è addirittura detta pronta a cedere a Trump il premio Nobel da lui tanto vituperato e mai ottenuto. Sarà per questo che ha deciso di fare tutto il contrario di quel che aveva promesso durante la campagna elettorale? Ricordate la pace nel mondo e tutte quelle belle cose? Per inaugurare il 2026 ci ha regalato un’altra misteriosissima operazione militare, dopo quella in Iran e ora promette che i prossimi saranno la Colombia, la Groenlandia e l’Iran, appunto. Nel frattempo le navi da guerra americane rimangono schierate di fronte al Venezuela, come anche tutto il resto dell’assetto militare con tanto di soldati che da mesi se ne stanno pronti ad eventuali ed ulteriori manovre. Per quanto tempo sia a livello tecnico, logistico, gestionale e politico è sostenibile una simile situazione? L’Eni, ad esempio, è in credito con il Venezuela di 3 miliardi di dollari per i servigi offerti nell’estrazione del petrolio pesante di cui è ricco il Venezuela. C’è tutto un vuoto normativo che persiste e dovrà essere colmato anche dalla politica nel giro di poco.

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